|
Quando eravamo francesi(1804-1814) (parte 2) Gli
avvenimenti descritti trovano puntuale conferma negli appunti lasciatici da un
altro parroco della zona: don Antonio Gennari, parroco di Pieve di Campi. In
un fascicoletto dal titolo " Memorie
di fatti parziali avvenuti in questa Parrocchia e generali avvenuti in questi
paesi e altrove", scrive: "Il
giorno 26 maggio dell'anno 1799, trovandosi un piccolo staccamento di Tedeschi[1]
a Borgotaro, Bardi e Compiano, un grosso corpo di truppe francesi, Liguri e
Cisalpine[2]
collegate assieme in giorno di Domenica discese dal Monte di Cento Croci
calcando la strada mulattiera sino a Spallavera di San Quirico, da dove
adocchiando un piccolo corpo di Tedeschi che sulla ghiaia della Gotera[3]
unitamente ad un gruppo di miliziotti nostrali[4]
avviavasi a detto monte Cento Croci, calò rapidamente alla detta ghiaia della
Gotera per cominciare la disputa coi detti Tedeschi e miliziotti nostrali che,
conosciuti i nemici ed assalitori voltarono i passi verso il Palazzo della Brugnè
ove seguì un ostinato fucilamento da ambedue le parti senza morte di un uomo. I
miliziotti nostrali si dissiparono, et obierunt unusquisque in domum suam[5],
i Tedeschi inferiori assai di numero ai Francesi ritiraronsi a Borgotaro e
serrarono le porte, e a notte avanzata partirono secretamente e s'incamminarono
alla volta di Parma e così la mattina seguente[6]
i Francesi non trovarono più ostacoli a detto Borgo che fu obbligato a
provederli d'ogni maniera di viveri. Dopo tre giorni arrivò altra numerosa truppa
francese discesa da Cento Croci che divisa in due colonne, una calò alla
parrocchia di Campi, e l'altra transitò per la Costa della Marzola, calò a
Boniceto e passò in seguito nel piazzale di questa chiesa e tenendo la strada
del Cornale[7] andò a unirsi con la
colonna arrivata a Campi, ove si accamparono nei boschi castaneati di La Valle,
la Pellizzera, Cacciaguerra e Menino in veduta del Castello di Compiano
presidiato da centoventi tedeschi all'incirca. Sarebbe una memoria seccante l'indicare i danni
particolari e generali arrecati in tali circostanze dalle truppe francesi, e
tedesche per vivere e per alloggiare sotto baracche formate con colonne e scorze
di castagno che il ferro niente perdonò alla più bella e migliore alberatura,
e il danno per questo solo titolo faceasi montare a duemila scudi di Francia. La mattina dell'11 giugno essendo calato giù dall'anzidetto monte di
Cento Croci altro corpo di truppa Francese
(tutti quei corpi formavano la
divisione del Generale Victor, che passò a Campi) ed unitosi all'accampamento o
armata di Campi, alloggiarono in questa canonica nove Ufficiali francesi, ed un
colonnello con sei soldati di loro servigio, ove tutti pranzarono in questa
saletta. Tutta la truppa andò poscia a Borgotaro, ove pernottò[8],
indi passò a Parma per unirsi all'armata di Mac Donald in ritorno da Napoli per
battere i tedeschi e Russi. Ma come si sa alla famosa battaglia della Trebbia
che durò tre giorni, fu invece battuto e sconfitto". Le
preziose testimonianze tramandateci dai due parroci, trovano ulteriore conferma
in alcune lettere che la Comunità invia al Duca. La
prima è dell'11 agosto 1799 e dice: "…indotti
dal peso delle circostanze si fanno coraggio […] di rappresentare alla Sovrana
Vostra comprensione lo stato del bisogno urgente ove si ritrovano di essere
soccorsi di frumento e di melica per la somministrazione del Pane e foraggio
alle Truppe Austriache che sono per transitare ed alloggiare nel nostro
Territorio. L'attuale siccità sottrae anch'essa il comodo della macina per cui
