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La vita, un tempo, a Borgotaro

 

La "commune" di Borgo Taro

Nel 1804 Napoleone Bonaparte divenne Imperatore dei Francesi e cominciò a rimodellare l'Italia secondo suoi disegni particolari, tanto che gli storici si trovano in perfetto accordo nell'affermare ch'egli amministrò sempre il nostro Paese come fosse una proprietà personale o di famiglia.

Costituì il regno d'Italia, del quale naturalmente si autoproclamò Re, comprendente tutta la Lombardia, le Tre Venezie e l'Emilia, con esclusione di Parma e Piacenza. Ad amministrarlo nominò come viceré il figliastro Principe Eugenio de Beauharnais; costituì il Regno di Napoli nominandovi Re il cognato Gioacchino Murat; creò il Principato di Lucca donandolo alla sorella Elisa. Nel Ducato di Parma aveva già in precedenza nominato un Amministratore Generale in nome della Francia: il Consigliere di Stato Moreau de Saint Mery. Piemonte e Liguria venivano incorporati nell'Impero Francese.

Tutto questo lo si può trovare in qualunque testo scolastico di storia moderna. Meno conosciuti sono invece gli avvenimenti che riguardano Borgotaro e sbaglierebbe di grosso chi pensasse ad una sorte comune del nostro centro con Parma.

Cittadini francesi

Infatti nel 1806, per ragioni militari, Napoleone staccò Borgotaro, Compiano, Bedonia e Bardi dal territorio degli ex-ducati per incorporarli nell'Impero Francese, assegnandoli al Dipartimento degli Appennini, nell'ambito della 28^ Divisione militare. Da quel momento, e fino alla caduta di Napoleone, i nostri vecchi divennero cittadini francesi a tutti gli effetti. Il Dipartimento degli Appennini aveva una Prefettura a Chiavari, Capoluogo del Dipartimento, ed una Sotto-Prefettura a Borgo Taro, sede di Arrondissement (insieme di più comuni).

A  Chiavari risiedeva il Prefetto Duval, a Borgo Taro (questa la dizione che si trova nei documenti del tempo) il Sotto Prefetto Francois Claude Heim, ambedue francesi. (Nel 1809 la sotto prefettura verrà spostata a Pontremoli).

Ma non si fermarono qui i mutamenti, in quanto Napoleone creò la "Commune" di Valdena che comprendeva tutti i territori sulla destra del Taro che oggi appartengono ai Comuni di Borgotaro e Albareto, con esclusione di quella parte che oggi forma la Parrocchia di San Rocco. La "Commune" di Borgo Taro vedeva invece i suoi confini estendersi fino al Ceno, incorporando tutta la zona di Gravago, Osacca, Noveglia ecc.

Gorro e Belforte, come si sa, entreranno a far parte del Comune di Borgotaro molti anni dopo.

Il primo "Maire" di Borgo Taro fu il dottor Giovanni Agazzi che subentrava al Console. Con lui collaborava "l'adjont"(vice-maire) Livio Cassio. Fu invece un certo Luigi Barbieri il primo "Maire" di Valdena.

Il passaggio all'Impero Francese comportò alcuni vantaggi e molti oneri. Le Amministrazioni locali vennero meglio organizzate con grande beneficio per i servizi; venne istituita l'Anagrafe i cui registri, in francese come tutti i documenti del tempo, sono tuttora custoditi presso l'ufficio del nostro comune; la gente poté godere di maggiori diritti e venne amministrata da persone nominate in base alle loro capacità e non al censo o al titolo nobiliare. Venne maggiormente diffuso l'uso della vaccinazione, riorganizzate le poste e l'amministrazione della giustizia, liberalizzati i commerci, mentre i capi famiglia venivano per la prima volta chiamati ad esprimere il loro voto nelle elezioni cantonali.

Per contro pesanti furono gli oneri. Le nostre popolazioni conobbero la coscrizione militare obbligatoria che porterà tanti giovani in giro per l'Europa al seguito delle Armate napoleoniche impegnate in continue guerre di conquista. Alcuni, come Antonio Leonardi, Francesco Basetti, Giovanni Boveri si faranno onore e dopo aver conquistato sul campo di battaglia i gradi di ufficiale, seguiranno la carriera militare. Altri non faranno più ritorno, morti in paesi sconosciuti, dopo essere stati costretti a combattere per uno stato straniero. Altri ancora torneranno carichi di malanni, feriti nel corpo e nello spirito.

Sommosse

Per sfuggire alla leva militare, i più si davano alla macchia e, braccati dai gendarmi francesi, erano costretti a vivere di rapine. Altri si strappavano i denti canini o si tagliavano le dita della mano destra. In tali condizioni non venivano arruolati in quanto i canini erano necessari per aprire le cartucce e le dita per rialzare il cane del fucile.

Le popolazioni non sempre accettarono supinamente le "novità" francesi, anzi la montagna piacentino-parmense diede vita, già nel gennaio del 1806, ad una sommossa che preoccupò grandemente Napoleone. A Bardi e a Borgotaro gli insorti assediarono per più giornate le truppe francesi asserragliate nei due castelli. Ci volle l'intervento di interi reparti militari provenienti da Chiavari e Genova, e l'invio a Parma del Generale Junot per reprimere nel sangue la sommossa. Non fu certamente casuale il fatto che, pochi mesi dopo, queste zone venissero incluse, come si è detto, nel Dipartimento degli Appennini.

La guerre costavano anche allora: Napoleone, tra l'altro, pagava bene i suoi soldati, e l'Italia venne usata come cassaforte dalla quale prelevare opere d'arte, granaglie e soldi. Così i nostri vecchi conobbero le requisizioni, specialmente di muli, a quei tempi essenziali mezzi di trasporto nelle nostre zone, ma anche tasse ed imposte di ogni genere: tra le altre resterà famosa quella sulle porte e finestre. Ancora qualche decennio fa si potevano riconoscere le case costruite(o comunque modificate) per le porte e finestre di aperture minime, così da risparmiare sulla tassa. Poiché, come s'è detto, l'amministrazione era molto efficiente, diventava impossibile, o quasi, ogni evasione.

Monasteri soppressi

Tra gli eventi negativi, quelli relativi alla soppressione degli ordini religiosi. Ben tra conventi erano presenti a Borgotaro: quello dei Domenicani, quello degli Agostiniani in San Rocco e quello delle Monache di San Paolo, nel luogo in cui oggi sorge il Cinema Farnese Tutti vennero soppressi. Perdite assai gravi in quanto, specie i Padri Domenicani, avevano svolto per secoli una funzione anche didattico-educativa a favore della gioventù borgotarese. 

(Da: Voce del Taro n.5 del 1989)

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