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La spagnola (Parte 4) Lo
vedevano ogni tanto passare a cavallo della sua moto Guzzi, rosso fuoco. Quella
moto gliela invidiavano in molti. E quando ogni lunedì passava per andare al
mercato del Borgo, dalle case quasi tutti uscivano per vedere quel gioiello
della tecnica. Pietro Costa,
trentotto anni, fabbro e commerciante di legname, abitava all’Agnidano da dove
i Costa, numerosi e intraprendenti, si erano sparsi un po’ ovunque. In quel novembre
brumoso, Pietro passava ogni giorno
e i vicini si chiedevano meravigliati quanti affari avesse mai al Borgo. Ma lui, arrivato in
qualche modo allo stradone, non svoltava verso Borgotaro, ma verso Ostia. La sua preoccupazione,
in quei giorni, non erano tanto gli affari, ma quanto stava accadendo nella
famiglia del fratello maggiore Sereno che abitava a Ostia. Sereno, anni
quarantuno, faceva il fabbro come molti della sua famiglia. Abitava a Ostia in
una casa poco dopo il ponte sul Cogena. A piano terra, in un vano che dava verso
il Taro, aveva la sua bottega. Famiglia pesante la sua, come tante di quel
tempo, Di figli ne aveva sei:
Florinda, Maria, Anita, Laura, Giuseppe, Mario…e per giunta la moglie Luigia
stava per regalargliene un sesto. Grande era quindi la
sua preoccupazione per via di quella spagnola che intorno aveva portato tanti
lutti. Cercava di tenere i bambini lontani da ogni contatto, ma lui come fabbro
doveva pur lavorare e quindi incontrarsi con i clienti. Così un bel giorno
venne preso da forti brividi. Cercò di reagire, tornò a battere l’incudine,
ma alla fine fu costretto a restare in casa.. Prima però volle
mettere al riparo la moglie, ormai vicina al parto, ordinandole di chiudersi in
una stanza del solaio e proibendole di avere contatti con chiunque. Ai piccoli avrebbe
provveduto lui. Ma non aveva fatto i conti con la spagnola che lo costrinse a
letto con un febbrone eccezionale. Quando la gente di
Ostia s’accorse che dall’abitazione nessuno più usciva, venne avvisato il
fratello Pietro. Questi, inforcata la
Guzzi, si precipitò a Ostia e resosi conto della grave situazione si fece
carico di provvedere ogni giorno a far visita al fratello, portargli pane,
formaggio, latte, prendendosi cura dei piccoli. Ecco perché quei di
Baselica vedevano la Guzzi rossa sfrecciare ogni giorno su e giù per la strada
sassosa. Poi le cose parvero
migliorare. Sereno si stava riprendendo, e un giorno decise anche di uscire.
Scese le scale, s’avviò verso la bottega, entrò nella cantina da dove uscì
con un fiasco di vino. Di ritorno incontrò sotto il volto due amici. “ Mi è
andata bene, – disse - voglio festeggiare con una buona bevuta”. Passarono due giorni e
Sereno moriva senza poter vedere
Bruno, il figlio che sarebbe nato nel 1919. La Guzzi rossa, con Pietro a bordo,
continuò a passare ogni giorno. In quella casa di Ostia non c’era più il
fratello, ma restavano una donna incinta e cinque bambini. Poi, d’improvviso,
la Guzzi smise di passare. Un giorno, due giorni, tre giorni. Martedì 2 dicembre,
dalla casa dei Costa all’Agnidano, uscì Pietro avvolto in un ampio lenzuolo
bianco. Venne caricato sul carro dei buoi e portato al cimitero. La sua generosità
verso il fratello lo aveva condannato. Lasciava la moglie Giovanna Vignali con i
piccoli Giuseppe, Luigi, Anna e Rosa e non pochi problemi finanziari. I
creditori di Pietro bussarono alla porta, i debitori sparirono. Nessuno più vide, per
anni, sfrecciare la Guzzi rossa.(Fine)
Riportiamo
i dati dei decessi che si riscontrano in dicembre negli altri comuni della
valle. DICEMBRE Albareto Si
riscontra un notevole calo nei decessi, anche se il dato resta superiore a
quello riscontrato nello stesso mese del 1917 e 1919. Albareto
1917
1918
1919 Decessi
6
9
6 *
Le cifre si riferiscono a decessi per qualunque causa Bedonia I
decessi si mantengono sui livelli di novembre. Bedonia
1917
1918
1919 Decessi
6
32
13 *
Le cifre si riferiscono a decessi per qualunque causa Compiano I
decessi di dicembre stanno a dimostrare che a Compiano l’epidemia era ormai
cessata. Compiano
1917
1918
1919 Decessi
2
2
5 *
Le cifre si riferiscono a decessi per qualunque causa Tornolo Il
dato di dicembre sta a dimostrare che l’epidemia di spagnola era al culmine.
