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La vita, un tempo, a Borgotaro

 

La spagnola (Parte 2)

 

La famiglia di Caprendasca

 

Quando l’avevano richiamato in servizio militare, Pietro Berzolla era partito con la tristezza nel cuore. Aveva da poco compiuto 31 anni e non era stato davvero facile lasciare a Caprendasca di Brunelli la sua famigliola. La moglie Maria Terzaga, quei  quattro figli dei quali andava fiero: Giovanni, Celesta, Serafino, Luigia e …quello in arrivo perché Maria ne aspettava un quinto.

Quando, nel 1916, l’ultimo dei figli arrivò, lo chiamarono Agostino. Nato in piena guerra, concluderà la sua esistenza nel 1941, a soli 25 anni, a Tobruch(Cirenaica) nel corso di un violento combattimento contro gli inglesi.

Pietro Berzolla era mezzadro del signor Antonio Delgrosso(detto “Al Bafu”) e grazie all’intervento del “padrone” aveva ottenuto una licenza agricola nell’ottobre del 1918.

Confronto alla trincea, la sua  pur modesta casa di Caprendasca  dovette sembrargli una reggia. E poi quella nidiata di figli: Giovanni, il più grande, aveva dieci anni, Celesta ne aveva otto, Serafino sei, Luigia quattro e Agostino soltanto due.

Non pensava, tuttavia, di dover scoprire che anche al Borgo c’era quella maledetta “spagnola” che aveva causato tanti morti pure al fronte.

Così quando, dopo soli tre giorni dal suo arrivo, si sentì quel febbrone cominciò a preoccuparsi e a chiedersi se mai fosse “spagnola” e dove mai potesse averla contratta. Se l’era portata dal fronte? L’aveva contratta nel lungo viaggio su quei vagoni pieni di gente? O era forse frutto della sua imprudenza per essere andato al Lago a fare le condoglianze per la morte, a causa di spagnola, del suo coetaneo e amico Lazzaro Piscina?

Il medico arrivò il 29 ottobre e diagnosticò una gastroenterite da influenza. Pietro non fece in tempo a vedere la fine di quella giornata: morì quello stesso giorno.

Anche le sorelle di Pietro: Marcellina di ventiquattro anni e Maria di ventisei, vennero colpite dalla malattia, ma se la cavarono.

 Maria Terzaga, con i cinque figli, trovò aiuto in Giovanni, suo suocero, che abitava alla Casa di Sotto di Brunelli. La sua preoccupazione maggiore fu quella di tenere isolati i figli. Ci riuscì, ma la sua generosità ed il suo stato, gli impedirono di appartarsi, di non esporsi. Nella nuova famiglia aveva trovato aiuto e disponibilità, ma lei in qualche modo doveva ricambiare, anche prestando aiuto alle cognate ammalate. Ai primi di dicembre cominciò a sentire qualche brivido strano. Qualche giorno dopo arrivò la febbre.

Così la morte si presentò ancora una volta in quella famiglia davvero sfortunata. Era l’8 dicembre, forse la neve aveva già imbiancato tutt’attorno, forse no. Ma a Maria tutto ciò non poteva più interessare. Verso sera il suo corpo venne caricato sul carro da buoi di Giovanni e condotto verso il cimitero di Brunelli.

Forse i figli non soffrirono molto, a quel tempo. Ma in quel novembre del 1941 quando Agostino, gravemente ferito, se ne stava disteso nella sabbia del deserto libico con gli occhi rivolti al cielo in attesa della morte, credo abbia pensato a quella mamma che finalmente andava a raggiungere.

Foto e nome di Pietro Berzolla sono stati collocati nella lapide che sta sulla facciata della chiesa di Brunelli, a ricordare i caduti di guerra.

I suoi compaesani non avevano avuto dubbi: Pietro, per loro, aveva contratto la malattia al fronte, in servizio militare, e andava quindi ricordato quale vittima della guerra, come gli altri dieci giovani della frazione, morti con il fucile in mano.

Anche dalle autorità comunali, Pietro ebbe il riconoscimento ufficiale di militare morto in servizio: il suo nome figura tra i 177 che la Comunità di Borgotaro volle incisi sulle facciate dell’artistico monumento ai Caduti, sito nei Giardini IV novembre.(Fine)

 

  La prima quindicina di novembre

  Nel corso della prima quindicina di novembre il morbo non si attenuò. Il dottor Spagnoli dovette segnalare ben settantotto casi di influenza con gravi complicanze. Tra questi, trenta saranno mortali.

Tra le zone maggiormente colpite si segnalarono Gorro con sette decessi e Caffaraccia con cinque. A Tiedoli si contarono quattro decessi, due a Baselica.

Nel frattempo, visto l’aggravarsi della situazione e il forte numero di decessi riscontrati tra i soldati e i prigionieri, arrivarono altri medici militari che prestarono il loro aiuto anche a favore della popolazione. Nei primi giorni del mese iniziò il suo servizio il Capitano Medico Francesco Tasso, al quale venne assegnata la zona di Ostia, una delle sedi più colpite. Il 14 novembre il Maggiore Medico Giovanni Negri, diretto superiore del Tasso, scriveva al Sindaco:

Il capitano medico Francesco Tasso che abbiamo installato a Ostia mi prega di fargli avere del sublimato corrosivo e della segatura di legno per poter provvedere alle necessarie disinfezioni”.[1]

 Mentre qualche giorno dopo, il 17 novembre, era lo stesso capitano Tasso ad informare il suo comandante che:

In Roccamurata la famiglia Saglia è stata tutta colpita dall’influenza. La madre e il figlio maggiore sono moribondi, i tre figli restanti sono convalescenti. Il padre, soldato, è all’ospedale di Parma, i vicini non assistono la famiglia per paura del contagio.

Prego mandarmi due soldati di Sanità per assistere questa povera gente che è sola e abbandonata da tutti[2].(La donna, Rosa Pesci, morirà in quello stesso giorno, mentre il figlio non risulta tra i deceduti)

La lettera testimoniava la grave situazione che in quei giorni si stava vivendo a Borgotaro, ma anche il lavoro pericoloso al quale continuamente venivano chiamati questi poveri soldati di leva ai quali ci si rivolgeva per i casi più disperati e per le situazioni più a rischio. Proprio qualche giorno prima il maggiore Prof. Negri aveva inviato al Sindaco un biglietto che diceva:

Poiché mi assento per qualche giorno, ho due soldati che fanno servizio all’ospedale e un terzo in arrivo. Se crede di poterli utilizzare o per trasporti di latte o disinfezioni può farlo”.[3]

La lettera è un’ulteriore prova dell’utilizzo di questi militari nelle più svariate situazioni, anche per quelle alle quali, forse, erano impreparati, se non al di fuori delle loro competenze. Molti di questi giovani pagheranno con la vita questo utilizzo un poco spregiudicato.

A proposito del  trasporto del latte, citato nella lettera, par di capire che i militari, in una situazione di tale emergenza, provvedessero anche a ritirare i bidoni del latte presso le varie stalle per portarli alla centrale del latte sita al Borgo.

