L’antefatto

Con la conquista di Borgotaro, avvenuta nella seconda metà del giugno 1944, le formazioni partigiane valtaresi liberano e presidiano una vasta zona che comprende i territori dei Comuni di Bedonia, Borgotaro (con Albareto), Compiano, Tornolo e Valmozzola, dando vita a quella luminosa esperienza che viene ricordata come “Territorio Libero del Taro”. Ai comuni citati, vanno aggiunti quelli contigui di Bardi, Varsi, Varano Melegari, Varese Ligure e S. Stefano d’Aveto, anch’essi sottratti ad ogni presenza nazi-fascista, così che la superficie complessiva liberata ammonta a circa 20.000 Kmq, con una popolazione di circa 40 mila unità.

 L’occupazione, in particolare, dell’Alta Valtaro assume un importante valore strategico.

-         Viene impedito ai tedeschi l’utilizzo della linea ferroviaria Parma-La Spezia, di fondamentale importanza per far giungere armi e rinforzi al fronte di guerra.

-         Vengono interrotte, anche colla distruzione del ponte sulla Manubiola, le comunicazioni stradali tra Parma-Berceto e la Valtaro.

-         Vengono bloccate, anche qui con la distruzione di alcuni ponti, le strade che, attraverso il Bocco e il Centocroci, collegano la Pianura Padana con la Liguria

-         Le Brigate Partigiane, partendo dalle zone libere, con le spalle coperte, possono con maggior facilità attaccare truppe e mezzi che transitano lungo la strada della Cisa, la via di comunicazione più importante che collega il mar Tirreno e la Pianura Padana.

-         Tutto questo rallenta e rende più vulnerabili i movimenti di truppe, armi e materiali diretti al fronte tirrenico.

 

E’ quindi del tutto naturale che il Comando tedesco assumesse decise iniziative per porre termine ad una situazione che stava provocando ritardi, difficoltà, danni, anche di immagine, a quello che era ritenuto il più forte esercito del mondo.

La reazione non si fa attendere. L’attacco al Territorio Libero del Taro si articola in due fasi: in un primo momento si assiste a puntate robuste con utilizzo di truppe scelte, dotate anche di armi e mezzi pesanti, nel tentativo di saggiare le capacità di difesa delle forze partigiane, ma anche di  penetrare nel territorio e creare delle teste di ponte in zone strategiche.

Questi tentativi, come vedremo, falliscono e allora il Comando Tedesco decide di investire l’intera valle gettando nell’impresa migliaia di uomini che  simultaneamente l’invadono da diverse direzioni. Lo scopo è quello di liberare il territorio, ma anche quello, più ambizioso, di chiudere in una trappola le formazioni partigiane e distruggerle. Resteranno a mani vuote, perché i partigiani riescono a sottrarsi allo scontro.

Così gli invasori non troveranno di meglio che sfogare la loro rabbia, la loro cattiveria, la loro delusione sulle persone indifese e innocenti.

In quel terribile luglio 1944, nei boschi, nei campi, nelle abitazioni, sui cigli delle strade, oltre cento saranno i civili vittime della ferocia nazi-fascista.

 

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