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1869:
guerriglia per le strade del Borgo
Premessa:
nel marzo del 1868, per far fronte alla grave crisi finanziaria in cui il paese
si trovava da alcuni anni, venne approvata la legge sulla macinazione dei
cereali. La legge, che doveva entrare in funzione il 1 gennaio del 1869,
prevedeva che i contadini pagassero una tassa sul quantitativo di farina portata
a macinare.
Poiché
entro quella data i previsti contatori meccanici non sarebbero stati pronti, il
governo decise che provvisoriamente fossero i mugnai a riscuotere la tassa in
base al lavoro presunto. Questi, temendo l’ira dei contadini, non ne vollero
sapere di diventare riscuotitori di tasse, così nella stragrande maggioranza
decisero di chiudere i mulini. Molti si rifiutarono di ritirare la licenza per
l’anno 1869.
I
contadini, esacerbati per la nuova tassa e ancor più per la difficoltà che
incontravano a macinare a causa della serrata dei mugnai, si lasciarono andare a
violenze d’ogni tipo, dando vita a quelli che vengono ricordati come “i
moti del macinato”.(G.B.)
La rivolta
minuto per minuto
“…giovedì
sera soltanto una cinquantina tra braccianti e contadini andavano cantando e
schiamazzando per le vie di questo capoluogo…però non discesero ad eccessi.
Ieri
mattina furono trovati affissi sopra diverse cantonate della città alcune copie
dello scritto che alla presente si unisce.
I mugnai
rifiutano di ritirare la licenza, temono l’ira popolare.
Uno di
essi, Leonardi Antonio, inquilino della Baronessa Picinardi, fu questa mane
percosso…”
(Dal
sottoprefetto di Borgotaro al Prefetto di PR in data 2.1.1869).
“Verso
le ore quattro pomeridiane di ieri giunsero qui, inaspettate da queste
popolazioni, le quattro Compagnie di truppa di linea […] fu una
fortuna…giacché si era già formato il complotto di fare schiamazzi e
discendere a disordini…
Infatti
fin dal meriggio furono fatti strappare da monelli e da donne i Proclami della
S.V. e ciò per istigazione del solito Benvenuto Martini di concerto coll’Avv.
Basetti, chierico Claudio Misuracchi e altri di simil tempre.
I mugnai
di questo Comune, sobillati dai due partiti repubblicano e pretino che ora si
danno la mano, preferiscono tenere chiusi i propri esercizi…”
(Dal
Sottoprefetto di Borgotaro al Prefetto di PR in data 7.1.1869)
“Questa
mattina partiscono diverse colonne di truppa […] onde procedere alla verifica
dei mulini coll’incarico di apporre i suggelli.
Si è
dovuto lasciare per servizio pubblico aperto il mulino di San Rocco di proprietà
del Comune ed esercito da un certo Gasparini che non volle prestarsi alla
macinazione.
…cogliendo
il pretesto della chiusura dei mulini, molti del popolo si erano portati a
quello di San Rocco e schiamazzando gridavano che volevano macinare per non
morire di fame. Per buona sorte il Colonnello sapendo che fra i suoi soldati uno
ve n’era del mestiere, l’ha destinato ad esercitare le funzioni di mugnaio.
Si va
vociferando che devono domani succedere tumulti, cogliendo la circostanza in cui
alla domenica tutti i contadini si portano in questo Capoluogo”.
(Dal
Sottoprefetto di Borgotaro al Prefetto di PR in data 10.1.1869 “.
“Questa
Autorità Amministrativa diede disposizione perché venissero chiusi i mulini
illegalmente aperti di alcune borgate e precisamente Baselica e Pontolo.
Recatosi
colà infatti questo Delegato di Pubblica Sicurezza con una piccola scorta di
truppa […] se non che ad un tratto ebbe ad udire il suono a stormo delle
campane tanto di Pontolo che di Baselica e non stette guari a vedere una grossa
turba di contadini venire alla sua volta da Baselica e grosse torme radunarsi
pure sul ponte di Pontolo di guisa che egli e la sua piccola scorta stavano per
essere presi in mezzo da quella moltitudine armata di bastoni e da tridenti e
gridante “abbasso il macinato, vogliamo la guerra, morte, morte”[…].
Allora fu
gioco forza sospendere l’esecuzione […]e spedito un espresso per soccorso a
Borgotaro egli poté intanto a mala pena e colle baionette calate dai soldati,
aprirsi la via in mezzo a quella folla che diventava sempre più minacciosa ed
aveva cominciato a farsi offensiva lanciando dei sassi che ferirono due soldati
[…]”.
(Dal
Sottoprefetto di Borgotaro al Prefetto di PR in data 11.1.1869 ).
“Verso
le ore 11.30 s’incominciò a vedere le colline sulla destra del Taro, vale a
dire al di là del ponte, coronate da lunghe e
numerose file di contadini che schiamazzando venivano verso San Rocco ed
al ponte per venire a questo Capoluogo.
Un
piccolo drappello di soldati allora venne collocato alla testa del ponte stesso
onde contenere quella turba, la quale dapprincipio invase e rovinò il mulino di
proprietà comunale.
Poco
dopo, rinforzata quella turba da altra proveniente da Pontolo e Baselica, tentò
di forzare il passaggio del ponte facendo impeto contro i soldati, lanciando
sassi e menando colpi di bastone.
I soldati
[…] tennero fermo fino a che vistesi altre numerose torme di contadini al
suono di corni e armati di bastoni scendere dalle colline sulla sinistra del
Taro, fatti di là ritirare affinché non fossero presi in mezzo e sopraffatti,
tanto più che i tumultuosi che erano al di là del ponte si procurarono il
passo per entrare in città, guadando il fiume.
Il loro
intendimento era quello d’invadere la Sottoprefettura e di abbruciare i
registri dell’Agente delle Tasse.
La forza
armata ascendeva soltanto a 80 soldati e di ciò approfittarono per invadere da
ogni parte il paese, atterrando i cancelli in ferro alle porte della città…e
insalendo su per le mura con scale a piuoli. Il Colonnello concentrò le poche
forze nelle adiacenze della Sottoprefettura. Fu quivi che la gran massa di
popolo cercando di far impeto, il Colonnello gli fece per ben due volte caricare
alla baionetta dopo le fatte intimidazioni e dieci o dodici dei tumultuanti
rimasero feriti.
Anche a
diversi soldati toccarono bastonate e sassate…”
(Dal
Sottoprefetto di Borgotaro al Prefetto di PR in data 12.1.1869).
Da: Ar lünariu burg'zan 2006 di Giacomo Bernardi
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