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La vita, un tempo, a Borgotaro

 

Perché questa ricerca?

 

 

Alcuni anni fa, era il 1991 centenario della morte di Mozart, 
l'Ass. Emmanueli organizzò una visita in Austria. 
A Vienna prenotammo una guida austriaca e con lei, 
dopo aver visitato la città, ci recammo 
alla Chiesa dei Cappuccini, luogo frequentato 
dai parmigiani per via che vi è la tomba di Maria Luigia.

Accanto vi è anche quella di Elisabetta, Imperatrice d'Austria, meglio conosciuta come "principessa Sissi".
La guida ci parlò di lei, terminando col dire che Sissi era stata assassinata da un anarchico che l'aveva accoltellata a Ginevra.

Quando uscimmo, mi avvicinai alla guida dicendo: -Lo sa che l'uomo che ha ucciso Sissi era del nostro paese?
Non l'avessi mai detto. Mi fulminò con lo sguardo e da quel momento non mi rivolse più la parola, nonostante io fossi il capocomitiva.

Due ore dopo, ci salutammo. 
Le dissi: - Guardi che quell'uomo era nato in Francia, non aveva imparato da noi a commettere quelle cose.
Rispose freddamente: - Buon viaggio".

L'atteggiamento della guida non mi aveva meravigliato, conoscendo quanto gli austriaci siano legati al ricordo di Sissi. Mi meravigliò molto, invece, il fatto che quasi tutta la nostra comitiva nulla sapeva della storia di Lucheni, nonostante la nostra Associazione nel 1976 avesse pubblicato un libretto dal titolo: 1898: l'Imperatrice d'Austria assassinata da un anarchico valtarese", a cura di Camillo Delmaestro.

Allora con gli amici dell'Associazione dissi: "Bisognerà che su questa storia riscriviamo qualcosa, visto che il libro di Camillo è esaurito". 
Ne avevamo stampate una cinquantina di copie. 
Più che di un libro, si trattava di 12 pagine ciclostilate, con una copertina cartonata fatta stampare in tipografia. 
Un libretto, quindi, ma come leggerete molto prezioso.

Sono passati molti anni dalla quella visita in Austria e l'idea è rimasta tale, non si è concretizzata.

Ora, però, mi sono messo all'opera grazie anche ad un prezioso regalo del mio amico Jean Pierre Gasparini che da Parigi, qualche anno fa, mi ha inviato "Le memorie di Luigi Lucheni",  edite nel 1998.

Qualcuno potrebbe pensare che di quel fatto ormai si conosca tutto, o quasi. Invece credo che ci siano molti aspetti da approfondire.
Ad esempio sulla vicenda che riguarda la madre dell'assassino:  Luigia Lacchini, di Tombeto (Albareto).
Molti l'hanno definita in modo superficiale: pastorella, servente, fantesca. Nessuno però ha voluto, o potuto, consultare i registri anagrafici del Comune di Albareto. Nessuno ha voluto, o potuto, consultare gli archivi parrocchiali della zona, come io ho potuto fare
La vicinanza ai luoghi, mi ha favorito.

Chi la chiama pastorella, sapeva forse che all'epoca aveva 25 anni?
Chi la dice serva, sapeva che suo padre era un mugnaio?
Che i Lacchini erano una famiglia con grandi tradizioni e che non avrebbero mai mandato una figlia a fare la serva o la fantesca?
E come mai nessuno, dico nessuno, ha mai parlato della persona che ha messo incinta Luigia, tanto da costringerla a fuggire in Francia?

Solo Camillo Delmaestro ha potuto scrivere il nome della famiglia presso la quale Luigia era ospite. E grazie a lui, ho potuto approfondire le mie ricerche sulla potente famiglia dei Brandini di Folta, all'interno della quale si deve cercare il padre di Luigi Lucheni.

Le notizie riferite da Camillo sono di prima mano. Infatti sono state raccontate a lui da don Enrico Musa, vecchio parroco di Codogno, quando Camillo, subito dopo la guerra era insegnante in quella frazione.

Ecco  perché il suo libretto è prezioso.

  Bozze del libro

0-Copertina provvisoria

1-Prologo

2-L'attentato
3-Luigia Lacchini da Tombeto
4-A Parigi
5-L'orfanatrofio di Parma
A Varano de' Melegari

 

 

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