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La vita, un tempo, a Borgotaro

 

 

Cento anni di storia:

dal vecchio Asilo alla nuova Scuola Materna

(1891 - 1992)

di

Giacomo Bernardi

Cercheremo di ripercorrere, per quanto lo consentono i documenti e i ricordi, la storia dell'Asilo di Borgotaro e quindi della presenza tra noi delle Figlie della Carità o Vincenziane.

Asilo e Suore "Cappellone" sono a Borgotaro binomio inscindibile e non si può certamente discorrere dell'uno senza ricordare le altre e così procederemo.

Parlare del nostro "asilo", dizione ormai superata che tuttavia rimane tenacemente nell'uso quotidiano, magari dai più storpiato in "esilo", ricordo del dialettale "esilu", significa per ciascuno di noi aprire una lontana finestra di sensazioni, esperienze, emozioni, ricordi che per primi, forse, hanno segnato la nostra esistenza.

Negli anni passati l'andare all'asilo era infatti un momento forte dell'esistenza d'ognuno, come lo erano lo sposarsi e l'andare a militare.

Non si deve dimenticare che un tempo, prima dei tre anni di età, difficilmente un bambino aveva occasione di entrare in contatto con ambienti e persone al di fuori della propria famiglia.

Così accadeva che l'entrata all'asilo costituisse il primo vero impatto con l'esterno, spesso il primo incontro con la lingua italiana e con volti che non fossero quelli di casa. Per alcuni la prima conoscenza con le posate e l'esperienza di un pranzo regolare.

Da qui i ripetuti pianti, gli urli, i rifiuti, l'aggrapparsi alle lunghe e scure gonne delle mamme da parte dei bambini al loro primo approccio con l'asilo, per ribellarsi a quello che era un distacco momentaneo, ma che per loro assumeva le caratteristiche di un vero e proprio abbandono.

Ognuno di noi ha dell'asilo un ricordo personalissimo, legato agli anni e al contesto particolare del tempo in cui lo ha frequentato.

Siamo portati a pensare che i locali, i volti delle suore, le attività, i giochi, il mangiare siano stati esclusivamente quelli del nostro tempo e che niente di diverso ci sia stato prima e dopo.

Intendo affermare che è assai difficile svestirsi delle proprie personali esperienze, liberarsi dei propri ricordi per vedere invece nell'asilo un'istituzione, una struttura che ha, e ha avuto, una propria vicenda, una propria storia fatta di date, di mutamenti, di nuovi volti, di attività, di locali che via via nel tempo si sono profondamente modificati.

Non è stato facile, almeno per me, convincermi che l'asilo non era nato con Suor Teresa, che prima di lei c'erano state altre suore, che non sempre si era mangiato riso nelle ciotole di alluminio incastrate nei fori dei tavoli verdi, che la Maria d'Uson non era una specie di suora in borghese, nata anche lei con l'asilo.

Tracciare la storia di questa istituzione significa anche questo: dare un colpo di spugna alle nostre illusioni di sapere tutto, nella convinzione che l'asilo sia stato soltanto quello che abbiamo sperimentato, le suore unicamente quelle che abbiamo conosciuto, i locali quelli che ci hanno accolti tanti anni fa.

La storia dell'asilo, come ogni altra, ha una data d'inizio: 1° dicembre 1891.

In tale giorno, attestano i documenti, iniziava a funzionare la scuola materna di Borgotaro alla quale venivano assegnate due suore dell'Ordine delle Figlie della Carità, dipendenti dalla casa provinciale di Torino: Suor Celestina(Anna Donicelli) per l'Asilo e Suor Luisa(Luisa Ardissone) per l'annessa Scuola di Lavoro.

A Borgotaro le Figlie della Carità, da noi ribattezzate suore Cappellone, non erano certamente una novità. Infatti fin dal 1888 erano presenti presso il locale Ospedale Santa Maria e Lazzaro, e le nuove suore assegnate all'Asilo entrarono a far parte, canonicamente, di quella Comunità.

L'asilo aveva sede presso la casa detta "dell'Abate"1, situata in fondo a Via Battisti, allora Via di Mezzo, nell' edificio ancor oggi conosciuto con il nome di "Asilo vecchio".

Era amministrato da un Comitato composto da: Mussi cav. dott. Rufino2, Presidente; Varazzani ing. Attilio; Gasparini Giacomo Luigi; Bracchi Angelo e Brianti Cav.Vittorio3, Cassiere.

L'apertura della scuola materna era stata preceduta da analisi, studi, proposte ed esperimenti in parte falliti.

La Comunità aveva comunque avuto il merito, non da poco dati i tempi, di sollevare nell'opinione pubblica, fin dal secolo scorso, il problema dei bambini più piccoli.

In un periodo in cui la preoccupazione maggiore era indirizzata verso la realizzazione dell'istruzione elementare obbligatoria, ed il nostro Comune stava compiendo grossi sacrifici economici per dare una scuola, non solo agli abitanti del Borgo, ma anche a quelli delle frazioni, l'aver puntato l'attenzione sul problema dei più piccoli, a quei tempi normalmente dimenticati, non può che rendere onore agli Amministratori Comunali del tempo.

Il primo accenno, tra gli atti del Comune, lo si trova nel 1872 e precisamente nel verbale relativo alla seduta del Consiglio Comunale del 16 aprile. Nell'occasione si diceva, tra l'altro, che "...in questa città è oggetto di lamentazione la trascurata educazione e l'abbandono dei fanciulli" e si deliberava di "occuparsi onde formare un progetto che possa rispondere all'utilità morale e fisica dei fanciulli, compatibilmente colle finanze comunali".

In pratica veniva deciso che "si debba tendere ad ottenere ciò col mezzo delle maestre private, alle quali si dovrebbe perciò un compenso pecuniario dal comune, interessandole a raccogliere presso di loro i fanciulli tutti, senza pagamenti per parte dei genitori".

Queste maestre private dovevano, insomma, raccogliere nelle proprie abitazioni gruppi di bambini, per sottrarli all'abbandono.

Si dava altresì atto che molte famiglie facoltose si erano impegnate a versare un contributo per cinque anni, per far fronte alla spesa e comunque alleggerire gli impegni del Comune.

Si decideva anche che tutti i fanciulli d'ambo i sessi "dell'età dai tre ai sei anni debbonsi dai genitori o riguardare nelle proprie abitazioini, o mandare nelle suindicate scuole".

La fiducia nell'osservanza di tale decisione non doveva essere molta se, in calce alla deliberazione, veniva aggiunto che "nel caso i fanciulli si trovassero abbandonati per le vie della città, gli agenti comunali siano obbligati a mandarveli".

Pare quindi di capire che allora molti bambini, anche piccoli, stessero abitualmente per strada abbandonati a se stessi.

La conferma ci viene da quanto affermato dal Presidente del Tribunale di Borgotaro nel contesto della sua relazione annuale per il 1895. Scriveva infatti: " Io vedo, per esempio, che fra questa stessa popolazione urbana, la quale pure ha fama di laboriosa, molti fanciulli, e giovanetti, vengono continuamente lasciati vagare per le vie e per i dintorni in modo da contrarre abitudini d'ozio e d'indolenza, cosa questa certo assai funesta, che farebbe quasi desiderare non solo una legge contro il lavoro, ma anche una legge contro l'ozio dei fanciulli".

La somma stanziata dal Comune di Borgotaro fu di lire 800, somma che, tuttavia, non risulterà essere utilizzata nè per il 1873, nè per il 1874.