E’ comunque documentato il loro utilizzo, in più occasioni, nell’escavazione di fosse comuni presso il cimitero di Borgotaro. Nella nota  presentata dal capomastro Dario Fontana, si fa preciso riferimento a cinque militari “per servizio fatto al Cimitero dai sottoscritti soldati dal 13 al 20 ottobre per seppellimento di salme”.

Seguono i nomi e il compenso orario.

Chiaretti Basilio ore 50

Cistagni Ambrogio ore 50

Lazzari Carletto ore 44

Marsura Davide ore 20

Ferano Antonio ore 14.

 

A questi militari veniva dato un compenso di lire 1(una) all’ora. Pochissimo davvero, ma molto più di quanto percepivano i centoventi militari appartenenti alla “Centuria lavoratori” addetti alla costruzione della strada in Valvona che percepivano lire 2(due) per un’intera giornata di lavoro.

Per i militari che scavavano le fosse, è altresì documentata l’elargizione che agli stessi veniva fatta di fiaschi di vino, come risulta da varie ricevute, alcune delle quali vengono qui riprodotte.

 

  L’uomo del tram

  Antonio Brugnoli aveva trentatré anni, era nato a Borgotaro nel gennaio del 1885, ma da qualche tempo lavorava nella tramvia che collegava  Fornovo a Parma. Faceva il bigliettaio a bordo di un tram, avanti e indietro lungo quel tragitto. Gli era  pesato assai, ma aveva dovuto lasciare il “Borgo” e trasferirsi a Fornovo. Lì, dalla moglie Carmela Mariani, gli erano nati tre figli: Angelo(1915), che più tardi sarà Professore e poi Preside presso la Scuola Media di Borgotaro, e Francesco(1916), morto purtroppo sotto le armi, in Sicilia durante l’ultimo conflitto mondiale.

Quando, fin dall’agosto 1918, a Parma cominciò a vociferarsi che la “spagnola” stava provocando  grossi guai e decine, decine di morti, Antonio cominciò a preoccuparsi. In realtà il suo lavoro lo  esponeva ogni giorno al pericolo di essere contagiato, dovendo lavorare a stretto contatto con centinaia di persone.

Non era tanto la sua salute a preoccuparlo, quanto il pensiero di portare in casa la malattia. Aveva due figli, Angelo di tre anni e Francesco di due, senza contare che la moglie Carmela stava per regalargliene un terzo.

Per un po’ gli andò bene. Pensava, anzi, di essere fortunato, molto fortunato: la gente attorno continuava ad assentarsi, o a sparire, perché colpita dalla malattia e lui, sempre puntuale, ogni mattina: avanti e indietro sul tram.

Poi arrivò anche per lui la resa dei conti. Eravamo alla fine di ottobre e Antonio sentì chiari e inconfondibili i segni della “spagnola”. Attese con angoscia la fine della giornata lavorativa e rientrò in casa. “ Stammi lontana, – disse alla moglie Carmela – temo di avere la “spagnola”. Si chiuse in camera, per evitare di entrare in contatto con i figli. Bastarono tre giorni e la morte se lo prese. Era il 1° novembre 1918, giorno d’Ognissanti.

Carmela, incinta di due mesi e con due figlioletti, prese il treno per Borgotaro, lasciando immediatamente Fornovo.

Di loro si prese cura “zia Celesta”, sorella di Antonio. Autoritaria, generosa, piuttosto benestante per via della sua attività di commerciante gestita in quel di Fornovo e poi al “Borgo”, divenne di fatto il capo di quella famigliola. L’otto giugno dell’anno successivo(1919) nacque il terzo figlio. Gli venne messo nome Antonio, in ricordo del padre ch’egli non riuscì a conoscere. Noi lo conosciamo come Tonino, padre di Franco Brugnoli, corrispondente della Gazzetta di Parma e ottimo musicista.(Fine)

 

Militari e prigionieri

  Abbiamo fatto cenno all’arrivo a Borgotaro di un medico militare che si andava ad aggiungere ad altri già in servizio nel nostro territorio.

La presenza di tanti medici militari non era casuale. Già s’è detto che nell’ottobre del 1918 l’Italia era in guerra. Quanti fossero i borgotaresi sotto le armi non è possibile affermarlo con sicurezza. Tuttavia sappiamo che al termine del conflitto il numero dei caduti fu di 177, tanti se ne possono contare sul monumento eretto in loro onore, situato nel giardino 4 novembre.

Se 177 furono i morti, almeno sei o sette volte, se non di più, dovettero essere gli arruolati. Ciò significa che circa millecinquecento uomini mancavano dal Borgo.

Questo il motivo della presenza nel nostro Comune di un elevato numero di prigionieri tedeschi e austriaci che in certo qual modo dovevano sostituire gli uomini assenti nelle fabbriche, nei lavori pubblici, nel taglio dei boschi, nella produzione del carbone, nella manutenzione delle strade e nei lavori agricoli. Ve n’era un buon numero nella chiesa di San Rocco, allora chiusa al culto. Erano addetti alle fabbriche, alle cave, a far sassi e sabbia nel Taro. Ve n’erano in Val Vona a costruire la strada per Caffaraccia. Altri erano presenti a Ostia, a Pontolo, a Roccamurata, a Testanello, a Porcigatone, alla Colombera di Brunelli, a Jera Campana, impegnati in attività agricole e forestali.

La presenza di tanti prigionieri presupponeva anche la loro custodia, cosicché nel territorio del nostro comune vi erano pure diversi reparti militari.

Il maestoso fabbricato scolastico di Via Piave, i cui lavori erano terminati alla fine del 1914, venne requisito dalle autorità militari, per ragioni legate al conflitto in atto. Cosicché per primi non v’entrarono bambini vocianti e allegri in grembiule, ma soldati armati qui presenti per controllare i tanti prigionieri austriaci, trasportarli sui luoghi di lavoro e dirigerli nelle varie attività.

I soldati, che avevano occupato anche il Teatro Comunale, erano dislocati in oltre venti “acquartieramenti” situati in zone diverse del territorio, sia nel centro urbano che nelle frazioni.

In un elenco riferito ai fitti che venivano pagati al Comune, si fa riferimento ai Reparti di appartenenza: 61° e 62° Rgt. Fanteria; 5° Genio-Scuola teleferisti; Comando Drappello Protezione ferrovia; 25° Autoparco Modena; Comitato Legnami; 310^ e 312^ Comp. Boscaioli-Colonna Carreggi; 3031^ e 3039^ Centuria lavoratori.

Questa presenza  era giustificata anche dal fatto che, dopo la rotta di Caporetto, la catena degli Appennini era considerata zona di “immediata retrovia” del fronte. Se gli Austrungarici avessero oltrepassato il Piave, sarebbero facilmente dilagati nella Pianura Padana e la nuova linea di difesa non sarebbe potuto essere che quella delle montagne dell’Appennino.

