|
La tazzina di Hiroshima
Chi, a Borgotaro, non conosce Paul Manferdelli? D'indole pacifica, riservato,
di poche parole, sta oggi godendosi un più che meritato riposo dopo decenni
trascorsi alla guida di autotreni. Pochi, tuttavia, sanno che Paul ha alle
spalle un passato da Marine, il glorioso corpo da sbarco americano.
Paul nasce negli USA e quando scoppia la seconda guerra mondiale ha vent'anni.
Viene quindi arruolato, come tanti altri, e destinato, dopo l'addestramento, in
Australia.
Brutta sorte: sarà impiegato sul fronte del Pacifico in una guerra
interminabile per difendere e rioccupare isole e isolotti, fatta di sbarchi e
combattimenti contro i giapponesi, soldati tenaci, ben armati e fanatici.
Natale 1943: mentre negli USA si fa festa, Paul e i suoi amici s'imbarcano per
la prima azione. Il giorno di Santo Stefano sbarcano a Port Moresby, in Nuova
Guinea, per cacciare i giapponesi. E' solo l'inizio di una serie interminabile
di sbarchi, di assalti e controassalti che vedono il reggimento di Paul
percorrere i mari del Sud, dall'Australia a Giappone. Via via, infatti, il
reggimento conquista Aitape, quindi l'isola di Biak, per passare poi alla
conquista delle Filippine: Zamboanga, Mindoro, la mitica Mindanao. Poi è la
volta del Borneo e dell'arcipelago di Sulu. Nomi che oggi si pronunciano in un
baleno, ma che Paul associa ad assalti furibondi e ai tanti amici lasciati per
strada. L'ultimo sbarco è nell'isola di Giolo, di fronte al Giappone. Per il
reggimento di Paul la guerra nel Pacifico è finita. Ci si ferma nell'isola per
attendere la resa definitiva del Giappone, che avviene, purtroppo, soltanto in
seguito all'esplosione delle atoniche(agosto 1945).
Nel settembre, il reggimento viene inviato a Kure, un centro a poco più di 20
Km. da Hiroshima.
Tra i commilitoni la curiosità di vedere la città devastata è tanta. Hanno
sentito vagamente parlare di atomica, vorrebbero vederne gli effetti.
Naturalmente Hiroshima è tabù per tutti. Finché un bel giorno Paul e alcuni
amici, "i più esperti", trovano il modo di soddisfare la loro
curiosità.
Eccoli a Hiroshima. Ricorda Paul: "Quando ci si presentò quell'orribile
spettacolo, continuammo a guardarci l'un l'altro e per più di un'ora nessuno
aprì bocca. Davanti a noi un'immensa distesa piatta di macerie lunga chilometri
e chilometri, con un solo palazzo in acciaio sventrato, rimasto in piedi, alberi
scheletriti carbonizzati, stranamente ancora al loro posto. Un silenzio pauroso.
Sulla spalliera di un ponticello annerita dall'ondata calorica seguita
all'esplosione, la sagoma chiara di un cavallo che traina un carro, presenti al
momento dell'esplosione e che hanno impedito il passaggio dell'onda. Più avanti
un uomo con la parte destra del viso completamente piagata e l'altra sana. E poi
la tazzina: da un lato, quello colpito dall'ondata termica, annerita, bruciata;
dall'altro normale.
Di Hiroshima, in tasca, non m'è rimasta che questa, ma nel cuore un ricordo, o
meglio un incubo che spesso mi ritorna alla mente".
Paul scuote la testa e guarda lontano, giù verso il Taro, quasi rivedesse
Hiroshima, o meglio quello che era rimasto di una grande e popolosa
città.

(Da: Ar lünariu burg'zan 1985)
Torna all'home page
Torna a Lunario Torna
a scritti
|