In merito agli impegni finanziari del Comune, nascevano infatti contrasti con l'autorità provinciale che voleva conoscere con precisione la quota che le "famiglie ragguardevoli" sarebbero state disposte a versare per quinquennio al fine di "avere un criterio stabile per valutare la spesa" e in particolare l'impegno del Comune nei futuri bilanci.

Di fronte alla impossibilità, da parte dell'Amm.ne Comunale, di poter rispondere in modo così analitico, tale da dover impegnare per iscritto molte famiglie, il Consiglio rinunciò all'iniziativa e polemicamente rispondeva, "facendo noto che gli ostacoli che sempre s'incontrano nel mandare ad effetto una sì nobile idea abbiano a scomparire, mercè la filantropia dei cittadini nel sottoscrivere offerte annuali" e contestualmente nominava un'apposita Commissione.

Dovranno comunque passare molti anni prima di vedere in funzione un asilo per il cui finanziamento un gruppo di cittadini aveva, nel frattempo, aperto una pubblica sottoscrizione.

Nel corso del Consiglio Comunale del 20 maggio 1890 si dava atto che "la cittadinanza con nobile gara ha sottoscritto azioni da L.100 e da L.5 per l'impianto di un Asilo Infantile" e che "altre volte si tentò di far nascere una tale utile istituzione, ma la mancanza di sufficienti mezzi fece naufragare ogni tentativo".

Si affermava inoltre che "oggi non si può nè si deve procrastinare l'istituzione di un Asilo che i tempi reclamano e nuovi bisogni impongono, tanto più che la mancanza di un Asilo in Borgotaro torna indecorosa per la città nostra..."

La Giunta Municipale "persuasa che il Comune non possa venir meno ad un dovere nè essere secondo ad altri..." proponeva al Consiglio di stanziare un congruo contributo.

Il Consiglio, invece, decideva che anzichè votare un concorso annuo come in passato, si deliberasse il pagamento di una somma per una sola volta, "per non vincolare il bilancio con uno stanziamento perpetuo" che avrebbe potuto ancora una volta far nascere difficoltà da parte dell'Autorità Provinciale.

Si decideva, pertanto, "di concorrere con la spesa di L.6.000 in modo da costituire un capitale fruttifero ed inalienabile acquistando una Cartella del Debito Pubblico nominativa, produttrice di L.300 annue, nette da imposta e vincolata a favore degli Asili d'Infanzia finchè questi abbiano vita".

Tuttavia continuavano a permanere grosse difficoltà ed infatti nella seduta della Giunta Municipale del 31 luglio 18914 si può leggere:

"...considerando che per opera di vari sottoscrittori si sta per istituire in questa città un Asilo Infantile, il quale mediante il concorso della locale benemerita Amm.ne Manara e del Comune avrà vita coll'aprirsi del novello anno scolastico;

considerando che quantunque sempre siavi stata spontanea gara nei cittadini nell'offrire per vedere istituito detto Asilo...tuttavia la somma raccolta è ancora ben lungi dal raggiungere quanto può occorrere...e quindi in attesa...dovrassi aprire l'Asilo sotto modestissime forme e condizioni, o limitando il numero dei bambini da ammettervi o sospendendo per ora la prestazione del vitto solita a darsi negli Asili;

considerando che nell'Assemblea generale dei Sottoscrittori tenuta il 21 corrente venne approvato lo Statuto e nominata la Commissione, alla quale fu dato ampio mandato di procedere all'apertura dell'Asilo e che coll'attuale rendita di L.1.500 annua ben poco havvi da ripromettersi richiedendosi tal somma per far fronte allo stipendio di una maestra direttrice, di due assistenti e di una inserviente"... tutto ciò premesso la Giunta si vedeva costretta a chiedere un sussidio "all'on.le Amm.ne Provinciale e alla benemerita Cassa di Risparmio Parmense".

Nel contempo la cittadinanza non cessava di impegnarsi in tutti i modi pur di raccogliere fondi. Presso il Teatro Comunitativo vennero anche organizzati appositi spettacoli al fine di raccogliere fondi. Lo si può dedurre dal "Rendiconto della gestione dell' Asilo Infantile dal 1/12/1891 al 30/7/1898" e precisamente in "un prospetto dimostrante le somme pervenute all'Asilo quando questo era ancora nelle aspirazioni". Il primo contributo citato, risalente al 1882, si riferisce infatti a L.143,70 sotto il titolo "Proventi di Accademia vocale e strumentale".

Lo stesso Re Umberto I invierà un'offerta di L.500.

Dal verbale della seduta del Consiglio Comunale del 31 ottobre 1891 si apprende che " a seguito delle offerte ricevute...finalmente l'Asilo Infantile che per tanti anni era nelle aspirazioni di tutti sta per essere aperto giacchè col 15 corrente giungerà la Maestra Direttrice, stata nominata dal Comitato".

Nella stessa deliberazione si dava atto che "il locale è approntato e l'arredamento necessario è quasi ultimato per cui ora altro non rimane se non a far fronte alle spese dell'arredamento pel quale il Comitato non trovasi avere sufficienti mezzi" e venivano stanziate dal Comune 500 lire.

Il primo giorno di dicembre del 1891, come già si è detto, si apriva il nostro asilo tanto atteso quanto necessario.

Un asilo quindi sorto non per iniziativa pubblica, ma per merito di un gruppo di cittadini e per le offerte di tanti Borgotaresi, alle quali si aggiunse il contributo del Comune e di altri Enti, tra i quali vale la pena ricordare l'Opera Pia Manara che mise gratuitamente a disposizione i locali.

Prima Maestra-Direttrice fu Suor Celestina, al secolo Anna Donicelli, mentre Suor Luisa, al secolo Luisa Ardissone, fu addetta al Laboratorio.

Non sappiamo quanti bambini lo frequentassero in quegli anni. Di certo conosciamo che i battezzati nella sola Parrocchia di San Antonino furono: 128 nel 1885, 119 nel 1886, 168 nel 1887.

Pur tenendo conto dell'alta mortalità infantile negli ultimi anni del secolo scorso, il numero dei bambini dai 3 ai 5 anni, quindi in età d'asilo, doveva essere, ogni anno, di circa 300 unità.

Di questi soltanto sessanta-settanta pensiamo frequentassero l'asilo nel corso dei primi anni di funzionamento.

I documenti d'archivio ci fanno sapere che "I bambini dall'apertura dell'Asilo al 30 luglio 1893, erano ammessi dietro il pagamento della tassa mensile di L. 2 col diritto alla minestra ogni giorno.

Dall'agosto di detto anno, la tassa fu ridotta a L. 1,50 e nell'asilo non si ammisero alunni con esenzione di tasse, se non nel 1894, quando cioè le condizioni economiche lo consentirono".

Ancora si apprende che "dapprima i posti gratuiti furono 10, quindi vennero portati a 15, poi a 20, ed ora(luglio 1898) il numero è salito a 32".

L'opera delle Suore della Carità dovette essere particolarmente apprezzata a giudicare dalla manifestazione di stima ed affetto che la Comunità espresse nei confronti di Suor Luisa venuta a mancare nel gennaio 1895.

In una deliberazione della Giunta Municipale del 10 Gennaio di quell'anno si legge: "per onorare la memoria di Suor Luisa Ardissone tanto come Direttrice e Maestra, quanto come cooperatrice all'erezione e al consolidamento della scuola di lavoro femminile, intervenga ai suoi funerali una rappresentanza del Municipio non che degli impiegati e le Insegnanti di questo Capoluogo e la Banda Cittadina. Che sia disposto per la di lei seppellitura nel cimitero nostro in luogo appartato, per ora in modo provvisorio, nel piano superiore del cimitero nella sepoltura N.3 nel lato est dell'edicola, il quale potrà divenire definitivo se il Consiglio Comunale vorrà assegnare la sepoltura alle Figlie della Carità addette a Borgotaro a varie istituzioni".

