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Il mazzo di fiori
Vorrei essere un fiore
e tu venissi piano,
a cogliermi, e spiccarmi
e mi tenessi in mano.
Nel giugno del 1944, le formazioni partigiane della Valtaro avevano portato a
compimento il loro piano ambizioso: la liberazione dell'intera valle.
Nel maggio precedente c'era stato, nella zona, un vasto rastrellamento da
parte dei tedeschi, ma le forze partigiane si erano sottratte, come d'incanto,
al nemico subendo poche perdite, per riformarsi subito dopo decise più che mai
a riprendere la lotta.
Anzi si può dire che l'azione dei tedeschi avesse rafforzato l'idea della
Resistenza, tanto che, nel mese successivo, nuovi giovani si erano arruolati
nelle formazioni partigiane contribuendo a renderle più forti.
Già sul finire del maggio, appena passata l'orda tedesca, le formazioni erano
passate al contrattacco.
Il 29 maggio venivano infatti disarmati i presidi militari tedeschi posti nei
caselli ferroviari n.61 e 62 sulla linea Parma-La Spezia.
Il 5 giugno veniva attaccato e disarmato il presidio fascista della stazione
ferroviaria di Borgotaro.
Alcuni giorni dopo era la volta dei presidi situati al passo del Bocco e alle
Pezze di Borgotaro.
Il 10 giugno, nei pressi del ponte sull'Occhiello(tra Pontolo e Baselica) veniva
assalita una corriera di militi fascisti.
Veniva nel frattempo occupata la stazione ferroviaria di Ostia, sabotato il
ponte "parabolico" e danneggiato un lungo tratto di binario sotto la
galleria del Borgallone, tra Ostia e Borgotaro.
Il giorno 14 veniva liberata Bedonia e il giorno successivo Borgotaro.
15 giugno 1944: Borgotaro è nelle mani delle formazioni partigiane. Alcuni
distaccamenti rimangono sui passi a presidiare la valle interamente liberata,
ma a Borgotaro c'è notevole confusione.
Presso l'albergo Appennino sono riuniti i capi. Fuori sostano i partigiani
ancora increduli per quanto hanno saputo osare: è il primo giorno di relativa
calma, che segue ad una settimana di scontri violenti. Amici che da tempo non si
vedono, si salutano e si scambiano notizie, impressioni...aria di festa,
insomma.
All'improvviso, proveniente da chissà dove, un'auto militare s'accosta
all'albergo. Sono tedeschi! Non fanno nemmeno in tempo ad estrarre le armi che
dieci, venti mani li bloccano e li portano all'interno dell'albergo. L'automezzo viene
nascosto.
Tra la notevole, comprensibile confusione, qualcuno si organizza: se un
automezzo ha forzato il blocco, altri ne potrebbero giungere.
Gruppi di partigiani, armi in pugno, risalgono via Piave.
Un gruppo con mitraglia s'apposta presso l'edificio scolastico, altri nel
giardino della casa di fronte.
Ed ecco spuntare, su dalla curva in fondo a via Piave, un secondo automezzo
tedesco. Giunto all'altezza del palazzo delle scuole viene crivellato da
raffiche di colpi. L'automezzo procede ondeggiando fino a giungere comunque
davanti all'albergo Appennino.
Anche qui un fitto crepitio di armi automatiche: chi spara dal giardino, chi
dall'albergo, chi dal viale.
L'auto tedesca, nonostante tutto, procede e finisce la sua corsa all'inizio del
ponte di San Rocco.
Terminata la confusione ci s'accorge che un partigiano è rimasto a terra presso
un platano. Morto!
E' Remo Dallara(Esonero), anni 19: il primo caduto del Libero Territorio del
Taro.
A sera parte un camion con sopra le salme di Remo e di un tedesco. Percorre la
strada Borgotaro-Berceto e giunto all'altezza di Baselica, si ferma.
Alcuni partigiani depongono le salme sopra due scale e cominciano una lenta e
triste marcia verso il cimitero di Baselica.
16(o 17) giugno: nella chiesa di Baselica si stanno svolgendo le esequie.
In chiesa giacciono le due salme: Don Alessio Tozzi ha appena terminato
l'omelia, quand'ecco una donna precipitarsi all'interno e gridare: - Stanno
arrivando i tedeschi!
Farsi trovare con un partigiano, sia pure morto, era cosa assi pericolosa a quei
tempi; la presenza, poi, di un tedesco ucciso dai partigiani complicava
maledettamente le cose.
Già il caratteristico ticchettio degli stivaletti preannunciava imminente
l'apparire dei tedeschi...
In chiesa calava il più assoluto silenzio...s'apre la porta e nello stesso
momento un mazzo di fiori, l'unico, vola dalla salma di Esonero e va a posarsi,
in qualche modo, sulla salma del tedesco.
Un ufficiale tedesco avanza deciso verso l'altare: si ferma presso la salma di Esonero, guarda quindi la salma del connazionale con quel mazzo di fiori mal
collocato, ma che dimostra pur sempre la profonda umanità delle persone lì
presenti.
L'ufficiale si guarda in giro...scruta quella gente, solo il pianto di mamma
Dallara rompe il silenzio. A lei in quel momento non interessa altro che Remo,
il figlio non ancora ventenne che giace lì davanti. Forse non aspetta altro
che di andare con lui...
L'ufficiale tedesco è ancora lì, immobile davanti alle salme, è ancora
indeciso...in fondo alla chiesa, armi in pugno, sta una decina di tedeschi in
attesa di un cenno.
All'improvviso l'ufficiale si china, toglie dalla salma del tedesco la piastrina
di riconoscimento, l'intasca, quindi retrocede di due passi e saluta
militarmente con un energico battito degli stivali.
Compie un rapido dietro-front, ripercorre deciso l'intera navata ed esce
seguito dagli altri tedeschi.
Don Alessio Tozzi riprendeva le esequie...
Testimonianza resami dalla famiglia Dallara
Il racconto è il seguito de "Il terzo"
Disegno di Mario Previ
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