Qualche anno fa un caro amico, ormai scomparso, mi portò a visitare le “trincere”, località a monte del Lago Buono. Il nome trova giustificazione nella presenza di lunghi e profondi scavi, appunto le trincee. Mario, è il nome del mio accompagnatore, mi parlò di lavori eseguiti durante la prima guerra mondiale.La cosa mi parve inverosimile allora, considerata la grande distanza tra il fronte e le nostre montagne, ma oggi, a distanza di anni, devo dargli piena ragione. Alla luce di tutto questo si comprende anche perché centoventi militari delle Centurie lavoratori, insieme a centinaia di prigionieri, vennero impiegati nella costruzione della strada di Val Vona che appunto serviva la zona detta ancora oggi “trincere”.

 

*

E’ risaputo che le malattie infettive colpiscono in special modo là dove esistono assembramenti di persone, in particolare tra i militari che vivono, mangiano e dormono gli uni vicini agli altri. Così che il virus o il batterio che colpisce il singolo, prima ancora che si manifesti come malattia, contagia gli altri.

Non potevano sfuggire a questa legge né i militari, tanto meno i prigionieri di stanza tra noi.

E’ questo il motivo per cui, negli elenchi degli ammalati e dei morti, troveremo tanti di loro. Nel solo mese di ottobre sono infatti otto i militari deceduti per “spagnola”.

 

  Jolanda e le altre(1)

Fin dall’inizio di ottobre, a Gorro si vivevano giornate di grande apprensione. Tutti sapevano che il primo caso mortale di “spagnola” si era verificato nella vicina Belforte, frazione con la quale Gorro confinava.

Tra gli abitanti dei due paesi vi erano rapporti di buon vicinato, per molti di parentela e si temeva che la malattia potesse diffondersi.

Dopo il primo caso, a Belforte ne erano seguiti altri, tanto che nella prima quindicina di ottobre si era giunti a contarne quattro, di cui tre mortali.

Tuttavia si arrivava alla metà di ottobre senza che la “spagnola” avesse fatto vittime in quel di Gorro.

Giustamente cominciavano a ritenersi fortunati. Unica preoccupazione veniva da Roccamurata. Lì c’era la stazione ferroviaria, orgoglio della frazione, ritenuta però pericolosa perché luogo di sosta e passaggio di persone provenienti da zone infette.

Lungo la strada che dalla stazione saliva alla chiesa, abitava la famiglia Bardini, detti comunemente i “Mazzètta”, mezzadri in un podere di Roberto Bozzi.

Una famiglia composta da Bartolomeo(55 anni), dalla moglie Giovanna Capella(49 anni), entrambi contadini con quattro figlie: Clementina(27 anni), Carolina(24 anni), Marcellina(19 anni) e l’ultima arrivata Jolanda di soli 6 anni. Con loro conviveva anche un’anziana zia: Diamanta Spagnoli di 78 anni.

Vivevano in una casa isolata, con pochi contatti. Soltanto qualche scambio di saluto con chi arrivando dal Borgo o dalla Stazione era diretto verso la chiesa. e questo dava a Bartolomeo una certa tranquillità.

Poi d’improvviso la “spagnola” fece la sua comparsa anche a Gorro. Il 17 ottobre, infatti, moriva a causa di bronco-polmonite influenzale Virginia Taglioni di 28 anni, moglie di Salvatore Bianchinotti.

Passavano pochi giorni e la morte bussava anche alla porta di casa Bardini.

Arrivò in punta di piedi e se ne andò dopo aver cancellato quasi completamente la famiglia.

Si era ormai alla fine di quel mese, le giornate s’erano accorciate, i grandi lavori agricoli erano terminati. Si viveva quasi sempre in casa o nelle immediate vicinanze.

Jolanda, sei anni, era un po’ il passatempo dell’intera famiglia. Arrivata inaspettata, attraeva su di sé tutte le attenzioni e le preoccupazioni degli altri.

La sera del 25 ottobre Clementina, la figlia maggiore, si sente la febbre, ma in casa nessuno vuol credere a qualcosa di grave. L’ordine della mamma è il solito di altre occasioni: “Via a letto; domani tutto sarà passato”.(1-continua)

 

 

Elenco delle persone colpite da “spagnola” con gravi complicanze, segnalate dall’Ufficiale Sanitario nella prima quindicina del mese di novembre, con la data di inizio malattia e quella dell’eventuale successivo decesso(i nomi delle persone decedute sono in corsivo e neretto).

 

Corsini             Giuseppe                      Giovanni                                          01/11/18               Bronchite                                      Tiedoli

Corsini             Giovanni                      Antonio                                            01/11/18             Bronchite                                      Tiedoli

Belloli             Rosa                       in Corsini            anni 55                      01/11/18               Polm.bilaterale          01/11/18      Tiedoli

Molinari         Linda             Vincenzo        anni 12                      01/11/18        Bronch.polm.      01/11/18   Baselic.             

Brugnoli        Antonio                    Francesco        anni 33                                                      Bronc-polm.infl        01/11/18     Fornovo

Bianchinotti   Silvio                                                   anni 43                      .                                 Bronco-polm.Men.     01/11/18       Gorro

Bianchinotti    Lazzaro                                             anni  49                                                         Bronco-polm.             01/11/18   Gorro

Capella         Ettore                      Luigi                      anni  -1                                     .                     Bronch.collasso    01/11/18      Borgotaro

Molinari           Domenica               in Briganti                                                   01/11/18                Bronchite                            S.Pietro

Briganti           Giuseppe                   Giuliano                                                    01/11/18                  Bronchite                            S.Pietro

Toscani           Clementina                 Domenico                                                 01/11/18                    Bronchite                       S.Pietro-Tovi

Paronchi          Matteo                  Giuseppe           anni 40                        01/11/18                      Bronco-polm.            04/11/18      Militare

Bardini             Bartolomeo          Giovanni            anni  55                            04/11/18                      Bronco-polm.        04/11/18     Gorro

Bardini            Iolanda                   Bartolomeo         anni  6                             04/11/18                     Bronco-polm.         04/11/18     Gorro

Morelli            M.Luigia                                                anni 36                                                             Bronco.polm.       04/11/18  S.Vincenzo

Accorsini        Giovanni                                                 anni 70                                                             Polm.doppia       04/11/18     Tiedoli

Gasparini      Guido                                                         anni   5                                                         Ent.Bronco-polm. 04/11/18  S.Vincenzo

Terzaga         Teresa                      Giovanni                 anni   4                                                         Ent.col.Collasso   04/11/18    Borgotaro

Chiavenato    Pietro                                                        anni  40                          01/11/18                    Bronco-polm.    07/11/18   Militare

Platoni           Filomena                   Luigi                      anni 14                                                          Enter.-Bron-polm   07/11/18 Caffaraccia

Molinari          Santino                    Giovanni               anni  3                             01/11/18                                               09/11/18     Baselica

Bardini            Marcellina               Bartolomeo             anni  19                         04/11/18                Bronco-polm.      12/11/18       Gorro

Bardini           Maria                              Raffaele                     anni    19                       04/11/18              Bronco-polm.                            Gorro

Bardini           Carolina                         Bartolomeo                anni    25                     04/11/18                Bronco-polm.             Gorro

Delnevo         Luisa                            Andrea                                                               01/11/18                Bronchite                       S.Pietro(Tovi)

Rossi             Maria                           Giuseppe                                                             01/11/18               Bronchite                 S.Pietro(Tovi)