Qualcuno potrà senz'altro chiedersi in qual modo fosse organizzato l'Asilo di quei tempi, magari pensando che allora sia stato semplice "area di parcheggio" con finalità più assistenziali che formative.

Una risposta ci viene da un'attenta lettura dello "Statuto dell'Asilo Infantile di Borgotaro" pubblicato il 14 dicembre 1901.

Sono sì evidenti le finalità socio-assistenziali, giustificate da una realtà sociale caratterizzata da redditi famigliari di mera sopravvivenza, se non da casi di autentica povertà e miseria. Ed infatti lo Statuto stabiliva all'art.7 che "il Comitato nell'ammettere gratuitamente i bambini all'Asilo, deve preferire i figli dei più poveri e tra questi gli orfani di ambedue i genitori o di uno dei genitori". E all'art.9 che "quando, stante l'insufficienza dei locali, il numero dei concorrenti fosse superiore ai posti disponibili, l'ammissione deve farsi nell'ordine seguente:

1 - I bambini poveri, nel numero designato ogni anno dal Comitato, in ragione dei posti gratuiti disponibili.(Ciò significava, però, che molti bambini poveri, non in grado di pagare, restavano esclusi).

2 - Gli orfani

3 - Quelli che hanno maggiore età.

In caso di parità di condizione deve essere favorito il più povero".

E' però anche vero che all'art.6 si poteva leggere:"Se e quando le condizioni finanziarie dell'Asilo lo permettono, i bambini possono essere ammessi gratuitamente. Dei bambini delle famiglie più miserabili è fatta ammissione gratuita gradatamente, in proporzione del miglioramento delle condizioni dell'Asilo. Fino a che non si verifichi questa possibilità nelle risorse economiche, è ammesso gratuitamente quel solo numero di bambini poveri che corrispondono al numero dei posti gratuiti disponibili".

Par quasi si voglia fare una distinzione tra i bambini poveri e quelli delle "famiglie più miserabili"

Comunque sia, l'ingresso dei bambini poveri dovette essere, almeno inizialmente, assai modesto.

I documenti attestano che nei primi tre anni "non si ammisero alunni con esenzione di tasse", solo a partire dal 1894 se ne ammisero dieci, poi quindici e soltanto nel 1898 si arriverà a trenta.

Davvero poco in rapporto alla situazione socio-economica del Borgo di quei tempi e al numero dei bambini.

Lo scopo primario che l'Asilo si proponeva di perseguire era tuttavia quello dell'educazione e formazione dei bambini.

Lo Statuto si apre infatti con l'articolo che recita:"L'Asilo accoglie i fanciulli d'ambo i sessi di qualunque ceto, dai tre ai sei anni compiuti, per educarli, istruirli, sviluppandone le facoltà fisiche, intellettuali e morali". E ancora l'art. 11 stabilisce che "le ore di ciascun giorno devono essere ripartite tra gli esercizi più atti a sviluppare le facoltà morali, intellettuali e fisiche dei bambini, giusta le indicazioni della più sana pedagogia, senza affaticarne troppo la mente. Devono pure insegnarsi i principi della Religione cristiana e le prime preghiere".

Come si vede l'intento educativo è primario e ben sottolineato.

A proposito dell'accenno all'insegnamento dei "principi della Religione cristiana"(e non cattolica), esso pare poca cosa e per giunta relegato in second'ordine ove si tenga conto della presenza delle Suore. Come d'altra parte può sembrare strano, alla luce della realtà odierna, il fatto che nel Comitato non fosse presente nè il Parroco nè altro religioso.

In realtà, stando ai nomi dei componenti il Comitato, essi rappresentavano la borghesia liberale del tempo. Erano monarchici, filo-governativi; se non anticlericali, certamente laici spinti in senso cavuriano.

In quei tempi la lotta politica era molto serrata e l'opposizione al governo e alla monarchia era rappresentata da una parte dai clericali e dall'altra dai repubblicano-radicali.

Non è escluso che l'iniziativa del Comitato sia stata perseguita con l'intento di sottrarre ai cattolici un loro tradizionale campo d'azione.

A chi volesse trovare nella presenza delle Suore un contrasto con quanto si è appena affermato, sarà opportuno ricordare che altre soluzioni, pur tentate, non erano andate in porto per mancanza di mezzi e che le suore davano quelle garanzie di professionalità ed economicità non riscontrabili con altre soluzioni.

Lo Statuto pare studiato apposta per evitare che l'Amministrazione dell'Asilo potesse sfuggire di mano ai soci fondatori. Questi ultimi, infatti, godevano di particolari "privilegi".

L'art.15 dice che "i soci fondatori si dividono in classe 1^ e classe 2^ e cioè:

a - fondatori di classe 1^ sono quei soci che hanno istituito nell'asilo uno o più posti gratuiti, intitolati al loro nome e perpetui, mediante l'acquisto di L.20 di rendita netta;

b - fondatori di classe 2^ sono quelli che versano nella cassa dell'Istituto una somma non minore di L.100...entro lo spazio di mesi quindici".

Il socio fondatore di 1^ classe poteva inoltre "designare esso il bambino di condizione povera da accogliersi gratuitamente al posto da esso istituito"6.

Vi erano poi dei Soci ordinari che per essere tali dovevano pagare, per cinque anni consecutivi, la somma annua di L.5, dopo di che acquistavano il diritto a votare nell'Assemblea della Società che era dominata dai soci fondatori.

Inoltre il Comitato Direttivo dell'Asilo era composto "da sette membri, dei quali quattro sono eletti dalla Società tra i propri componenti e tre dal Consiglio Comunale". Anche i quattro "Patroni-visitatori" e le quattro "Patrone-visitatrici", venivano scelti all'interno dei Soci.

Non è quindi temerario pensare, come si è fatto, ad un gruppo di persone le quali, al di là dei loro grandi meriti, abbiano agito anche con intenti politici ben precisi.

Per dare un'idea del clima politico che si respirava negli anni in cui prendeva avvio l'iniziativa relativa all'istituzione dell'Asilo, si riportano due lettere del Sottoprefetto di Borgotaro, scritte in occasione delle elezioni Amministrative del 1873.

La prima comunicazione, inviata ai Sindaci dell'Alta Valtaro, è del 12 giugno, vigilia delle elezioni e dice: "...sarebbe deplorevole pel bene del Comune, sarebbe necessario per l'utile generale che l'elezioni cadessero sopra uomini fra i più illuminati, onesti e liberali del Comune, e che l'elemento clericale, retrivo e ostile al Governo Monarchico costituzionale non sortisse dalle urne".

E in una "informazione riservata" al Prefetto di Parma, in data 1 agosto, nel mentre spediva il "prospetto statistico relativo alle elezioni ", lo stesso Sottoprefetto scriveva: "...non vi è stata lotta in nessun comune: le cose sono procedute ovunque regolarmente: è da deplorare che alcuni del partito liberale in Borgotaro si sieno astenuti, ma in ogni caso il Misuracchi Claudio, Clericale, sarebbe sempre stato eletto".

Mons. Carlo Boiardi nel suo diario, sotto la data del 9 maggio 1945, riferendosi all'Asilo annotava: "La faccenda dell'Asilo è per me un rebus, oltre che essere un problema grave...Molti anni fa, una quarantina o più, un gruppo di persone di Borgotaro, mi si disse di tendenza demo-massonica, pensò di istituire un asilo per bambini servendosi allo scopo di locali appartenenti alla Congregazione di Carità che ne perdette l'uso e di offerte da raccogliersi a cura di questo gruppo che si chiamò Comitato per l'Asilo.

