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30 giugno, venerdì I tedeschi mettono in atto il primo tentativo di penetrare all’interno del Territorio Libero del Taro. Una colonna tedesca autotrasportata proveniente da Berceto scende nella valle e risale verso Borgotaro. La compongono un centinaio di soldati appartenenti alla Feld Gendarmerie, comandati dal capitano Muller, con l’obiettivo forse di occupare la stazione ferroviaria di Borgotaro per ripristinare il controllo della linea Parma-La Spezia. Nei pressi di Borgotaro, la colonna viene attaccata da un gruppo di partigiani che ne arrestano l’avanzata, infliggendo gravi perdite ai tedeschi, tanto da costringerli a ritornare sui loro passi. Fallita l’azione di sorpresa, il capitano Muller teme di cadere in qualche imboscata lungo la strada del ritorno. Così per coprirsi la ritirata preleva una ventina di ostaggi civili, tra i quali anche donne e bambini, e s’avvia verso Berceto. Non manca, però, di lasciare un segno della sua crudeltà. Senza alcuna ragione, viene ucciso Mario Salvanelli (1), anni 85, che inveisce contro i tedeschi che hanno prelevato il figlio Giovanni. Poco dopo i tedeschi si avvicinano all’abitazione di Giuseppe Ruggeri (2), anni 40, lo prelevano, gli mettono le mani addosso, ma a questo punto entra in azione il suo cane che non ne vuol sapere di vedere il padrone maltrattato. Abbaia, ringhia, attacca: fino a che una raffica lo atterra. Innervositi dall’accaduto, gli aguzzini non trovano di meglio che ridurre in fin di vita il padrone del cane che, caricato sull’autocarro con gli altri, dopo qualche ora morirà in seguito alle percosse ricevute. *** La colonna, con il suo carico di civili terrorizzati dal comportamento sanguinario mostrato dai tedeschi, si avvia verso Ostia. Lungo la strada viene fermato il dottor Adolfo Marchini, medico condotto di Ostia che sta là recandosi per assistere un ammalato. Viene catturato e caricato su un automezzo. Nel frattempo il Comando Partigiano di Borgotaro, venuto a conoscenza di quanto stava accadendo, organizza l’inseguimento e l’attacco alla colonna nemica, contando anche sul lungo percorso che la colonna è obbligata a seguire a causa della distruzione del Ponte del Diavolo. Quando i tedeschi, dopo una lunga sosta a Ghiare per rifocillarsi, risalgono ormai sicuri verso Berceto, vengono attaccati dalle alture che sovrastano il Manubiola e la strada. Le rocce a picco su quest’ultima, da una parte, e il greto del fiume dall’altra, rendono impossibile qualsiasi via di fuga. Così i tedeschi, scesi dagli autocarri, cercano riparo nelle cunette della strada, o dietro qualche masso, facendosi anche scudo con i civili costretti a stare immobili tra il sibilo dei proiettili. Trovano così la morte nello scontro: Antonio Gavaini (3), anni 47; la moglie Gaetana Raffi (4); Attilio Levanti (5), anni 41, padre di sette figli; Giovanni Salvanelli (6), di anni 56, figlio di Mario, l’anziano ucciso qualche ora prima; Domenico Delnevo (7), di anni 56; il medico dott. Adolfo Marchini (8), di anni 31, che morirà il 3 luglio, in seguito alle ferite riportate. I morti e i feriti tra i tedeschi vengono mandati ad Albareto: i primi vengono sepolti in quel cimitero e il Parroco si premurerà di inviare al Comando tedesco di Berceto i loro effetti personali, i secondi verranno curati presso l’ospedale che si era spostato da Borgotaro. I prigionieri, tra i quali il capitano Muller, da molti considerati il responsabile dell’eccidio di Strela, vengono mandati a Compiano.
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