L’alto numero dei decessi(37), in rapporto alla popolazione, penso sia dovuto
al fatto che il Comune di Tornolo è composto da tre grandi agglomerati(Tornolo,
Tarsogno e Santa Maria) che possono aver agevolato la diffusione dell’epidemia
Tornolo
1917
1918
1919 Decessi
4
37
9 *
Le cifre si riferiscono a decessi per qualunque causa Valmozzola I
decessi di novembre sono più che raddoppiati rispetto a ottobre Valmozzola
1917
1918
1919 Decessi
6
13
8 *
Le cifre si riferiscono a decessi per qualunque causa Tabella
riassuntiva che riporta i decessi avvenuti per qualunque causa nel novembre.
1917
1918
1919 Albareto
6
9
6 Bedonia
6
32
13 Borgotaro
16
44(42 )
23 Compiano
2
2
5 Tornolo
4
37
9 Valmozzola
6
13
8 Totali
35
137
64 *
Le cifre si riferiscono a decessi per qualunque causa. Soltanto per Borgotaro è
stato messo tra parentesi il dato riferito ai soli decessi avvenuti per
“spagnola. [1] Deceduto nel 2002 La Spagnola al fronte
Nel 1918, ultimo anno di guerra, morirono in servizio militare trentasei
borgotaresi. Tra questi almeno otto morirono negli ultimi venti giorni, non
sotto i colpi del nemico, ma a causa della spagnola. Qualcuno risulta deceduto
addirittura a guerra ultimata. Molti anni fa, un anziano “Cavaliere di Vittorio Veneto” mi
confessava: “ Quando qualcuno di noi subiva una ferita non grave, passava
per fortunato. Avrebbe lasciato la trincea per essere ricoverato in uno dei
tanti ospedali da campo e per un po’ non avrebbe corso alcun pericolo. Ma
quando arrivò la spagnola, essere ricoverati significava, quasi sempre, morire”. Questo deve essere capitato a migliaia di soldati senza distinzione di
nazionalità. Consultando le trascrizioni allegate ai registri di morte e i documenti
d’archivio è stato possibile risalire alle cause di morte di molti soldati
deceduti in guerra. Di otto tra questi è documentato il decesso a causa della
spagnola. Di alcuni, come Giovanni Previ, viene anche segnalato l’ospedale(74°
Ospedaletto da Campo) e il luogo di sepoltura( Valonia, zona Fontana Platano). Soldati deceduti per spagnola durante il conflitto Nome
età
data morte causa
Reparto Delgrosso
Lazzaro di Luigi
41
16/10/18 Bronc-Polm.
82^ Comp. Presidiaria Delnevo
Giovanni di Lorenzo
30
23/10/18 Influenza grave con compl. 2°Rep.Salmerie Serg. Bozzia Salvatore di Giacomo 26
25/10/18 Polm.bil.da
infl.
5° Art. Camp.67^ Batt. Cap. Magg. Giani Luigi
27 26/10/18
Bron-Polm. da infl. 9
Rgt. Bersaglieri Delnevo
Giacomo di Giovanni
24
28/10/18 Bronc-polm.infl.
9° Rgt. Lancieri Previ
Giovanni di Domenico
41
6/11/18 Bronc-Polm. Grippale 308 Comp.Scaricatori Briganti
Luigi di Girolamo
19
5/11/18 Bronc-polm.
Infl. Gatti
Giovanni di Sante
34
5/11/18 Bronc-polm.
Infl. 4° Rgt. Alpini Fantasie curative Don
Giuseppe Beccarelli, parroco di San Martino, aveva 42 anni all’epoca del
contagio. Nonostante
le giuste lamentele della perpetua, non c’era verso di tenerlo lontano dalle
famiglie che avevano ammalati gravi in casa. Così
come, eludendo i divieti delle Autorità, riusciva in qualche modo a impartire
un’estrema benedizione ai cadaveri che venivano portati direttamente al
cimitero. Mi
racconta Davide Cacchioli, anni 87[1],
che don Giuseppe qualche precauzione la prendeva anche lui. Era una cura, o
meglio una prevenzione, che aveva a che fare con i ferri….del mestiere. Di
ritorno dalle visite agli ammalati, prendeva il turibolo, vi metteva delle braci
accese, vi versava due cucchiai di incenso e dopo avergli imposto un movimento a
pendolo aspettava che salisse il profumato effluvio. Allora
si poneva tra i piedi il turibolo e lasciava che l’acre fumo salisse per la
veste su su, fino a raggiungere le spalle e ad uscire dal colletto. Agli
uomini che chiedevano di provare la cura, pare rispondesse:- Mi
dispiace ma voi avete i pantaloni e la cosa non si può fare. Quanto alle donne,
hanno sì la veste ma la cosa mi parrebbe troppo irrispettosa” . L’ mun’gh’tt’ Lucia
Marchi, vedova Stefanè, abita in
località Carpaneto, in una delle ultime case di Belforte, Di
anni ne ha parecchi, al punto che quando quella maledetta influenza colpì
Belforte, lei ne aveva già sei. Ad
andare da lei mi ha spinto il fatto che il suo defunto marito era uno Stefanè.