fa desiderare col frumento, la provvidenza che fosse macinato e ridotto in
farina …" Si
aggiunge pure che "…le forze della
riferita popolazione ormai più non reggono dopo le longhe prestazioni fatte
alle Potenze belligeranti…" In
un'altra lettera del 2 settembre si chiede ancora una volta il permesso di poter
acquistare vino forestiero poiché "…la
popolazione di Borgo Taro trovasi al sommo sprovveduta di vino tanto venale[9]
quanto per uso delle particolari famiglie attese la consunzione di esso fattasi
in occasione del passaggio e dimora delle truppe estere". E
ancora qualche giorno dopo si fa presente che "li
continui soccorsi prestati dalla Comunità di Borgo Taro alle Truppe delle
Potenze Belligeranti hanno esaurito non solo il Civico Erario, ma la prima Tassa
di provvisionale sovvenzione dalla Reale Vostra mente convalidata…La
giornaliera sussistenza di replicate gravi spese onde provvedere ai nuovi
bisogni delle dette Truppe, toglie ogni mezzo onde coprire il vuoto dei lunghi
debiti contratti a fronte di una viva pressante necessità…" e si
chiede la facoltà di imporre un secondo prestito. Non
c'è da meravigliarsi se in tali frangenti, molti consiglieri della Comunità
disertassero le sedute dei Convocati. Queste assenze che spesso invalidavano le
riunioni proprio nel momento in cui gli avvenimenti richiedevano decisioni
urgenti e importanti, furono causa di malumori da parte dei più assidui, tanto
che il 2 dicembre 1799 il Console chiedeva al Duca di convalidare le decisioni
assunte nell'ultimo "comunitativo
convocato" anche se non legittimato "dal
numero prescritto dalle statutarie disposizioni". E continuava: "Quei
doveri che corrono ad ogni buon cittadino di prestarsi per la Sua Patria,
animati le tante volte dal vivo spirito delle superiori provvide cure, o sono
estinti o sono non curati per la colpevole indolenza di molti degli individui
della Comunità. Fa ribrezzo nel cuore dei buoni a vedere il disordine cotanto
moltiplicarsi. Arrestatelo o clementissimo Principe…arrestatelo senza dimora e
quando vi sia Persona tanto ritrosa che offenda le leggi, non sia questa per
isfuggire il peso del meritato castigo". La
risposta immediata del Duca(da completare) Natale
di guerra, fu quello del 1799, per i Valtaresi, o meglio, se non di guerra vera
e propria, tuttavia trascorsa con truppe straniere in casa. E'
del 24 dicembre l'ultima lettera di quel burrascoso anno che dal Borgo parte per
Parma. In essa si può leggere: "Per
la vicinanza che resta tra Borgo Taro e la Fortezza di Compiano ove risiede la
guarnigione austriaca, aumentata in oggi dal Battaglione Paulich, risente la
Comunità di detto Borgo fortissimi pesi alle requisizioni del Comandante di
quella fortezza, non solo per le diverse già fatte somministrazioni di farine,
ma segnatamente per le vetture e trasporti. Le sue forze sono giunte al maggior
grado di ristrettezza e non è possibile a poter reggere più oltre dopo tutti
gli aggravi che ha dovuto soffrire in tutto il decorso autunno". Nella
lettera si chiede che i trasporti, sempre a carico dei Borghigiani, vengano
invece suddivisi tra i due comuni e che quei del Borgo siano obbligati a farli
fino al confine della loro giurisdizione e cioè fino alla località detta la
Casa Bianca.[10]
Don Varsi, che per molti segni appare filoimperiale, nel suo diario a mo' di
chiusura degli avvenimenti di quel memorabile 1899, e quasi a voler sintetizzare
l'intera vicenda, scrive: "…acquistatosi
poi dagli Austro-Russi terreno e recatisi nel Genovesato, i Francesi non si sono
più veduti", anche se le cose non andarono secondo i suoi desideri.