Rossi             Angela                        Giuseppe                                                               01/11/18           Polmonite            S.Pietro(Tovi) 

Linardi            Telemaco                                                                                                   01/11/18           Polmonite                 Militare

De Principe     Giuseppe                                                                                                   01/11/18          Polmonite                  Militare

Biolzi               Camilla                      Giovanni                        anni  4                             01/11/18           Bronco-polm.            Borgotaro

Toma             Rosa                           Francesco                    anni 53                               01/11/18            Bronco-polm.              Pontolo

Berzolla         Marcellina                                                       anni  24                               01/11/18            Bronco-polm.             Brunelli

Molinari           Vincenzo                                                       anni 51                               01/11/18              Bronco-polm.              Baselica

Baduini            Graziano                                                      anni  29                               01/11/18            Bronchite                    Belforte

Zazzi             Elena                                                               anni 12                              01/11/18                  Bronchite                  Caffaraccia

Bordi              Alessio                    Pietro                              anni     4                            04/11/18              Enterite-Bronch.       Caffaraccia

Bordi              Maria                      Pietro                               anni   10                            04/11/18                  Bronco-polm.          Caffaraccia

Delnevo         Luigi                      Biagio                                anni 17                              04/11/18             Bronco-polm.           Baselica

Galeazzi        Maria                      Michele                              anni   4                             04/11/18                Bronco-polm.          Belforte

Spagnoli        Rosa                      Celeste                                                                        04/11/18                  Forma polmonare      Brunelli

Granelli          Marcella                   Eugenio                                                                  04/11/18                  Forma polmonare    Brunelli

Granelli          Guido                      Eugenio                                                                   04/11/18                Forma polmonare     Brunelli

Delnevo          Ernesto                  Angelo                                                                    04/11/18                  Forma polmonare        Brunelli

Delnevo         Luigi                                                                                                       04/11/18                  Forma polmonare        Brunelli

Platoni            Maria                      Luigi                                                                        04/11/18                  Forma polmonare       Caffaraccia

Zazzi            Tranquillo                Angelo                                                                    04/11/18                  Forma polmonare      Caffaraccia

Zazzi             Isolina                    Angelo                                                                    04/11/18                  Forma polmonare        Caffaraccia

Bordi            Teresa                    in Zazzi                                                                      04/11/18                  Forma polmonare       Caffaraccia

Bonici            Pietro                                                                                                     04/11/18                  Forma polmonare          Caffaraccia

Arnavas        Gemma                 in Giliotti                           anni 31                            04/11/18                  Forma polmonare        Belforte

Giliotti             Serafino                                                                                                                                                                           Belforte

Stevenazzi     Ambrogio                                                        anni 38                                                                                                  Carabiniere

Zazzi             Rosa                                                                                                       04/11/18                  Forma polmonare         Caffaraccia

Bonici            Amabile                                                                                               04/11/18                  Forma polmonare          Caffaraccia

Pettenati        Maria                      Paolo                                  anni 25                           04/11/19                 Bronco-polm.              Borgotaro

Capella         Giovanna              Vincenzo                        anni 50                         07/11/18                 Bronco-polm.     12/11/18        Gorro

Bardini             Antonietta          Raffaele                            anni  14                        07/11/18                   Bronchite                             Gorro

Gandi             Delfina                Celeste                          anni 18                        07/11/18                    Bronco-polm.    12/11/18  Tiedoli

Bardini           Giovanna              Giovanni                      anni    20                       07/11/18                   Bronchite                    Tiedoli(Piani)

Bardini           Giuseppina           Giovanni                      anni    12                        07/11/18                   Bronchite                    Tiedoli(Piani)

Zazzi             Filomena             Antonio                     anni    26                       12/11/18                 Bronco-polm.   2/11/18   Caffaraccia

Zazzi               Giuseppe             Giovanni                      anni 12                           12/11/18               Bronco-polm.                Caffaraccia

Agnetti           Beniamino          Francesco                  anni 29                       12/11/18                      Bronco-polm    14/11/18   Gorro  

Costella             Annita                 Emilio                          anni 7                           12/11/18                     Pleurapolmon                    Gorro

Bardini               Armando           Giovanni                       anni 3                           12/11/18                     Polmonite                TiedoliPiani)

Libretti              Ernesta                   N.N                             anni 21                         12/11/18                    Bronco-polm.             S.Martino

Tambini             Angiolina             Giuseppe                      anni 23                         12/11/18                      Bronco-polm.            S.Martino

Coscia          Luigi                                                                 12/11/18                     Bronco-polm.   12/11/18  Militare

Bicocchi         Teresa                                                              anni 35                         12/11/18                      Bronco-polm.                 Brunelli

Gatti               Teresa                      Giovanni                          anni 38                         12/11/18                     Bronco-polm.            Borgotaro

Tozzi             Luigi                      Ernesto                        anni 9                                         Bronco-polm.  12/11/18    Borgotaro                        

Spagnoli         Diamanta                 Giuseppe                       anni 79                                                    Infl.Esaur.senile   12/11/18  Gorro

Zazzi             Elvira                     Giovanni                       anni 2                                                               Bronco-polm. 12/11/18 Caffaracc           

Dellasavina    Ernesta                                                           anni 14                                                            Bronco.polm.   12/11/18    Tiedoli

Sokol               omaso                                                         anni 25                                                        Bronco.polm.  12/11/18   Prigioniero    

Roscelli        Maria                      Andrea                           anni   4(1)                                                                                 14/11/18    Caffaraccia

Zazzi            Ferdinando             Giuseppe                      anni 80                                                                                    15/11/18      Caffaraccia

Roveredo       Tiziano                    Angelo                          anni 19                                                                                 15/11/18        Profugo

 

 

Jolanda e le altre(2)

La mattina seguente, 26 ottobre, mamma Giovanna dà la sveglia. Si fa per dire perché nel grande tavolato che serve da letto alle quattro sorelle c’è già confusione. Soltanto Clementina resta con gli occhi chiusi, quasi infastidita dal vociare delle sorelle. La sua fronte scotta, gli occhi sono lucidi, uno strano indolenzimento percorre l’intero corpo. Chiede di rimanere nella stanza, ma la mamma la convince ad alzarsi per bere una tazza di latte e sdraiarsi sulla panca al caldo della stufa.

La giornata trascorre come molte altre: nessuno si preoccupa più di tanto del malessere di Clementina. Di chiamare il medico, non se ne parla. A quei tempi era un lusso che ci si permetteva soltanto quando qualcuno stava morendo o quasi..

Il 27 ottobre, Clementina resta a letto. Scambia qualche parola con la madre, chiude gli occhi e chiede di poter riposare. Viene accontentata.

Qualche ora più tardi, mamma Giovanna si affaccia nuovamente nella stanza. Clementina dorme…per sempre.

Quel che succede da quel momento in casa Bardini, ha dell’inverosimile.

Noi, aiutati dai dati desunti dalle varie denunce di malattia e di decesso, nonché da alcune testimonianze, tentiamo di ricostruire quei tragici eventi.

Clementina era stata sepolta da qualche giorno, quando la malattia colpiva l’intera famiglia, nessuno escluso.