Mentre si chiamavano le suore per il governo dell'Asilo, si escludeva di proposito dal Comitato l'Arciprete.

L'Amministrazione rimase, quindi, in mano al Comitato, il quale non aveva da rendere i conti a nessuno.

L'Asilo quindi sorgeva come una specie di monstrum juris, poichè non aveva alcuna fisionomia giuridica, viveva in casa non sua, voleva educare e si serviva per questo delle suore e insieme si escludeva l'Autorità Ecclesiatica; si prefiggeva scopi di beneficenza a vantaggio della parrocchia e si escludeva il parroco. Comunque era un'opera buona e potè fare del bene".

A conferma dei dubbi espressi da Mons. Boiardi va detto che nel luglio del 1898, a sette anni di distanza dall'apertura dell'Asilo, il Comitato, sempre presieduto dal dott. Rufino Mussi, era ancora formato dalle stesse persone.

Soltanto una grave infermità, o la morte, provocheranno, come vedremo, un cambiamento nella composizione del Comitato.

Mancano i verbali relativi al periodo che va dal 1898 al 1918, ma nel verbale del 17 dicembre 1919 si ritrova presente Gasparini Giacomo Luigi, mentre per gli altri si legge: "scusano la loro assenza, perchè ammalati, i signori Mussi cav. Rufino, Presidente e l'Ing. Attilio Varazzani". A ben 28 anni dalla fondazione dell'Asilo, tre dei componenti il primo Comitato risultano ancora in carica!

Nei verbali relativi alle adunanze del 1920 e 1921, si dà atto dell'assenza per malattia dei Sigg. Mussi e Varazzani. Ancora nel verbale relativo all'adunanza del 1922 risulta assente per malattia l'ing.Varazzani e si legge inoltre che "essendo cessato di vivere il Presidente dott. cav. Rufino Mussi, commemorato in principio di seduta dal presidente facente funzioni ed avendo presentato le dimissioni da membro del Consiglio di Amministrazione l'ing. Attilio Varazzani, colpito da grave malattia che lo rende per sempre impossibilitato a partecipare all'amministrazione dell'asilo...il Presidente invita a procedere alle nuove nomine ":

Ciò significa che per oltre trent'anni(1891-1922) il dottor Mussi, l'ing. Varazzani e Gasparini hanno fatto parte del Consiglio.

Oltre tutto queste tre persone erano anche legate da stretti vincoli di parentela. Mussi e Gasparini erano cognati, avendo sposato due sorelle (Marietta e Matilde Conti, figlie dell'avv.Italo, Direttore della locale Cassa di Risparmio), mentre l'ing. Varazzani era cognato della figlia del dott. Mussi(suo fratello Priamo aveva infatti sposato la figlia del Mussi). Non è da escludersi che l'impegno di questi benemeriti sia dovuto alle sollecitazioni delle rispettive consorti, delle quali è testimoniata da parte di persone ancora viventi, la militanza cattolica e l'impegno e la generosità verso i poveri e i bambini bisognosi.

Nella seduta del marzo 1923 veniva nominato Presidente l'unico superstite di quello che fu il primo Comitato: Gasparini Giacomo Luigi. Costui, "prima di chiudere la seduta, con belle parole rievoca la figura simpatica dell'ing.Attilio Varazzani, morto lo scorso febbraio, che assieme ai compianti Cav. Rufino Mussi e Cav. Vittorio Brianti furono i creatori dell'Asilo".

Piano piano spariva un'intera classe politica che aveva ben guidato il nostro comune sul finire del secolo scorso e che con grande lungimiranza aveva fondato un'importante istituzione come quella dell'Asilo Infantile.

Restava ancora Gasparini Giacomo Luigi, Presidente dell'Asilo fino all'anno 1932, allorché presenterà le sue dimissioni dopo aver fatto parte per ben 40 anni del Consiglio.

Al di là delle considerazioni fatte, l'asilo continuava a funzionare e particolare importanza assumeva l'annesso Laboratorio di ricamo e cucito che darà a centinaia di ragazze borgotaresi una qualificata preparazione professionale. In esso si eseguivano molti lavori anche per l'esterno, in special modo corredi per le spose:: una parte dei proventi andava a chi vi lavorava, il resto veniva versato nelle casse dell'Amministrazione e serviva spesso a ridurre il disavanzo.

Ancor oggi, in molte famiglie borghigiane, si conservano gelosamente e si tramandano di madre in figlia autentici capolavori di ricamo e cucito usciti dal Laboratorio delle suore.

Il 9 giugno 1927, in seguito a desiderio espresso da parte del Reverendo Padre Visitatore delle Figlie della Carità, veniva aperta canonicamente la Casa: Scuola Materna di Borgotaro, costituita da:

Suor Celestina (Donicelli Anna)-Suor Servente (superiora);

Suor Caterina (Aluvisetti Annunciata)-per la scuola materna;

Suor Maria (Murelli Maria)-per la scuola materna;

Suor Luisa (Avataneo Anna)-per il laboratorio.

L'apertura della nuova Casa, indipendente da quella dell'Ospedale, della quale fin dall'inizio le suore dell'Asilo avevano fatto parte, testimoniava l'importanza assunta dal nostro Asilo.

Per quanto riguarda la frequenza da parte dei bambini, essa è documentata da foto di gruppo di diverse epoche. Alcune testimoniano la presenza di oltre 100 bambini. Abbiamo invece dati precisi relativi ad alcuni anni: nel 1933-34 gli iscritti erano 123; nel 1934-35:106; nel 1935-36:110; nel 1936-37: 125. Frequenti erano le iscrizioni di bambini dell'età di due anni.

I libri contabili disponibili documentano una situazione economica variegata.

In un "Rendiconto della gestione dall'1/12/1891 al 30/7/1898" veniva presentato un prospetto-riassunto riferito a 7 anni di gestione. Il rendiconto presenta 38.944 lire di entrata e altrettante in uscita e quindi una gestione in perfetta parità.

Non si sono rintracciati altri documenti contabili fino al 1917.

Da tale anno e fino al 1926, i bilanci chiudono sempre con un "residuo attivo". Tra le entrate, diverse voci si riferiscono a somme, anche consistenti, introitate a titolo di "intervento dei bambini a funerali". In tali occasioni i bambini indossavano un'apposita mantellina nera. La presenza di questa lunga doppia fila di bambini era richiesta in special modo dalla famiglie notabili o comunque ricche del Borgo, le quali anche nell'occasione di un funerale cercavano di riaffermare e rendere pubblico il loro rango o la loro potenza finanziaria.

Il consuntivo nel 1927 presentava un'entrata di L.9.132,45 contro una spesa di L.20.950,15, quindi con un "residuo passivo" di L.11.817,70 che da solo superava il totale delle entrate! Dal verbale si apprende che il Comitato "decide di colmare cogli utili che si spera realizzare nei bilanci degli anni venturi e col promuovere una fiera di beneficenza durante l'anno in corso". Infatti nell'esercizio successivo, a fronte di L.16.562 lire di entrata (L.3.764 versate dal Laboratorio e 3.511 come "Ricavato netto dalla Fiera di Beneficenza"), si aveva una spesa di sole L.8.623 cosicchè il passivo si riduceva a L.3.879.

