La datazione più antica 

Quando, all'inizio del VII° secolo, San Colombano fondò un monastero a Bobbio, nel piacentino, ottenne dai re Longobardi vasti possedimenti in Val Taro e fra questi quella che diventerà la "Curtis Turris", uno dei più cospicui e redditizi possedimenti di quel monastero immune.
Di quei beni, i Platoni divennero potenti livellari, una sorta di fattori, e piano piano, approfittando del declino di quel cenobio, si appropriarono di quelle terre che avevano in custodia.

Divennero così i feudatari della valle. Tra il X e l’XI secolo, Plato Platonis, miles auratus, fece della Val Vona il suo rifugio sicuro elevandovi numerosi castelli e altre opere di difesa.

Di tutto ciò, in Val Vona, rimane soltanto qualche rudere del castello di Termini e qualche traccia di Castel Platono. Per il resto nulla, se non questa lapide che aggiunge, ai molti, anche il mistero di una cappella  che non è dato di sapere dove si trovasse.

Posta sulla facciata di una casa di Caffaraccia, non si sa, con precisione, dove e quando la lapide sia stata trovata.

Il testo che, con molte abbreviazioni, accompagna lo stemma di famiglia, fa riferimento ad una “capella” fatta costruire dagli eredi del fu Baldo Platoni nell’anno 1462.

Lo stesso può essere così ricostruito:

 

T[he]bal[dus] P[latonus]

HANC CAPELAM FECERUNT HEREDES Q[UONDAM] NOBILIS BALDI DE PLATONO IN MCCCCLXII

Ossia:

QUESTA CAPPELLA VENNE ERETTA DAGLI EREDI DEL FU NOBILE BALDO PLATONI NEL 1462.

Una cosa è certa: nel nostro comune, a tutt’oggi, nessuna datazione risale tanto indietro nel tempo.

 

 

Torna alla pagina iniziale        Torna a: qualcosa che conosco