Infatti è costretto suo malgrado a proseguire il diario di questa guerra tutt'altro
che finita E lo fa con grafia più minuta del solito, e senza accenno a
particolari, quasi a voler nascondere, o comunque minimizzare l'accaduto. Scrive:
"Nel decorso della seconda settimana
di quest'anno 1800, partiti dalla Liguria alcuni Tedeschi, parte in Compiano,
parte in Bardi e centottanta in Borgo Taro, si sono ritirati senza sapersi il
preciso motivo. Finalmente ebbero la grazia di essere lasciati partire da buoni Francesi
e così dopo essersi vantati d'avere in pochi giorni acquistata l'Italia, in
minor tempo l'hanno subito perduta". E
questo è un poco il succo dell'intera vicenda, come la vide don Varsi. Che
cosa era accaduto da cambiare il corso degli avvenimenti? Come mai le Potenze
coalizzate dopo aver riconquistato, in breve tempo, tutti i territori da poco
perduti, stavano ora battendo in ritirata, non solo nella nostra valle, ma in
ogni parte d'Europa? Avevamo
lasciato Napoleone e la sua Armata in Africa, privi di flotta per poter
ritornare. Venuto a conoscenza di quanto stava accadendo in Europa, decise di
rientrare senza truppe ed eludendo la stretta sorveglianza degli Inglesi riuscì
a salpare e a sbarcare in Francia, insieme a pochi compagni, tra i quali Junot,
un personaggio del quale dovremo riparlare. Approfittando
della sua popolarità, Napoleone pensò d'impadronirsi del governo: così,
ingigantendo i pericoli di complotti, si fece assegnare i pieni poteri militari
per la difesa della Costituzione. Il giorno seguente fu proclamata la
soppressione del Direttorio e venne creato un governo provvisorio, retto da tre
Consoli, con l'incarico di preparare una nuova Costituzione che venne ben presto
approvata. Essa prevedeva che il potere esecutivo fosse in mano ad un Consolato
composto di tre Consoli, tra i quali uno (Primo Console) avrebbe avuto l'autorità
di un monarca: naturalmente l'incarico di Primo Console se lo prese Napoleone. Sistemata
la situazione politica interna francese, si apprestò a combattere le forze
della seconda Coalizione. Come al solito entrò in scena in modo imprevedibile:
mentre l'esercito austriaco in Italia, gravitava verso al Liguria, egli valicò
le Alpi in una zona impervia: il passo del Gran San Bernardo. Piombò così alle
spalle degli Austriaci, ma anziché attaccarli, puntò su Milano per chiuder
loro la possibilità di ricevere aiuti e rinforzi. Dopo di che, il 14 giugno
attaccò di sorpresa a Marengo, riportando una nuova vittoria. In breve
l'esercito francese dilagò nuovamente per l'Italia e si ristabilì ben presto
la situazione precedente. La
notizia è importante ai fini della nostra narrazione poiché, in compenso di ciò,
alla morte del nostro Duca, nel Ducato di Parma si sarebbero definitivamente
insediati i Francesi. * Rifacciamo
un piccolo passò indietro con la speranza che il lettore si sia accorto come
spesso siamo costretti ad anticipare le grandi linee della storia, per poi
meglio ritrovarci nel narrare i particolari fatti che riguardano da vicino la
nostra valle. D'altra parte ben difficile sarebbe il capire alcuni avvenimenti
locali, senza avere una chiara visione di quelli generali. Abbiamo
detto che quello del 1799 fu un Natale di guerra, ma le cose non cambiarono con
il nuovo anno e già nel giorno dell'Epifania la Comunità si rivolgeva al Duca
per fargli presente che "dopo il
prestito forzato di 4.000 zecchini […]si vide coinvolta, per la sua località,
da aprile a questa parte, nella guerra, senza chiedere dal Paterno Vostro Cuore
una qualche provvidenza che minorasse la deprecabile sua condizione pel continuo
passaggio e permanenza delle truppe Belligeranti […]. Cessate ben presto le