Da tale anno, e fino al 1937, il bilancio presenterà sempre un residuo passivo nonostante che le suore stesse offrissero, ogni anno, la somma corrispondente agli interessi che loro competevano per titoli di loro proprietà.

Il conto consuntivo del 1937 presentava un residuo attivo di L.313,76 grazie, tuttavia, ad una "somma messa a disposizione dal Consiglio di Amministrazione" pari a L.1.681,40.

Praticamente i membri del Consiglio, per pareggiare il conto, pagavano spesso di tasca propria.

I bilanci si conservavano in attivo fino al 1941, anno in cui si ritornava ad un "residuo passivo" di L. 2.955,99.

Nell'anno seguente, poi, ormai in pieno periodo bellico, si aveva un passivo record di L.29.705,90.

Nel frattempo molte cose erano mutate anche nella composizione del Consiglio di Amministrazione.

Scriveva Mons. Boiardi nel suo diario, sotto la data del 10 maggio 1944, riferendosi all'Asilo: "...in seguito venne chiesta la collaborazione di Don Giuseppe Beccarelli, Parroco di San Martino, come Segretario: questi adagio adagio si introdusse nell'Amministrazione e la concentrò nelle sue mani. Cosicché, in seguito alla morte di un membro del Comitato, veniva proposta la nomina di lui, ma questi allora pose come condizione alla sua accettazione, la nomina a membro nel Comitato anche dell'Arciprete Monsignor Squeri.

In un primo momento sembrò che questa condizione non fosse accettata; in seguito poi si accettò; così anche l'Arciprete "qua talis" entrò a far parte dell'Amministrazione o meglio del Comitato: poichè di fatto chi finora ha amministrato in modo indisturbato ha continuato ad essere don Beccarelli. Anche in occasione della visita all'Asilo di oggi non si parlò affatto della parte amministrativa".

Le parole di Mons.Boiardi hanno un preciso riscontro nei verbali: infatti nel 1919 troviamo Mons.Squeri, Cesare Baruffati, Suor Anna Donicelli, oltre don Beccarelli, nella Commissione Amministrativa.

Nel 1924, a significare una svolta decisiva nell'indirizzo politico della Commissione, questa era così composta:

Gasparini Giacomo Luigi Presidente

Mons.Giovanni Squeri Membro

Marchini dott. Francesco Membro

Donicelli Suor Anna Membro

Ceccarelli Giuseppe Membro

Terroni Luigi Membro

Beccarelli don Giuseppe Membro.

Mons. Boiardi non manca di meravigliarsi anche su altri aspetti del funzionamento dell'Asilo e scrive:"Un altro aspetto poco chiaro riguardò la sede. Questa non soltanto non è adatta, non è degna e conveniente per l'importanza di Borgotaro e delle opere che dovrebbero farvi capo, ma continua ad essere di proposito della Congregazione della Carità7 (almeno così mi è assicurato); eppure si è continuato fino ad ora a farvi delle costruzioni, modifiche ecc., come se si trattasse di cosa propria".

Nel 1932, allorché il Presidente Gasparini "nonostante le pressioni fatte", si dimetterà, a sostituirlo nella presidenza verrà chiamato il Conte Carlo Albertoni Picenardi, quasi a salvaguardare una presenza laica in un Comitato ormai di chiara ispirazione cattolica.

A partire dal 1927, nei verbali relativi alle riunioni della Commissione, risulta spesso assente, per malattia, Suor Anna Donicelli, superiora dell'Asilo.

Era nata nel 1867 e per prima, nel lontano 1891, aveva preso cura dei piccoli borgotaresi. Apprendiamo dal verbale del 1934 che "il Presidente invita a voler procedere alla nomina di un membro del Consiglio in sostituzione di Suor Donicelli defunta". Era deceduta l'anno prima ed era quindi stata tra noi quarantadue anni di seguito.

Ad unanimità veniva eletto, a sostituirla, il dott.Lazzaro Cantù.

Nell'ottobre del 1934, arrivava Suor Luisa Borgna, nuova Superiora che rimarrà alla guida dell'Asilo per oltre vent'anni, fino alla sua morte avvenuta il 22 ottobre 1956. Nel 1942 giungevano a Borgotaro le Suore Gianelline. Il loro arrivo solleverà, senza che lo volessero, non pochi problemi in relazione all'apertura di un Asilo per i bisogni dei bambini del quartiere di San Rocco.

Facciamo ancora una volta ricorso al diario di Mons. Boiardi che in quella occasione visse personalmente, e non attraverso la testimonianza di altri, la vicenda.

Scriveva:" Anche nella zona di San Rocco si rendeva necessario un Asilo. Se ne vedeva l'urgenza ma non si provvedeva, nè era facile provvedervi. Ma verso la fine del 1942 venne da La Spezia un gruppo di Suore Gianelline, costrette a sfollare a causa dei bombardamenti, invitate a recarsi a Borgotaro per fondarvi un Asilo a San Rocco, da parte di una signorina(non so chi sia), la quale dava loro le assicurazioni più ampie.

Pare che il povero Arciprete5 se ne mostrasse contento; non così invece l'Amm.ne dell'Asilo, la quale per mezzo di Don Beccarelli ottenne in uso dalla ditta Milanese e Azzi di Casale Monferrato, alcuni locali che vennero alla meglio adibiti allo scopo e affidati alle medesime suore dell'Asilo di Borgotaro.

Le Suore Gianelline si videro offese e presero un po' l'atteggiamento delle vittime, specialmente per essere sfollate, per poter svolgere il loro apostolato. La gente prese parte alla loro controversia e purtroppo per lungo tempo vi fu un pettegolare per nulla edificante... L'Amm.ne dell'Asilo precipitò le cose e l'aver in tutta fretta risolto un problema che da anni si agitava diede l'impressione di agire per ripicco anzichè per intima convinzione. Inoltre l'aver adibito ad uso Asilo i locali di un capannone costò molto, pare 60.000 lire; e si rinnovò, secondo me, l'errore di prima, cioè quello di aver speso dei denari in locali che non sono propri. Per tutto questo non riesco a capire questo rebus che è l'asilo, e la posizione del Parroco in esso". E a conclusione scriveva: "Ora(1944) all'asilo di San Rocco vanno due suore dell'asilo del paese, mentre le Gianelline hanno aperto un doposcuola abbastanza frequentato". Tutto trova regolare riscontro nei verbali di Consiglio di Amm.ne, infatti in quello del 15 maggio 1943 si legge che "per provvedere alla assistenza di tanti bambini abitanti nel sobborgo di San Rocco si decide di accettare un capannone in cemento armato offerto gentilmente dalla Ditta MIlanese e Azzi da sistemarsi ad uso asilo e si incarica il Presidente di provvedere alle non indifferenti spese".

Nel verbale del maggio 1944, come membro, in seguito alla morte di Mons.Squeri(1943), compare per la prima volta Mons.Boiardi.

Nella seduta viene data notizia che "dall'agosto dello scorso anno" si è aperta una sezione dell'Asilo in San Rocco.

Il conto consuntivo risente di tale iniziativa e infatti si chiude con un disavanzo di 29.705 lire.

Gli avvenimenti bellici intanto incalzavano e in quel periodo Borgotaro subiva oltre 40 incursioni aeree e diversi rastrellamenti con gravi perdite anche tra la popolazione civile.

Le suore dell'Asilo saranno costrette a sfollare nella frazione di Gotra di Albareto, dove continueranno la loro attività con bambini presenti nella zona.

Alla fine della guerra l'Asilo riprendeva la sua attività a Borgotaro, mentre a San Rocco l'esperimento si concludeva con il dicembre del 1945.