L’Ufficiale Sanitario, in data 4 novembre, denunciava tra gli ammalati con gravi complicanze tutti i membri della famiglia. Non solo, ma nello stesso giorno in cui si denunciava la malattia, veniva denunciata anche la morte di Bartolomeo e Jolanda, la piccola di sei anni.

Tutto questo potrebbe significare che il medico(forse il Cap. Francesco Tasso entrato in servizio a Ostia verso la fine di ottobre)sia stato chiamato, o comunque sia giunto in casa Bardini soltanto dopo la morte dei due.

Solo così si può spiegare la concomitanza tra la data di denuncia malattia e  quella del decesso.

Passavano altri quattro giorni e l’8 novembre morivano la madre e Marcellina.

Quando il medico giungeva, trovava anche Carolina ammalata, a letto con le altre, perché ritenuta anch’essa morente.

Sarà il medico a dar l’ordine di condurla fuori di casa. Il 12 novembre decedeva anche la zia Diamanta.

Il signor Severino Sella, novantenne, deceduto nel 2001, ricorda di aver visto stesi sul pavimento di un locale della casa,  quattro cadaveri: due da una parte, due dal lato opposto, per mancanza di casse. Saranno poi condotti al cimitero su di un carro trainato da buoi. Carolina, accolta in casa dallo zio Raffaele Bardini, si salverà, unica superstite della sfortunata famiglia.(2-Fine)

 

I profughi

  Oltre i militari e i prigionieri, v’era a Borgotaro un altro consistente gruppo di persone la cui presenza tra noi era legata alla guerra in corso.

Si trattava dei profughi che numerosi avevano trovato ospitalità nella nostra terra. Molti di loro venivano impiegati come carbonini e boscaioli, mestieri che sapevano svolgere bene. Altri campavano alla giornata dipendendo dalla generosità altrui e dagli aiuti dello Stato.

Vivevano, per lo più, in abitazioni inadatte, spesso in caselle, ammassati in spazi molto ristretti. Un gruppo consistente era allogato a San Rocco nell’edificio adiacente alla chiesa. Da qui gli alti rischi cui andavano soggetti in occasione di malattie epidemiche com’era la “spagnola”.

Non può, quindi, destar meraviglia che tra i colpiti dall’influenza vi siano alcuni di loro.

Questi profughi, dei quali non possiamo in alcun modo indicare il numero, dovevano comunque essere parecchi. In un telegramma datato 31 ottobre 1918 indirizzato al Prefetto, il Sindaco scrive di aver già ritirato “numero 95 schede di famiglie profughe” e confida di ritirarne altre venti il giorno seguente.

Questo dato ci aiuta a comprendere i non pochi problemi che la loro presenza sembra aver comportato all’interno della nostra comunità.

Proprio nel 1918 si accendeva una vivace diatriba tra l’Amministrazione Comunale e il Sottoprefetto in merito all’occupazione del locale d’isolamento. Questa struttura, obbligatoria in ogni comune, era ubicata in via Montegrappa nel luogo ove sorgeva, fino a qualche anno fa, la Caserma dei Carabinieri. I borghigiani chiamavo Lazzaretto questa piccola costruzione che poteva ospitare poco più di una decina di ammalati. Ebbene nell’aprile del 1918, il Sottoprefetto cui competeva il controllo, sollecitava ripetutamente il Sindaco affinché il “locale d’isolamento” venisse liberato dalla presenza dei profughi che ne impedivano l’utilizzo per far fronte alle possibili necessità.

I profughi dovevano godere di una certa protezione, se si considera che occorsero più di due mesi, nonostante l’intervento dello stesso Prefetto di Parma, per ottenere che lasciassero il locale di isolamento.

Invano, fin dal marzo, il Sotto Prefetto di Borgotaro aveva scritto al Sindaco che “…nelle  condizioni attuali della salute pubblica, è di assoluto e urgente interesse generale che il locale di isolamento possa funzionare appena se ne presenti la necessità e tale concetto deve prevalere sull’interesse speciale dei profughi […]. Io temo che i profughi del luogo possano essere stati illusi…debbo insistere perché a loro siano ritirati tutti gli effetti concessi in via affatto provvisoria e sia colla maggior sollecitudine rimesso il locale di isolamento in condizione di poter perfettamente servire al suo scopo.[4]

La lettera è del 28 marzo e dovette trovare scarsa attenzione se ancora il primo giugno giungeva al Sindaco una nuova, ulteriore missiva da parte del Sotto Prefetto.

Debbo vivamente dispiacermi colla S.V. del ritardo inesplicabile che si frappone da Codesto Uff. C.le a darmi assicurazione circa la sistemazione del locale di isolamento[…]. Risulta che dal locale mancano in complesso cinque letti di ferro con i relativi materassi e cuscini; mancano 24 lenzuola, 9 coperte di lana o imbottite; sette asciugamani, 12 federe, 9 vasi da notte e gli utensili per la cucina”.

E ancora: “Devesi altresì ritirare la chiave del cascinale soprastante dalle mani del contadino, che non rispetta il divieto di introdursi entro il recinto di protezione e di mantenervi le galline.

Ora, se come risulterebbe a questo Ufficio, molti degli effetti suindicati sono tuttora nelle mani del Segretario al quale furono provvisoriamente concessi quando qui giunse come profugo, è da notare che le condizioni di tale impiegato sono ora indubbiamente di assai migliorate e gli consentono largamente di provvedersi in proprio degli effetti che possono occorrergli, senza continuare a detenere arbitrariamente quelli che al Comune sono indispensabili per altro uso, nell’interesse pubblico”.[5]

L’accenno al Segretario Comunale(Giuseppe Novello), indicato come profugo, ci permette, forse, di individuare chi fosse il “protettore” di quei profughi, la cui “vivacità” viene confermata in un altro documento del tempo.

La signora Marietta Pettenati, nel dicembre del 1918, inviava alla Giunta Comunale la seguente lettera:

La sottoscritta chiede a codesta On.le Giunta Comunale il pagamento di un anno di affitto della casetta di campagna affittata a codesta On.le Giunta.

Domanda inoltre di essere rimborsata dei danni causati dai profughi che abitavano in detta casetta per aver abbruciato alberi, pertiche e viti e domanda anche il pagamento di un letto di ferro nuovo asportato dai profughi stessi”.[6]  

Come si vede la presenza dei profughi sembra aver provocato qualche piccolo problema all’interno della nostra comunità.

Al termine del conflitto, la maggior parte di loro ritornerà nelle terre di provenienza, ma molti si fermeranno definitivamente in Valtaro, come attestano i numerosi cognomi tipicamente veneti (Bianchin, Scotton, De Re, Mocellin, Tonin, Bresolin) tuttora presenti in zona, ma anche Bertinelli e Crescini, questi ultimi come altri provenienti non dalle zone di guerra, ma dalla Svizzera a causa della inspiegabile decisione di quella Confederazione di espellere i lavoratori italiani, in seguito all’entrata in guerra dell’Italia.

 

 

La mamma

  Giacomo Previ, classe 1893, venne chiamato in servizio di leva nel 1914 ed inviato a Brindisi nel 9° Rgt. Ftr. Brigata “Regina”.