Un cognome che si trova nell’elenco delle persone decedute a Belforte a causa
della “spagnola”. In
particolare mi interessavano notizie di due ragazzi: Malatesta Attilio di 4 anni
e Giuseppe di 15 la cui madre era Rosa Stefanè. Ne
parlo con la signora Lucia. Le chiedo: - Ha
sentito parlare di questi due ragazzi la cui madre era una Stefanè, come il suo
defunto marito? Lei
mi dice che ricorda qualcosa e mi indica in lontananza una casa, mentre il suo
capo accenna a muoversi a mo’ di assenso. -
La madre dei ragazzi era una Stefanè, era
sua parente? Risponde
vagamente. Ricorda
però i molti decessi, i trasporti al cimitero con i carri da buoi. Poi
d’improvviso dice: - Ai morti chiudevano
la bocca con la calce. Le
chiedo come ci si curasse in quei giorni. Dapprima allarga le braccia, poi
quando già avevo cominciato a salutarla, ritorna sull’argomento e dice: - Mio
padre andava ogni giorno a raccogliere l’ mun’gh’tt’. Alla sera, nella
stalla, le bruciava e noi ci mettevamo in cerchio, in ginocchio, e respiravamo
il fumo che saliva. Non so se sia stato il destino o l’ mun’gh’tt’, ma
nella mia famiglia non ci sono stati ammalati”. Helichrysum stoechas
è il termine scientifico corrispondente alle “mun’gh’tt’. Renato
Petrilli aveva 7 anni all’epoca della “spagnola”. A quel tempo aveva da
poco cominciato ad andare a scuola, ma già sapeva fare il chierichetto e
rispondere, sia pure in un latino inverosimile,
alle parole del sacerdote quando serviva Messa. Sua
madre era preoccupata, come tante altre, per quella terribile malattia che
s’era già portata via un figlioletto nella casa dell’amica Corina Baudassi.
Così non lesinava suggerimenti e consigli a Renato, specialmente quando si
recava in Sant’Antonino a servir Messa. In
chiesa, un tempo, c’era sempre gente, immaginiamoci in quei giorni di lutto,
quando ogni giorno si veniva a sapere di morti improvvise di persone che poco
prima stavano bene. I
contatti con la gente preoccupavano molto mamma Maria che non smetteva di raccomandarsi: - Non fermarti
molto, non stare tra la gente. Ma
le precauzioni non si fermavano alle parole, mamma Maria aveva un segreto legato
al mestiere del marito che faceva il calzolaio. Poco
prima che Renato uscisse per recarsi alla chiesa, scendeva nella bottega di
Richetu e gli diceva: - Dam’ una scaja d’ curam’(Dammi un pezzetto
di cuoio). Richetu
prendeva il coltello del mestiere e tagliava una striscia sottile da un cuoio
che conosceva bene. Maria
risaliva la scala, allungava il pezzo di cuoio a Renato dicendo: - Biasüga
bèin!. Renato
usciva con quel talismano in bocca e si sentiva sicuro e al riparo dalla
malattia. Più
di una volta, tuttavia, gli capitò di prendersi uno scapaccione. Infatti
vedendolo muovere le mandibole( allora il chewingum non esisteva)vuoi il prete,
vuoi il sacrestano, spesso lo riprendevano e gli gridavano: - Lo sai che in
Chiesa non si può mangiare? Renato
non mollava il cuoio, solo smetteva di masticarlo. Se
la cavò anche lui, come tutta la famiglia. Quando è terminata la
“spagnola”? Dopo il 31 dicembre 1918, non si trovano più segnalazioni ufficiali di casi di spagnola, salvo un telegramma che parla vagamente di “quattro prigionieri deceduti per spagnola”. Davvero strano che una tale epidemia sia all’improvviso svanita, quasi fosse intervenuto un decreto a sancirne la fine. Poiché l’argomento “spagnola” è stato oggetto di molti misteri, abbiamo cercato di indagare a fondo anche su questo aspetto. Partiamo con i dati relativi ai decessi per ogni causa avvenuti nel Comune di Borgotaro 1917 1918 1919 Gennaio 12 16 28 Febbraio 14 7 15 Marzo 12 18 23 Totali
38
41
66 I dati dimostrano in modo inoppugnabile
che i decessi verificatisi nel gennaio 1919 sono più del doppio dei decessi
verificatisi nel gennaio del 1917 e molti di più(+60%) di quelli del 1918. Ma
anche se si prende in esame l’intero primo trimestre, si può facilmente
notare come i decessi verificatisi nel 1919(66), superino di gran lunga quelli
verificatisi nel 1917(38) e 1918(41).