Nel 1946, Mons.Giuseppe Nestori subentrava a Mons.Boiardi nominato vescovo di Massa.

Il consuntivo del 1946 presentava un passivo di L.11.684, nonostante la generosa offerta di L. 47.000 da parte del Comitato di Liberazione Nazionale.

Non miglioravano le cose l'anno seguente ed il passivo saliva a L. 93.377,05, superiore al totale delle entrate (L. 93.133,50).

Nel 1948 il deficit raggiungeva le 210.987 lire, mentre nel 1953 la gestione si chiudeva con un attivo di 84.523 lire. Tra le entrate, a partire dal 1951, non si trova più la voce relativa alla partecipazione dei bambini ai funerali.

Intanto, nel 1951, moriva Mons. Nestori sostituito, l'anno seguente, da Mons. Francesco Corsini.

La situazione complessiva dell'Asilo, non solo finanziaria, ma anche giurudico-istituzionale, dovette preoccupare non poco il nuovo arciprete, il quale si rese subito conto della urgente necessità di costruire un nuovo Asilo al posto di quello esistente, cadente, antigienico, somigliante più ad una casa di pena che non ad un luogo idoneo ad ospitare dei bambini.

In un verbale redatto in data 27 agosto 1954 che reca, significativamente, il N.1 quasi a voler chiudere con il passato, si può leggere che "si sono riuniti i Sigg. Marchini Camia Dott. Francesco, Ferrari dott. Giuseppe, Terroni ing. Luigi, Suor Luisa Borgna e Nigito dott. Angelo allo scopo di costituire un Comitato provvisorio per lo studio dei problemi inerenti alla costruzione dell'Asilo. A far parte del Comitato sono invitati anche i Sigg. Terroni Luigi, Albertoni Conte Carlo, Benetti Matilde. Dopo uno scambio di idee il Comitato ha deciso di riunirsi su invito di Mons. Corsini".

E' l'atto di nascita di quello che sarà il Comitato per il nuovo Asilo.

Il 12 settembre dello stesso anno nuovamente si riunivano, infatti, le persone prima ricordate, ad esclusione del Conte Albertoni che aveva chiesto di essere esonerato, e si "costituivano in Comitato-Promotore per la erigenda Casa del Fanciullo, e nel contempo in Comitato di Amm.ne dell'attuale Asilo Infantile e della Colonia Marina, istituzioni tutte dipendenti dalla Casa del Fanciullo".

Nel corso della riunione si nominava, come Presidente, il Dott. Angelo Nigito e come segretario la signorina Matilde Benetti.

Era un taglio netto con il passato e si ripartiva da zero, con grandi progetti.

Il 30 settembre 1954 veniva sottoscritto un "Verbale di consegna" nel quale si prendeva atto della contabilità relativa alla vecchia gestione dal 1951 al 1953, con la consegna da parte del Sig. Bracchi Leandro, nipote di Don Beccarelli, di L. 180.290 in liquidi e L. 42.000 in titoli di stato.

Intanto il Comitato procedeva alacremente, ed in breve tempo fu in grado di prospettare alla Comunità i propri progetti.

Scriveva Mons. Corsini nel 1955 su "La mia Parrocchia": "A dieci anni di distanza dalla fine della guerra, il problema della Scuola Materna di Borgotaro, non ammette più proroghe e differimenti.

Sapete in quali angusti e infelici locali sono ancora ospitati i bimbi di Borgotaro. Non deploreremo mai abbastanza, quindi, l'aver rinviato fino ad adesso la impostazione di questo importantissimo problema. E' infatti un anacronismo che oggi che tanto si parla di popolo e di benessere del popolo, nulla si sia fatto, nè pensato ancora per i figli di questo popolo. Ed è anche deplorevole che Borgotaro, che in tante iniziative è all'avanguardia, per quel che riguarda invece il settore infantile e giovanile, sta dietro al più retrogrado Comune della Provincia".

Parole dure, di chiara denuncia, alle quali facevano però seguito dichiarazioni d'impegno.

Continuava infatti: "Il Comitato ritiene di venire incontro alle necessità non solo presenti, ma anche future della Scuola materna, dando luogo ad una o più costruzioni, secondo il parere dei tecnici, con ampi giardini tali da conferire un'accoglienza veramente gradita...Siamo sicuri che quanti sono pensosi della bellezza della nostra cittadina e del benessere fisico e morale dei nostri fanciulli, si affiancheranno entusiasticamente al nostro Comitato per aiutarlo a superare le difficoltà di ordine burocratico e finanziario che si frapporranno alla definitiva soluzione del grandioso problema".

Che si trattasse di un "grandioso problema" non v'era dubbio: bastava pensare all'impegno finanziario, ma anche ad altri problemi, tra l'altro tutti legati in modo tale che la mancata soluzione di uno, impediva la soluzione degli altri.

Inizialmente, in fase d'impostazione, il problema più importante fu quello della scelta dell'area su cui sarebbe dovuto sorgere il nuovo edificio.

Scartata l'idea di costruire fuori del centro storico, anche per gli alti costi delle aree, si pensò di ottenere gratuitamente dall'Amm.ne Comunale l'area sulla quale si trovava il vecchio castello, ormai abbandonato, disabitato, pericolante e semidemolito per via che negli anni precedenti si era deciso di costruirvi il palazzo comunale: se ne era iniziata la demolizione, poi la guerra, con i suoi costi, aveva impedito la possibilità di ottenere finanziamenti.

Sempre su "La mia Parrocchia", Mons. Corsini, in risposta ad un intervistatore che gli faceva presente che nell'area dell'ex castello avrebbe dovuto sorgere il nuovo palazzo comunale, così rispondeva: "Qualcuno ha forse ventilato quest'idea, ma noi riteniamo che ciò non sia nei desideri della popolazione. Il palazzo comunale ha la sua sede, diciamo così, naturale e sta effettivamente bene in piazza Manara". Aggiungeva poi, con un pizzico di demagogia: "D'altra parte trasportare la sede comunale al posto dell'ex castello non risolverebbe l'assetto edilizio globale di quell'ala della città. Quella zona deve essere liberata da tante brutture e deve essere restituita al sole e al verde delle piante e dei fiori, deve costituire, in una parola, la "Casa del Fanciullo".

E così terminava: "Riteniamo che l'idea del Comitato non possa trovare ostacoli nell'Amm.ne Comunale, che verrà anzi sollevata da una grave responsabilità oltre che da un imponente onere...Siamo sicuri che quanti sono pensosi della bellezza della nostra cittadina e del benessere fisico e morale dei nostri fanciulli, si affiancheranno entusiasticamente al Comitato...E primi fra gli altri gli Amm.ri del Comune, presenti e futuri, senza distinzioni di colori e di partiti".

A quei tempi la contrapposizione politica era dura. Cattolici e comunisti erano in continuo contrasto. Il paese era diviso. Mons. Corsini sapeva di muoversi su di una polveriera. Ai più intimi diceva:" Tutti: bianchi, rossi, neri hanno figli da mandare all'Asilo. Ci penseranno le mamme a convincere i mariti".

Non tutti, anche all'interno del mondo cattolico, erano d'accordo su questa soluzione. Si formò, così, in paese un gruppo d'opinione fortemente contrario alla cessione dell'area del castello, e favorevole invece all'acquisizione da parte del Comune di un' area, fuori del centro storico, più idonea ad un asilo che non quella prescelta che si prestava invece per riprendere il discorso della nuova sede municipale.

Oggi si potrebbe, forse, parlare di lungimiranza da parte di questi oppositori, anche se finì per prevalere su ogni altra considerazione, quella che prevedeva per il Comune la minore spesa.