Purtroppo per lui, come per tanti altri, prima che terminasse il servizio di leva scoppiò il primo conflitto mondiale e dalla Puglia venne inviato al fronte: destinazione il Carso.

Sul San Michele, in uno dei tanti assalti, numerosi furono i morti rimasti insepolti e a lui toccò il compito di cospargere creolina sui tanti cadaveri che rischiavano di diffondere malattie infettive.

Durante queste operazioni, inciampava su di un cadavere e finiva con la faccia su una pozzanghera dove la creolina gli causò un serio malanno agli occhi. Ricoverato all’ospedale di Palmanova, vi rimase per qualche tempo ottenendo poi una licenza di convalescenza di una quindicina di giorni.

A una zia che si trovava a Torino scriverà, qualche tempo dopo, che arrivato al Borgo alle cinque del mattino, aveva trovato la mamma che l’attendeva a Porta Portello. Già, la mamma Maria Spagnoli, per Giacomo era tutto

Tornato al fronte visse le varie vicende della guerra e nel 1917, mentre era di pattuglia con altri commilitoni, venne circondato e fatto prigioniero. Venne mandato a Trento, e da lì in Ungheria.

Rimase per mesi senza notizie, finché nel novembre del 1918, a guerra finita, gli ungheresi si liberarono presto e volentieri di quei prigionieri che in piena pandemia di “spagnola” potevano rappresentare altrettanti veicoli d’infezione. Arrivati in Italia, questi prigionieri malridotti, denutriti, malvestiti, privi di notizie dei loro cari, dovettero subire un’ ulteriore  umiliazione: quella di essere rinchiusi in un “campo di contumacia” situato nei pressi di Carpi. Liberi per il nemico, ma prigionieri nel proprio paese. D’altra parte le precauzioni verso chi giungeva da paesi dell’oriente europeo, erano di norma. La quarantena parve, tuttavia, troppo lunga a Giacomo Previ. Aveva percorso tanta strada, era ormai a due passi da casa, non aveva notizie dei suoi da più di un anno…Così un giorno, correndo un grave rischio, riuscì a fuggire. Arrivato a Parma,  si informò sull’orario del treno per Borgotaro e nell’attesa pensò di fare un giretto intorno alla stazione. Portava una divisa militare e gente lo guardava, qualcuno gli faceva anche un cenno di saluto.

Poi, il suo sguardo incrociò una viso che gli era noto. Sì, era un suo compaesano. “Finalmèint’ posu parlà in burg’zan”, fu il primo pensiero che gli venne.

“ Luigi!”- gridò.

Quello rimase un poco sorpreso. Forse la lunga assenza, la divisa, il cappello, la barba, rendevano Giacomo quasi irriconoscibile.

Fu costretto a dire: - Son Peru. Vegnu da l’Ungheria!

I due si salutarono con slancio, ma senza eccessivo trasporto, come s’usa da noi.

Fu Giacomo a riprendere il discorso: - Cum’ a va al Burgu?

“Tütu bèin. E ti?

“Son sta furtünà. Gh’è sta tanti d’ cui morti. Pü d’una vota ho p’nsà ch’ n’avrè pü vistu me mar’. N’ v’ddu l’ura d’ v’dla. (Sono stato fortunato. Ci sono stati tanti di quei morti. Più d’una volta ho pensato che non avrei più visto mia madre. Non vedo l’ora di vederla.

“ T’ cr’ddu”, rispose l’altro. E subito senza qualche imbarazzo aggiunse:- Adesu dèivu andà in t’un postu e po s’ v’duma al trenu”. E s’avviò verso il centro con un gran peso nel cuore.

Cominciò a tormentarsi: “Ma allora Peru non sa niente. Non sa che sua madre è morta di spagnola un mese fa. Come faccio ora. Devo dirglielo? Devo tacere? Ma perché proprio a me…….”

All’ora del treno si ritrovarono in stazione. Giacomo aveva ancora la gioia in viso. Nessuno ancora gli aveva detto niente, come invece Luigi aveva sperato.

Salirono. Si sedettero l’uno di fronte all’altro.

Dopo qualche discorso sui campi che veloci scorrevano sotto il loro sguardo, Giacomo disse: “Chissà quanti burg’zan è morti al front’. Niètri n’ savuma niènt”

“ N’è morti tanti”. E si misero a passare decine e decine di nomi di caduti dei quali al Borgo s’era avuta notizia.

Poi il discorso cadde sulle famiglie, sulle vedove rimaste sole con dei figli.

Quella guerra aveva davvero sconvolto centinaia di famiglie anche al Borgo.

Disse Giacomo:- B’zogna ringrasià al Signur’. Chi cum’ mi s’ tröva ancura con tüta la so famja, u pö dis’ furtünà dabon!(Bisogna ringraziare il Signore. Chi come me si ritrova con tutta la sua famiglia può davvero dirsi fortunato).

Luigi capì che non poteva assumersi la responsabilità di tacere. Immaginò Peru entrare in casa e chiamare: Mamma, mamma! Nessuno gli avrebbe risposto. O forse qualche parente in lacrime gli sarebbe andato incontro, spezzandogli il cuore con la notizia.

Si decise: “Sèinta Peru. Mi t’dèivu dì una cosa. M’ fa ma al cör’ ma t’la dèivu dì: to mar’ l’è morta un mèiz’ fa d’ spagnöla. Scüzm’ ma mi t’la duvèivu dì.(Senti Giacomo. Ti devo dire una cosa. Mi fa male il cuore ma te la devo dire: tua madre è morta un mese fa a causa della spagnola. Scusami ma io te lo dovevo dire)

Giacomo ammutolì, prese in mano il suo cappello e cominciò ad accarezzarlo lievemente. Il suo pensiero, forse, ritornò ai tanti momenti in cui la morte l’aveva guardato da vicino: quella granata che aveva ucciso l’amico che gli stava al fianco, quella raffica che gli aveva sfiorato i piedi, quella “spagnola” che s’era portato via tanti soldati….Ecco ora, forse, pagava per quella fortuna. Ma pagava troppo. E nel momento peggiore, così da negargli la gioia per la fine di una guerra che pareva interminabile, la gioia del ritorno al Borgo, la gioia quante volte sognata di riabbracciare sua madre. Se avesse potuto, avrebbe cambiato la direzione di marcia del treno. Avrebbe voluto allontanarsi il più possibile, riprendere la tradotta, tornare al fronte, dove tra un colpo di mortaio e un attacco alla baionetta era bello e confortante pensare al ritorno….a sua madre.

La vaporiera, senza smettere di sbuffare, si era fermata. Giacomo scese. Aveva tante volte sognato quel momento. Aveva immaginato un ritorno ben diverso. Ora quel paese gli pareva estraneo, quasi ostile.(Fine)

 

La seconda quindicina di novembre

Nel corso di questo periodo si registra una notevole riduzione tanto dei casi quanto dei decessi. Va tuttavia precisato che nella documentazione si sono riscontrati dei “vuoti” riferiti alla segnalazione di casi, relativamente agli ultimi 10 giorno del mese. Ciò potrebbe spiegare l’alto numero dei decessi(16) in rapporto ai casi(22). 