Facile pensare, quindi, ad un proseguimento dell’epidemia sia pure non nelle forme dei mesi precedenti. Ma ci sono altri riscontri a confermare la nostra affermazione. Nello Bozzia, conosciuto come Giüba, in diverse occasioni ebbe a dirmi che sua madre era morta di “spagnola”. Da parte mia, avendo sempre limitato la ricerca agli ultimi mesi del 1918, continuavo a dirgli che il nome che mi aveva segnalato(Maria Mariani) non era tra i morti di quel periodo. Lo stesso è accaduto con Rina Boffetti che mi aveva parlato della morte della nonna(Catterina Delnevo) che aveva contratto la “spagnola” per colpa, forse, del marito che era addetto al trasporto dei cadaveri. Anche di lei non riuscivo a trovare traccia tra i deceduti del 1918. La ricerca condotta anche sui primi mesi del 1919, mi ha permesso di scoprire che Maria Mariani di anni 52, massaia, sposata con Paolo Bozzia, residente in Via di Mezzo, 26, fu Pietro, bracciante e Giovanna Scarlassari, è deceduta l’8 marzo 1919. Così pure Catterina Delnevo, moglie di Antonio Buffetti(Maslon) risulta essere deceduta il 10 maggio 1919. Ciò significa che la spagnola non scomparve con la fine del 1918, ma continuò, sia pure in forma meno violenta, anche nei primi mesi del 1919. Militari e carabinieri deceduti per spagnola a Borgotaro Amici Francesco 24 20/10/1918 Carabiniere Borgotaro Banello Pasquale 19 29/12/1918 Militare Borgotaro Burchi Alberto 32 14/10/1918 Militare Borgotaro Chiavenato Pietro 40 06/11/1918 Militare Borgotaro Cipriani Erminio 38 25/10/1918 Militare Borgotaro Coscia Luigi 36 12/11/1918 Militare Borgotaro Loigo Arturo 39 13/10/1918 Militare Borgotaro Lorenzi Pietro 25 Militare Borgotaro Menozzi Prospero 32 30/12/1918 Militare Borgotaro Pacifici Luigi 27 19/10/1918 Militare Borgotaro Paronchi Matteo 40 04/11/1918 Militare Borgotaro Perol Antonio 23 30/11/1918 Carabiniere Borgotaro Pula Girolamo 24 26/11/1918 Militare Borgotaro Romagnoli Giacomo 36 23/10/1918 Militare Borgotaro Torniai Giovacchino 37 25/10/1918 Militare Borgotaro Prigionieri deceduti per spagnola a BorgotaroBogagsas Antal 23 09/01/1919 Prigioniero Borgotaro(Ospedale) Ciezak Iguac 20 14/12/1918 Prigioniero Belforte Cycon Wladislaw 28 07/12/1918 Prigioniero Borgotaro Fleyprova Bela 22 08/12/1918 Prigioniero Borgotaro Freidl Martin 10/02/1919 Prigioniero Borgotaro(Ospedale) Friez Paolo 32 04/01/1919 Prigioniero Pontolo Heginaro Bela 22 07/12/1918 Prigioniero Borgotaro Klipale Jan 22 18/12/1918 Prigioniero Belforte Kohlhanner Iarol 21 26/01/1919 Prigioniero Borgotaro(Ospedale) Leisser Iosef 22 02/02/1919 Prigioniero Borgotaro(Ospedale) Mieu Achin 42 13/12/1918 Prigioniero Tiedoli(Piani) Sengstschmit Iosef 34 08/02/1919 Prigioniero Borgotaro(Ospedale) Sokol Tomas 29 13/11/1918 Prigioniero Belforte Wadozick Leon 20 10/10/1918 Prigioniero Tiedoli(Piani) Waloszek Ludwig 25 02/12/1918 Prigioniero Borgotaro Profughi deceduti per spagnola a BorgotaroBertinelli
Luigi 55
19/10/1918 Profug
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