Mons. Corsini, attraverso il giornale parrocchiale, continuava a premere. Nel numero di luglio, in prima pagina, venne addirittura pubblicata la foto del "bozzetto della Casa del Fanciullo", opera del sig. Aldo Tagliavini. In esso si prevedeva di costruire l'Asilo in linea con la facciata della chiesa.

Sapendo poi che si stava avvicinando il momento in cui il Consiglio Comunale sarebbe stato chiamato a votare sulla cessione o meno dell'area ex castello, Mons. Corsini, nel numero di settembre, scriveva: "Il Comitato sente il dovere ed anche il diritto di fare appello all'Amm.ne Comunale perché interprete fedele dei sentimenti della cittadinanza, voglia dare tangibilmente il suo appoggio all'iniziativa. Senza differenze politiche, quindi, ma come degni cittadini, pensosi del bene dell'infanzia e della città, tutti uguali. Tutta la cittadinanza Vi guarda, onorevoli Amministratori..."

Questo fu l'ultimo intervento perché nei sette numeri successivi del giornale(nel frattempo diventato "La Voce del Taro"), della Casa del Fanciullo non si parlò più.

Probabilmente Mons. Corsini si era spinto un po' troppo avanti e il clima era tutt'altro che favorevole ad una trattativa tra le forze politiche nell'imminenza ormai della decisione finale. Ma la stragrande maggioranza della popolazione era ormai con lui e ciò lo si poteva anche dedurre dalle numerose e consistenti offerte che giungevano al Comitato e che venivano puntualmente pubblicate sul giornale.

Il 5 febbraio 1956, ebbe luogo la riunione del Consiglio Comunale.

Nel numero di febbraio della "Voce del Taro", sotto il titolo "Unanimità" veniva pubblicato un resoconto della seduta che così esordiva: "Gli annali di Borgovalditaro registreranno certamente con rilievo l'avvenimento del 5 febbraio 1956. Avvenimento di grande importanza che dimostra come i Borgotaresi abbiano, finalmente e lodevolmente, trovato la massima concordia di spiriti e unanimità di propositi per un'opera che tutti deve veramente affratellare, senza distinzione di classi e di partiti". Riferendosi, poi, alla votazione, così concludeva: "Il momento è stato solenne. Tutti gli occhi erano fissi nell'emiciclo occupato dai Consiglieri Comunali.

Le mani dei Consiglieri si sono alzate quasi contemporaneamente, tutte!

Viene proclamato il risultato: unanimità".

Mons. Corsini aveva vinto la sua battaglia: il Consiglio Comunale aveva infatti deciso di cedere al Comitato Promotore della costruenda Casa del Fanciullo l'area risultante dall'abbattuto castello e "quella attigua del macello, appena sarà liberata".

Legato a tutto questo, stava infatti un altro grosso scoglio: il lato nord del castello era adibito a Macello Comunale, altra struttura superata, antigienica, ma della quale non si poteva fare a meno. Non era quindi possibile, al Comune, cedere l'area, tanto meno demolire il castello senza prima aver costruito il nuovo macello. Come si può vedere i problemi non erano pochi, né di facile soluzione, senza poi considerare quello relativo al reperimento dei fondi necessari al compimento dell'opera.

Ci vollero veramente tutta la fede, la pazienza, il coraggio, la tenacia di Mons. Corsini e dell'intero Comitato per perseverare nella loro idea di dare una Scuola Materna, degna di tal nome, alla nostra cittadina.

Fortunatamente in quegli anni si rinnovò lo slancio generoso con il quale i Borghigiani, già nel secolo scorso, avevano contribuito alla istituzione dell'Asilo.

Scriveva Mons. Corsini: "Il finanziamento dovrebbe essere coperto con spontanee e generose offerte dei Borgotaresi tutti, nativi e d'elezione, in patria e all'estero, ricchi e poveri, ognuno secondo le proprie possibilità".

Il Comitato busserà a tutte le porte sicuro del plebiscitario consenso di tutta la cittadinanza.

E così fu: il paese si attivò tutt' intero, conscio dell'enorme importanza dell'opera.

Nel 1956, le due case delle suore di Borgotaro: Ospedale e Scuola Materna, passavano sotto la giurisdizione della Provincia di Siena.

Il 22 ottobre dello stesso anno, decedeva suor Luigia Borgna, Superiora dell'Asilo fin dal lontano 1934. In ottobre era arrivata, in ottobre lasciava definitivamente Borgotaro.

Su "La voce del Taro" del novembre dello stesso anno, in un articolo dedicato alla ricorrenza dei Defunti si legge: "A nessuno, neppure al visitatore più frettoloso è sfuggito un particolare assembramento di gente, di mamme con i loro bimbi, chini in preghiera davanti ad una tomba appena chiusa. Su essa solo un cartello, una fotografia, una scritta: Suor Luigia Borgna, la buona superiora del nostro Asilo".

Lo stesso Mons. Boiardi, allora Vescovo di Massa, scriveva alle consorelle della defunta: "Scompare con essa una delle persone a cui debbo tanta riconoscenza per l'appoggio e l'incoraggiamento che essa instancabilmente accordò in ogni attività del ministero pastorale nei tempi difficili in cui fui Arciprete a Borgotaro.

Ma scompare una persona a cui soprattutto infinita gratitudine deve la parrocchia di Borgotaro. Non solo per i molti anni durante i quali ha diretto codesto Asilo...ma per l'instancabilità con cui ha diretto le innumerevoli iniziative svoltesi nell'Asilo e nella Parrocchia.

Penso alle molte generazioni di bambini e specialmente di fanciulle che passarono tanta parte della loro infanzia e fanciullezza nelle aule dell'Asilo; penso alle giovani e alle donne che nell'Asilo trovarono sempre ospitalità cordiale, affettuosa e consiglio e conforto e assistenza; penso ai tanti poveri che ebbero nell'Asilo la possibilità di sfamarsi e di ripararsi; penso alle centinaia di ragazzi e di bambine che qui a Marina di Massa ebbero nella Superiora la loro seconda mamma.

Non era mai stanca, non era mai impaziente, non era mai assente per nulla e per nessuno. Conosceva tutte le famiglie; spesso ne conosceva i segreti tormenti, le celate sofferenze di mamme e di figliole; e tutto custodiva nella discrezione della sua prudenza e nella tenerezza del suo cuore buono".

A sostituire Suor Borgna, come Superiora, venne promossa Suor Teresa( Maria Beltrame 1912-1994). Era giunta tra noi nel 1937 e vi rimarrà per 33 anni, fino al 1970. Venne poi trasferita a Serravezza in Versilia e da là ad altre sedi. Pur restando lontana dal Borgo per 24 anni, e cioè fino al 1994, data del suo decesso, volle essere sepolta a Borgotaro, accanto alla gente da lei profondamente amata. Può, senza alcun dubbio, essere considerata la "cappellona" che più di ogni altra ha lasciato un segno tra noi.

Di lei, nel corso del funerale, il Sindaco Pier Luigi Ferrari ha detto:"...trentatré anni di servizio religioso profuso per questa e in questa Comunità, nella autenticità dello spirito vincenziano, è la fulgida testimonianza di incommensurabile affetto nutrito da Suor Teresa per Borgotaro. L'opera quotidianamente svolta fuori dalle mura dell'Asilo, oltre le attività parrocchiali, era improntata al soccorso verso le persone sole, malate, alle quali portava la sua giovialità e il suo contagioso entusiasmo".