 

 

Pesci             Rosa           Giacomo           anni 33                                                                         17/11/18        Gorro(Roccamurata)

Morelli           Maria                                  anni 9                                                    Bronco-polm. 17/11/18             Caffaraccia

Mariani         Catterina    Francesco              anni 37                                                                     17/11/19                   S.Martino

Tambini        Anna          v. Cacchioli            anni 87                                                                      20/11/18              Porcigatone

Tassi             Giuseppe      Pietro                    anni   1                                                                       21/11/18                 Belforte

Zazzi             Luigia                                             anni 9                             21/11/18  Forma polmonare                           Caffaraccia

Costa              Sereno        Luigi                    anni 41                                                                         21/11/18                   Belforte

Malatesta        Giuseppe     Luigi                   anni   15                                                                       22/11/18                  Belforte

                    Remigio      Tarquinio             anni   9                                                                        24/11/18                 Borgotaro

Griffith           Angelo        Luigi                   anni 17                                                                             26/11/18                 Borgotaro

Giliotti            Angiolina     Giuseppe             anni   9                                                                         26/11/18                      Belforte

Malatesta      Attilio             Luigi                  anni   4                                                                            27/11/18                      Belforte

Perol              Antonio                                  anni 23                                                                               30/11/18               Carabiniere

Pula                Girolamo                                anni 24                                                                                30/11/18      Militare(isolam).

Ferrari Matilde in Giacopazzi                         anni 63                                                  Bronco-polm. 30/11/18              Rovinaglia

Riva               Luigi               Giovanni            anni 64                                                  Bronco-polm.    30/11/18   Borgotaro(Groppalb.).

Martinucci     Camillo                                       anni 23                                         Bronco.polm.infet.                         Carabiniere(isolam.)

  Arnavas        Gemma                                                                                                                                          Belforte

Costa             Gino                                                                                                                                                Baselica

Lorenzi        Pietro                                        anni 25                                                   Pleur-polm.                 Militare

Gigliotti           Serafino                                                                                                                                          Belforte

Delgrosso      Angiolina        Tommaso     anni 23                                                  Polmonite influenzale     Brunelli

N.B.= In corsivo le persone decedute. 

Rosa e i bambini

 

Entrando in Roccamurata, scendendo da Gorro, nella prima casa a destra abita Gino Saja. Vive solo in una casa fin troppo grande per lui, anche se al sabato quasi sempre riceve la visita del figlio Paolo che vive a Parma.

Gino è uno dei pochissimi ad essere ancora tra noi, dopo aver contratto la “spagnola” nel 1918.

Ci riceve con qualche difficoltà, all’inizio poi, grazie alla presenza dell’Ermina, ci invita ad entrare. Piano piano il suo fare burbero muta. Quando gli chiedo notizie su quei dolorosi avvenimenti accaduti nella sua famiglia, colgo un mutamento nel suo sguardo, gli occhi si fanno un po’ lucidi. Si vede che la sua mente va indietro, molto indietro nel tempo. Tutto poteva immaginare, ma non che qualcuno a tanti anni di distanza gli potesse chiedere notizie su avvenimenti tanto lontani.

Di anni ne ha 88, ma quando sua madre morì di “spagnola” nel novembre del 1918, lui era un piccolo, inerme bambino di tre anni.

Ed è quello che subito mi dice nel dialetto di Roccamurata che è un misto di borgotarese e bercetese. “A gh’av tri an…ch’ me faghia a ricurdèr” (Avevo tre anni, come faccio a ricordare).

Mi racconta di avere anche una sorella: la Delia che abita a Rapallo. Anche lei c’era, anche lei contrasse la “spagnola”. Dall’incontro con Gino, da notizie raccolte da nipoti e vicini e dalla famiglia della sorella è stato comunque possibile ricostruire quanto accadde.

*

   

La casa era nei pressi della stazione ferroviaria di Roccamurata, appena al di là delle sbarre del passaggio a livello. Era quasi un’appendice dell’osteria ancora oggi attiva.

Rosa Pesci viveva in questa casetta a due piani con quattro figli: Guerrino di 11 anni, Roberto di 10, Delia di 6 e Gino di 3.

Da qualche giorno si era sparsa la notizia della tragedia verificatasi nella vicina casa dei Massètta, dove erano decedute sei persone della stessa famiglia.

Rosa era in ansia per il pericolo che correvano i suoi quattro figli. Oltre tutto era sola perché il marito si trovava in servizio militare.

I documenti lo danno in quei giorni all’Ospedale di Parma. Risulta che, come militare, fosse addetto alle stalle. Il figlio Gino ripete più volte che faceva “al vachèr”. Forse i richiamati più anziani venivano adibiti a governare le grosse stalle di pianura che dovevano assicurare carne alle migliaia di uomini impegnati al fronte.

Comunque Rosa, che aveva trentatre anni, si trovava sola con quattro piccoli. L’osteria ch’era un tutt’uno con la sua abitazione e la vicinanza della stazione ferroviaria con la gente che andava e veniva, la tenevano in grande apprensione.

Nonostante le sue attenzioni, la “spagnola” ben presto entrò anche in quella casa.

Cominciò da Gino, il più piccolo, per trasmettersi poi a Delia e a Roberto.

Rosa rimase appartata. Forse chiusa in casa per donarsi interamente a quei piccoli ammalati. Non chiese, né le fu dato aiuto. Si ritenne fortunata, poi, perché dopo qualche giorno i tre piccoli cominciarono a sentirsi meglio. Pensava, forse, che tutto fosse passato. Ma quando i tre ancora erano convalescenti, ecco la “spagnola” assalire lei e Guerrino, il figlio più grandicello.

Forse qualcuno, a Roccamurata, cominciò a notare che da diversi giorni nessuno della famiglia si era fatto più vivo. Quei piccoli, così vivaci, che ogni giorno si rincorrevano nel prato, dove mai erano finiti?

Non sappiamo come e perché a giungere per primo in quella casa, sia stato l’Ufficiale medico Capitano Tasso e non qualche vicino.

Vi entrò venerdì 17 novembre e dovette rimanere sbalordito.

Trovò Rosa e Guerrino moribondi, gli altri tre convalescenti. Tutti a letto, incapaci di ogni reazione, lasciati incredibilmente soli a lottare contro la malattia e la fame.

Il Capitano Tasso provvide subito ad isolare la madre e il figlio in un locale a parte e il giorno stesso scrisse la seguente lettera, che già abbiamo riportato.

 

In Roccamurata la famiglia Saglia è stata tutta colpita dall’influenza. La madre e il figlio maggiore sono moribondi, i tre figli restanti sono convalescenti. Il padre, soldato, è all’ospedale di Parma, i vicini non assistono la famiglia per paura del contagio.

Prego mandarmi due soldati di Sanità per assistere questa povera gente che è sola e abbandonata da tutti

 

La malattia, aggravata senza dubbio dalle fatiche affrontate da Rosa per curare i quattro piccoli, ebbe in quello stesso giorno il sopravvento. Il giorno dopo, infatti, i due militari richiesti arriveranno, ma per Rosa le preoccupazioni erano ormai finite, morta prima ancora di poter ricevere qualche aiuto.

