L'argomento Laboratorio Genealogia Scritti Banca dati Immagini storiche Interventi

La vita, un tempo, a Borgotaro

Tagliatelle alla...tedesca

I cinque partigiani scendevano allegri il pendio. La sera precedente il vecchio Molinari, che solitamente portava notizie dal Borgo, aveva affermato che giù in paese c'era calma e, a parte, rivolto al figlio Nello aveva detto: - Domani la mamma vuol preparare le tagliatelle di castagnaccio, vi aspettiamo. Puoi portare anche qualcun altro.

Così i cinque partigiani, armi in mano, stavano scendendo verso il Borgo.

In testa camminava Nello, lo seguivano i fratelli Zulù, Arabo, Gino e il cognato Veloce. Un'ora di cammino a piedi distava il paese, ma a vent'anni i passi sono svelti e la strada scema con rapidità.

Già si scorgeva la Madonnina e l'Ospedale e...dopo un poggio: ecco Borgotaro. Era sempre uno spettacolo vederlo dall'alto, ma Nello non lasciò agli altri il tempo di soffermarsi e da uomo pratico qual era disse: - E' bene che ci dividiamo, arriveremo a casa uno alla volta. Per primo entrerà Zulù, quindi Arabo, Gino e in fine Veloce: io seguirò per ultimo.

Zulù s'avviò subito distanziando gli altri. Scese per via Ronchi, attraversò Piazza Farnese e infilò Via Corridoni. Nella strada non c'era anima viva e in poco tempo fu all'altezza del portone n.60.

Entrò, salì velocemente i due gradini e aprì la porta di casa Molinari. La mano di Zulù rimase bloccata sulla maniglia. Tutto poteva aspettarsi meno che  vedersi davanti due tedeschi seduti al tavolo.

La situazione era, a dir poco, imbarazzante. Zulù aveva il vantaggio di possedere un'arma, i tedeschi le avevano deposte a qualche metro di distanza.

Ruppe il silenzio l'involontario responsabile di ciò che stava accadendo: Bergamo. Era costui parente della famiglia Molinari, un tipo strano, orfano in giovane età, allevato dai Molinari. Aveva, in seguito, girato alcuni paesi europei; conosceva diverse lingue, compreso il tedesco, e aveva per questo familiarizzato, durante quel periodo, con i tedeschi che presidiavano la stazione ferroviaria di Borgotaro. Proprio quella sera, dopo aver incontrato i due militari, aveva loro detto: - Facciamo un salto da mia zia a mangiare qualcosa, poi usciamo.

Ora, seduto al tavolo, stava invitando Zulù ad entrare.

 

 

 

Disegno di Mario Previ

 

S'era appena accomodato, senza abbandonare l'arma, Zulù, quando s'udì di nuovo aprire la porta: era Arabo. Si ripeté la scena precedente, con il solo mutamento che Arabo, pur sorpreso, notò Zulù seduto accanto ai tedeschi e anch'egli si accostò al tavolo.

Mamma Molinari, superato lo spavento, abbandonò un attimo il fornello e chiese al nuovo arrivato: - Non viene Nello? -Sì- rispose Arabo - sarà qui da un momento all'altro. E rivolto a Bergamo:  - Dì a quei due che arriveranno altre persone.

Nel volger di pochi minuti, infatti, arrivarono anche gli altri.

Mamma Molinari scodellò le tagliatelle. Servì per primi i tedeschi, i quali si guardarono bene dall'iniziare a mangiare. - Sono educati, i miei figli di solito, appena hanno il piatto pronto, non aspettano davvero gli altri -, pensò. Ma, riempiti tutti i piatti, le forchette dei tedeschi rimasero inerti sul tavolo.

Nello capì: avevano paura. Prese una forchetta, l'infilò nel piatto di un tedesco, ne trasse delle tagliatelle e le ingoiò con rapidità. Una risata generale sciolse il ghiaccio e tosto tutti, tedeschi compresi, si diedero di buona lena a trangugiare l'appetitoso piatto.

Sul tavolo stava un fiasco di quel vino da noi detto "vinello" o "vinetta". Disse Nello al padre, che ancora non aveva parlato: - Vai a prendere un fiasco di quelli buoni che ci risolleviamo un poco.

Papà Molinari s'alzò, contento forse di potersi muovere un poco e tornò con il fiasco. Versò da bere ai due tedeschi e disse: - Vino buono! Bere! - e si fermò alle loro spalle con il fiasco in mano, già pregustando i commenti. I tedeschi fecero finta di non capire e Bergamo dovette ripetere l'invito nella loro lingua.

I due si guardarono l'un l'altro, distolsero lo sguardo, quindi  posarono gli occhi sui commensali. Ancora un gelido silenzio scese sulla strana tavolata. Cosa mai potevano aspettarsi quei due da una famiglia che dopo averli invitati, faceva trovare al tavolo cinque partigiani armati? Qual era il significato di tutto ciò?

Papà Molinari stava ancora alle spalle dei tedeschi con il fiasco in mano.

- Pà - disse Nello in dialetto, - vèrsa chi!. Appena n'ebbe di quel vino vuotò d'un fiato il bicchiere. Allora i due tedeschi lo imitarono e tra un sacco di "Jahvol" ripresero con gli altri a mangiare le tagliatelle.

La cena proseguì senza altri inconvenienti. S'accese una discussione e a Bergamo, quasi come pena per la sua leggerezza, toccò di riportare or all'uno ora all'altro, nelle rispettive lingue, i discorsi che s'infittivano man mano che il livello di un secondo fiasco andava scemando.

Solamente vi fu un poco di tensione allorché uno dei due tedeschi, dopo aver mandato a quel paese il Fhürer, prese la sua arma e fece l'atto di spezzarla sul ginocchio. Intervennero i Molinari pregandolo di desistere da un atto che avrebbe potuto provocare gravi conseguenze.

Alla fine i tedeschi s'alzarono, raccattarono le loro armi e dissero: - Domani noi portare zucchero e olio per ringraziare. Si salutarono ed ognuno andò per la sua strada, dalla parte che il destino, a volte bizzarro, aveva loro assegnato, forse da tempo. Domani sarebbero stati nemici, le armi e non le tagliatelle avrebbero prevalso.

Il giorno seguente i due tedeschi non si fecero vivi. Due giorni dopo Bergamo fece il solito giro alla stazione. Parlò con qualche tedesco e seppe che i due amici di quella serata non si trovavano più a Borgotaro....

(Pubblicato su: La voce del Taro)

 

Torna all'home page          Torna alla pagina degli Articoli               Torna a Su in Valtaro

Autore creata ultima modifica
Giacomo Bernardi 28/4/04 2/5/08