pubbliche risorse ed esausti col mezzo di requisizioni e ripetuti sussidi d'ogni
genere, le facoltà dei suoi abitanti, si vede in oggi nell'impossibilità di
poter secondare da per sé sola le continue spese che segnatamente occorrono per
i Quartieri d'Inverno[11]
presi in Borgo Taro da una porzione del Battaglione Imperiale Taic-Bonat […]
implora quindi la Comunità un sussidio in contante che basti ad assicurare la
buona armonia delle Truppe cogli abitanti, la sussistenza delle famiglie
miserabili impiegate in serviggio dell'armata, e messe a carico di questo
Pubblico". Fare
commento Le
cose non migliorarono perché nuovamente il 22 gennaio la Comunità si lamentava
che "…non ha avuto chi la soccorra
nel corso della triste vicenda di una Longa Guerra, e fra lo sterile delle sue
montagne sospirosa attende un qualche sollievo […]. Di già buona parte degli
abitanti delle campagne, vinti dall'inopia, i propi beni e le case loro hanno
abbandonato per procacciarsi un qualche ristoro in estere contrade e forse che
tal sorte aspetta molte famiglie ancora dei Possidenti [...] stendete A.V.R il
Vostro Braccio che ci sostenta dall'ultimo punto fatale delle nostre sventure". Fare
commento Proprio
in quei giorni in valle tornavano i Francesi. Non si hanno notizie di fatti
d'arme, ma è probabile che gli Austriaci abbiano lasciato il Borgo senza
combattere, Non è però escluso che tanto gli Austriaci nell'abbandonare la
valle, quanto i Francesi nel rientrarvi, si siano lasciati andare alle solite
violenze e razzie. Lo
lascerebbe intendere una lettera del Console di Borgo Taro con la quale egli
chiede "…per ristorare con le granaglie l'inopia delle famiglie […] la
facoltà di provvedersi, a contante, nella città di Parma, munendo la Comunità
dell'opportuna licenza di estrarre dalla Città e Ducato, fino al proprio
territorio". Con
ogni probabilità le riserve, sia di viveri che di denaro, erano ormai veramente
esauste ed il 2 giugno in risposta ad una lettera del Duca, il Console Maggiore
Angelo Boveri scrive: "La Comunità
di Borgo Taro si è incaricata delle più sollecite cure col mezzo di diversi
suoi deputati per rinvenire dai maggiori Benestanti del Paese e delle Ville del
suo Territorio, quel gratuito soccorso di denaro che a termini della Sovrana
insinuazione doveva impiegarsi a riparo delle indigenti famiglie di detta
giurisdizione". La lettera continua facendo presente che si è anche
proposto di ricompensare con gli interessi coloro che avessero prestato denaro,
ma "…non s' è trovato alcuno
imprestante, per essere li Possidenti anche migliori, inabilitati dall'impotenza
loro cagionata dalla tenuità dei redditi percetti, e dalle gravissime spese e
contributi pubblici di ogni genere che hanno dovuto sostenere in occasione della
guerra attuale". Par
di capire che la guerra, ormai lontana, abbia tuttavia lasciato delle ferite
gravi. E ciò è comprensibile per una terra che a sufficienza, e anche più,
produceva per i suoi abitanti, ma non per sfamare migliaia di soldati. E'
ora tempo che ci concediamo una pausa ed anziché seguire il corso degli
avvenimenti, chiarire invece al lettore l'organizzazione della nostra
Giurisdizione, cercando di dare se non un volto, almeno un nome alle persone che
ricoprivano le cariche più rappresentative. Era,
quella di Borgo Taro, una delle giurisdizioni più importanti del Ducato. Oltre
il Borgo, il territorio comprendeva le seguenti Ville o Comunelli: Brunelli,
Porcigatone, San Martino, Caffaraccia, San Pietro, Tiedoli, San Vincenzo,
Valdema, Rovinaglia, Pontolo, Baselica, Gotra, Buzzò, Albareto, San Quirico,
Campi, Pieve di Campi, Tombeto, Groppo, Caccarasca, Folta e Codogno.