Quando leggo la lettera a Gino, gli si apre un pertugio nella memoria: “Sì, è v’gnì i suldà a cüran”. Poi a prova della sua lucidità aggiunge: “Guarda ti, me par a suldà e in ca mia d’jèter suldà!” (Guarda il caso: mio padre era a militare e in casa mia c’era bisogno di altri militari)

Aveva tre anni, allora, e forse la vista di quei giovani in divisa avrà destato in lui qualche interesse.

Solo più tardi scoprirà di aver perso la mamma e che loro erano lì per cercare, inutilmente, di sostituirla.(Fine)

 

In Valtaro

 

Come già fatto per il mese di ottobre, riportiamo i dati dei decessi che si riscontrano in novembre negli altri comuni della valle.

 

NOVEMBRE

 

Albareto

I decessi sono in aumento rispetto all’ottobre 1918. Se poi il confronto viene fatto con il novembre del 1917(6 decessi) e 1919(2 decessi) si ha un’idea dell’alta mortalità prodotta dalla “spagnola”.

 

Albareto                          1917                               1918                               1919

Decessi                            6                                     23                                         2

* Le cifre si riferiscono a decessi per qualunque causa

 

Bedonia

I decessi risultano in aumento rispetto a ottobre. Abissale la differenza con il novembre 1917 e 1919.

 

Bedonia                          1917                               1918                               1919

Decessi                          6                                       35                                        6

* Le cifre si riferiscono a decessi per qualunque causa

 

Compiano

I decessi di novembre sono più che raddoppiati rispetto a ottobre.

 

Compiano                       1917                               1918                               1919

Decessi                              2                                       19                                    3

* Le cifre si riferiscono a decessi per qualunque causa

 

Tornolo

I decessi di novembre sono in notevole aumento rispetto a ottobre

 

Tornolo                            1917                               1918                               1919

Decessi                              2                                       24                                    6

* Le cifre si riferiscono a decessi per qualunque causa

 

Valmozzola

I decessi di novembre sono più che raddoppiati rispetto a ottobre

 

Valmozzola                     1917                               1918                               1919

Decessi                              7                                       21                                    3

* Le cifre si riferiscono a decessi per qualunque causa

 

Tabella riassuntiva che riporta i decessi avvenuti per qualunque causa nel novembre.

 

                                         1917                               1918                               1919

Albareto                          6                                       23                                    2

Bedonia                          6                                       35                                    6

Borgotaro                     12                                    49(46)                             13

Compiano 2                                    19                                    3

Tornolo                            2                                       24                                       6

Valmozzola                     7                                       21                                       3

 

Totali                                                                                                                                                                                 35                                    171                                   33

* Le cifre si riferiscono a decessi per qualunque causa. Soltanto per Borgotaro è stato messo tra parentesi il dato riferito ai soli decessi avvenuti per “spagnola.

 

 

I dati si prestano a molte considerazioni che il lettore saprà trarre confrontando queste cifre con quelle di ottobre e tenendo presente la diversa consistenza della popolazione dei vari comuni.

Da parte nostra ci pare opportuno segnalare che il numero complessivo dei decessi muta di poche unità nei confronti di ottobre, ma che la suddivisione tra i vari comuni cambia notevolmente.

Infatti in ottobre il numero dei decessi avvenuti a Borgotaro era superiore a quello dei decessi avvenuti negli altri comuni messi insieme.

II decessi di novembre vedono questo rapporto completamente capovolto: i decessi avvenuti a Borgotaro sono 46, quelli degli altri comuni messi insieme sono quasi il triplo, ossia 122. Notevole il numero dei decessi avvenuti nei comuni più piccoli.

 

Valvenera: l’uomo della “casella” di sopra

  Valvenera, Nola, Lago Pavè, Vighini, Carlinetti Martelletti, Brattesani erano località note perché un tempo vi sorgevano numerose “caselle”, costruite in muratura di pietra a secco, con tetti di paglia, ricavata dalla segale.

In queste “caselle”, a primavera avanzata, si trasferivano molte famiglie con il loro bestiame, per tornare ai villaggi in autunno. Un noto proverbio borgotarese dice: P’r Santa Catrèina la vaca a la casèina. Ossia per Santa Caterina(23 novembre) il bestiame doveva tornare alle stalle.

In quel triste autunno del 1918, alcune famiglie rimasero su alle “caselle” più del solito, forse per cercare di sfuggire a quella terribile epidemia della quale ogni tanto giungevano notizie anche lassù.

La signora Carolina Barbieri, ultranovantenne di Valdena, mi ha raccontato questa storia che ha davvero dell’incredibile.

 

In una delle tante “caselle” di Valvenera viveva una donna con tre bambini. Il marito era in servizio militare. I Valdenesi, come si sa, sono in genere persone di poche parole. Abituati, per secoli, a vivere in una zona di confine, a campare spesso dell’attività di contrabbando, a subire, ma anche a infliggere, assassinii, incendi, devastazioni in una lotta atavica con quei di Zeri e Pontremoli, sono per tradizione restii a far sapere le loro cose ad altri.

Nulla di strano, quindi, che un uomo che viveva in una “casella” a cento metri da quella della donna, non rivolgesse a questa parola alcuna, se non un semplice accenno di saluto quando capitava che incontrandosi sullo stesso sentiero o alla fonte, non potessero far finta di non vedersi.

Una sera verso le 22, la donna aveva da poco messo sui pagliericci i tre bambini, quando sentì uno strano rumore provenire dall’esterno. Si accostò alla finestrella e vide con grande meraviglia un uomo tutto nudo camminare spedito verso la fontana che oggi si dice “dell’Angelo”.

L’uomo si china, beve a lungo, quindi si stende sotto il getto per alcuni minuti. La donna si ritrae. Aveva già visto fin troppo per il modo di pensare d’allora.

Per due giorni di seguito l’uomo sembra scomparso, ma la donna riesce a mantenere il segreto su quell’episodio. Poi incontrando un cugino dell’uomo gli racconta tutto e gli chiede di andare a vedere cosa mai può essere successo all’uomo della casella di sopra.

Nel pomeriggio il cugino riferisce alla donna: “U s’l’è cavà”. E racconta che l’uomo da tre giorni era chiuso nella sua “casella” con una febbre altissima. Tanto alta da sentire il bisogno di correre nudo a cercare refrigerio sotto l’acqua. Con quella cura da “cavallo” aveva sconfitto la “spagnola”.

Ho chiesto alla signora Barbieri: -Non si ricorda i nomi di quelle persone?

-L’omu, no. D’la dona u s’ diza miga.

A Valdena s’usa ancora così. (Continua in Spagnola Parte 3)

 



[1]  A.C.B.  Busta Sanità 1918

[2]  A.C.B.  Busta Sanità 1918

[3]  A.C.B.  Busta Sanità 1918

[4]  A.C.B.  Busta Sanità 1918

[5]  A.C.B.  Busta Sanità 1918

[6]  A.C.B.  Busta Sanità 1918

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