Stemmi a confronto Mario e Salvatore sono due segugi impareggiabili, nel senso che stanano sempre, qua e là, qualche vecchia cartolina o qualche rara edizione. Come riescano a scoprire certi “tesori”, ancora non l’ho capito. Giorni fa stavano parlando di un “libretto”, edito nel 1896, nel quale si raccontava di una gita che alcuni chiavaresi, amanti della montagna, avevano compiuto a piedi da Borzonasca al passo di Centocroci. Erano incerti se acquistare o meno quel “libretto”, da un antiquario di Parma. ”Sono poche pagine”, diceva Salvatore. “Poi è caro: duecento euro!”, aggiungeva Mario. “Certo che quello stemma a colori del nostro Comune, con una delle due torri più bassa…”. A questo punto presi interesse alla cosa. “Se davvero c’è l’antico stemma a colori del nostro Comune, forse vale la pena acquistare la pubblicazione”. Credo di aver meravigliato i due amici perché, quasi sempre, dico loro che sono “spendaccioni”. L’avrebbero ugualmente acquistato, ma il mio assenso li convinse del tutto. Ed è stata una fortuna non aver lasciato sfuggire il “tesoro” che ora è in mano nostra. A parte il testo che non si ferma, come parrebbe dal titolo, alla descrizione del viaggio fino a Centocroci, ma si dilunga anche nella descrizione del Borgo di allora ( come potrete leggere nel mese di ottobre), è il vecchio stemma del Comune ad aver destato la nostra meraviglia. Come avrete potuto vedere nell’immagine di copertina, è uno stemma completamente diverso, per tanti aspetti, da quello in uso oggigiorno. Presso il nostro Municipio, esiste una “dichiarazione” autografa di Mussolini, datata 9 luglio 1930, con la quale, udita la Giunta Permanente Araldica, si dichiara “spettare al Comune di Borgo Val di Taro” far uso dello stemma “miniato nel foglio qui annesso che è: Campo di cielo, al castello di rosso torricellato di due, merlato alla ghibellina, aperto e finestrato di nero, movente da un mare d’azzurro, ombrato d’argento e sormontato da un giglio d’azzurro”. E’ lo stemma che si può vedere nella carta intestata del Comune e sul Gonfalone. Come potete notare, c’è una grande differenza tra i due stemmi. Intanto un grosso falso storico: Borgotaro è sempre stato un comune guelfo e pareva strano che nello stemma odierno vi fossero i merli alla ghibellina, a coda di rondine, per intenderci. Certamente un “omaggio” alla monarchia. Sul vecchio stemma sono invece chiaramente visibili i merli alla guelfa. Nel vecchio stemma, come sulla carta intestata di fine ottocento, le due torri del castello non sono di uguale altezza, come oggi. Inoltre l’immagine del castello e la finestratura sono completamente diversi. Stranissima, poi, nello stemma odierno, la presenza del mare, così come sta scritto nella dichiarazione del Capo del Governo d’allora che dice, riferendosi al castello, “movente da un mare d’azzurro”. Che c’entra mai il Borgo con il mare? Altro svarione. In realtà se osservate bene l’antico stemma, vedrete che il castello sta sopra un fiume, non un mare. Le linee ondulate, in araldica, rappresentano un fiume, mentre per il mare vengono disegnati dei riccioli a raffigurare le onde. Di uguale, nei due stemmi, c’è soltanto il giglio azzurro che segna il nostro passato farnesiano. Ecco perché ho parlato di “tesoro”. Perché nell’antico stemma c’è la nostra storia, che nell’odierno viene falsificata. A Salvatore, in qualità di Sindaco: - Ora che hai scoperto lo stemma autentico, attiviamoci per farlo riconoscere ufficialmente. Lo so, un gonfalone nuovo costa parecchio…ma in attesa potremo almeno cambiare la carta intestata.
Da: "Ar lünariu burg'zan 2005"
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