Praticamete se si escludono Belforte e Gorro, allora sotto Berceto, la nostra
Giurisdizione comprendeva i territori degli attuali Comuni di Borgotaro e
Albareto. La
popolazione del Capoluogo (comprese le località in Sinistra e Destra Taro
appartenenti alla Parrocchia di San Antonino), era di 2.368 abitanti, mentre
quella dell'intera Giurisdizione era di 8.834 abitanti. Siamo
nuovamente debitori verso don Varsi per averci egli lasciato, nel suo diario,
l'elenco delle varie parrocchie con l'indicazione del numero dei rispettivi
abitanti, che riportiamo: Borgotaro
San Antonino 2.368 Le
parrocchie segnate con l'asterisco non facevano parte, come non lo fanno
tuttora, della Diocesi di Piacenza. Pertanto Don Varsi ne riporta la popolazione
complessiva( 1538 abitanti) che abbiamo cercato di suddividere, tenendo conto di
alcuni parametri che possono anche non essere condivisi. Se
consideriamo che la popolazione dell'intero territorio italiano di quel tempo
era valutata intorno agli 11 milioni, appare evidente l'importanza del nostro
comune con i suoi 8.834 abitanti. Una semplice proporzione, basata sull'attuale
popolazione italiana, farebbe corrispondere il comune d'allora ad un odierno
comune di circa 50.000 abitanti. "Sottoposta da me a S.A.R la Tabella del nuovo Reggimento formato per
l'anno corrente da codesta Comunità, e da V.S. trasmessa con suo foglio in data
2 dello stante, ha confermato la nomina del Maggiore Angelo Boveri nella carica
di Console, e ad un tempo in approvare in Consiglieri Civici il dott. Luigi
Costamezzana, Sindaco; Capitano Francesco Piccinardi; Tenente Domenico
Stradelli; Domenico casali; Cesare Bocci; Stefano Misuracchi; Antonio Celio;
Celio Celi; Livio Cassio; Domenico Boveri; Gian Agostino Fenaroli e Giovanni
Borella. In Consiglieri Rurali il Capitano Giuseppe Costa di Tiedoli; Ajutante
Pellegro Corbelletta di Tombeto; Mario Costella di Costerbosa; Agostino Agosti
di Folta; Carlo Costella di San Pietro; Agostino Sabini di Monti del Groppo;
Sergente Bartolomeo Ricci di Cazembola; Antonio Antolotti di Porcigatone; Paolo
Baruffati di San Vincenzo; Innocenzo Baduini di Gotra, Michele Zampiccinini di
Campi; Sergente Gio Batta Capitelli di Pieve di Campi. In Cancellieri Ragionati dottor Antonio Rivara e Luigi Zino. In Difensore dei Pupilli dottor Vincenzo Boveri; in Vicari di
Provvigione Cesare Bocci e Antonio Celio; in Fabbricieri Livio Cassio e Domenico
Boveri; in Computisti Civici Silvio Piccinardi e Domenico Fenaroli; in
Computisti Rurali Tenente Gio Leonardi e Michele Bosi; in Stimatori Andrea
Spagnoli e Bartolomeo Spagnoli; in Stradaroli Andrea Gavaini e Francesco Delnevo
e in Campari Vincenzo del Chiappo e Vincenzo Spagnoli. E finalmente per le due Congregazioni alle quali presiede il Giusdicente:
per quella di Sanità il Maggiore Angelo Boveri, Console; il dottor Luigi
Costamezzana Sindaco; il Tenente Domenico Stradelli e Domenico Casali. E per
l'altra, d'Annona il Maggiore Angelo Boveri Console, il dottor Luigi
Costamezzana Sindaco, Antonio Celio e Stefano Misuracchi. Dovrà Ella dunque rendere di tutto ciò intesa l'accennata Comunità
per sua regola, e conforme adempimento con stima…" Praticamente
con la "Tabella del nuovo Reggimento" si fissavano, ogni anno, i nomi e
quindi le competenze di coloro che avrebbero avuto la responsabilità del buon
andamento della vita della nostra Comunità. [1] E' curioso notare come anche questo parroco usi sempre il termine "Tedeschi" per indicare le truppe austriache. [3] Il fiume Gotra. [4] Come si vede c'erano Italiani dall'una e dall'altra parte dei contendenti. [5] Se ne andarono ciascuno alla propria casa [6] Anche don Gennari conferma che l'ingresso al Borgo avvenne il mattino seguente. [7] Così detta per la presenza dell'Oratorio del Cornale. [8] Ecco spiegato il motivo per cui i Tedeschi accampati a Pontolo anziché attaccare Borgotaro se ne tornarono a Parma. [9] Da vendere da parte degli osti. Torna all'home page Torna a Laboratorio Torna a Quando eravamo francesi |
|
|