Nel 1957, con atto dott. Marco Micheli, si costituiva "una Fondazione denominata Casa del Fanciullo - Madonna del Carmine allo scopo di educare, assistere moralmente e materialmente l'infanzia e la gioventù di Borgotaro". (art. 1 dello Statuto).

Nel 1960 la Fondazione veniva eretta in Ente Morale.

Il 12 luglio 1963 Mons. Umberto Malchiodi, Vescovo di Piacenza, partecipava alla posa della prima pietra della " Casa del Fanciullo" e nel luglio del 1965 veniva inaugurato il primo lotto dei lavori. Nel 1970 veniva collaudata l'intera opera.

La Scuola Materna di Borgotaro aveva finalmente una sede nuova e dignitosa. Il resto è cronaca dei nostri giorni.

La funzione dell'Asilo, specialmente negli anni passati, non si limitò alle pur importanti attività rivolte ai bambini dai 2 ai 5 anni. In realtà l'asilo di Borgotaro, grazie alla fantasia, all'opera, alla volontà delle suore, divenne centro di tante attività, tutte rivolte al miglioramento morale e culturale di grandi e piccoli.

Il laboratorio, al quale già si è fatto cenno, sotto la guida di validissime suore, ancor oggi ricordate, fu veramente palestra per tantissime giovani che vi impararono cucito, taglio, ricamo e rammendo. Nella già ricordata relazione annuale per il 1895 il Presidente del Tribunale di Borgotaro, parlando del fenomeno della disoccupazione tra noi, non può fare a meno di ricordare che, " Non manca è vero, in questo capoluogo un modesto laboratorio femminile diretto dalle Suore della Carità con quell'amore operoso pel bene che sempre e tanto le distingue, ma esso non può certo risolvere che in minima parte il problema della disoccupazione sotto il duplice aspetto morale ed economico".

Così l'asilo fu occasione per molti di cimentarsi nella formativa attività della recitazione. In ogni occasione le suore sapevano organizzare recite, accademie, operette che davano sicurezza e spigliatezza a quanti, ed erano molti, vi prendevano parte attiva.

Presso l'asilo funzionava anche una consistente biblioteca ricca di volumi adatti alle giovani e alle donne. Ogni domenica, giornata in cui si ritiravano e riconsegnavano le opere, centinaia di persone vi accedevano.

In anni in cui assai difficile, quasi impossibile, era l'acquisto di un libro, l'Asilo svolse, in questo settore, un'opera altamente culturale e formativa avviando e abituando ad una buona e sana lettura, centinaia di donne.

L' Asilo fu anche sede, non solo fisica, di tante associazioni religiose, maschili e femminili, di grandi e piccoli.

Nell'immediato dopoguerra, allorché, grazie alla generosità di Mons. Corsini, la nostra Comunità potè usufruire della Colonia di Marina di Massa, furono le suore, sempre disponibili, ad addossarsi il compito di organizzare turni, assistenza, viaggi.

Spesso anche a reperire fondi e alimenti, quando i conti non tornavano. Fu l'occasione, per molti borgotaresi, di vedere per la prima volta il mare e di godere dei benefici di un tale soggiorno in epoche in cui il rachitismo era assai esteso.

In anni passati l'Asilo non solo sfamò molti bambini bisognosi che pur non potendo pagare la retta, venivano accettati, ma anche accolse i poveri, quelli adulti, che un tempo numerosi girovagavano per le vie del Borgo in cerca di elemosina. A mezzogiorno, anche per loro, c'era una ciotola di minestra. Tutto questo va ascritto a merito esclusivo delle suore "dalla cornetta", alle quali i Borgotaresi sempre furono, e tuttora sono, affettuosamente legati. Ne è riprova la dedicazione alle Suore della Carità del piazzale che sta davanti all'Ospedale Santa Maria e la Medaglia d'Oro loro conferita dall'Amm.ne Comunale di Borgotaro nel 1985.

Non v'è, forse, modo migliore di concludere che riportare le parole espresse, in quell'occasione, da Nino Timossi.

"Cent'anni di ininterrotta presenza caratterizzata da quotidiana disponibilità a lenire il pianto di un bimbo, a sobbarcarsi la non piccola fatica di indurlo al gioco, di sorvegliarne la incolumità; una schiera immensa di fanciulli cui avete atteso con sincero amore, con grande capacità pedagogica, in voi realizzatasi quale conseguenza della vostra scelta di vita, voi che avete fatto vostro il versetto biblico: "Insegna al fanciullo la via da tenere: anche da vecchio non se ne allontanerà".

La presenza a Borgotaro delle Figlie della Carità, ha senza dubbio favorito numerose vocazioni di giovani ragazze che, dietro il loro esempio, hanno anch'esse scelto la via dell'impegno monastico.

Ecco un elenco(aggiornato all'anno 1992) di suore originarie di Borgotaro:

Appartenenti alla Provincia Religiosa di Torino:

Suor Villa Giovanna, nata il 20 agosto 1908, entrata in Comunità il 27 novembre 1927, attualmente presso l'Istituto "Sr.Ferrari"-Menaggio(Como)

Suor Spagnoli Maria, nata il 5 dicembre 1907, entrata in Comunità il 19 luglio 1931, attualmente presso la Casa Provinciale di Torino

Suor Ferrari Luigia, nata il 20 novembre 1916, entrata in Comunità il 19 luglio 1940, attualmente presso Ospedale Militare-Milano

Ghezzi Luisa (Suor Letizia), nata il 17 marzo 1924, entrata in comunità il 27 settembre 1942, attualmente presso Centro Vincenziano-Milano

Suor Brugnoli Natalina, nata il 24 dicembre 1909, entrata in Comunità l' 8 dicembre 1933,deceduta il 7 maggio 1991 presso la Casa Santa Luisa-Pallanza(Novara)

Appartenenti alla Provincia Religiosa SIENA

Suor Mariani Giuseppina, nata il 30 gennaio 1913, entrata in Comunità l' 8 dicembre 1933

Suor Pattoneri Linda, nata il 2 maggio 1910, entrata in Comunità il 2 luglio 1935

Suor Previ Rosa, nata il 1 marzo 1916, entrata in comunità il 31 maggio 1941

Suor Bracchi Lina, nata il 12 gennaio 1922, entrata in Comunità il 1 maggio 1942

Suor Gasparini Isolina, nata il 5 dicembre 1916, entrata in Comunità il 25 dicembre 1943

Suor Berni Emilia nata il 28 maggio 1928, entrata in Comunbtà il 15 marzo 1950

Appartenenti alla Provincia Religiosa di Cagliari

Suor Castagnoli Domenica, nata l'11 gennaio 1907, entrata in Comunità il 27 novembre 1930

Suor Fontana Clementina, nata il 30 ottobre 1910, entrata in Coumintà il 2 febbraio 1933

Suor Lavacchielli Giulia, nata il 23 febbraio 1912, entrata in Comunità il 1° novenbre 1936

Appartenenti alla Provincia Religiosa di Roma

Suor Tirusghi Ida, nata il 18 gennaio 1926, entrata in Comunità il 27 novembre 1946.

Il primo gennaio 1995, dopo 107 anni di ininterrotta presenza silenziosa, ma operosa, è stata chiusa la Casa delle Suore della Carità di Borgotaro.

Chi sa leggere, da buon cristiano, i segni dei tempi, non può guardare se non con grande preoccupazione agli anni futuri.

 

N O T E

1-Domenico Manara(1747-1813), abate, lasciò tutti i suoi beni a favore dei "poveri, miserabili e indigenti di questa Valle di Borgotaro"

2 - Mussi dott. Rufino, personaggio di spicco della Borgotaro di fine secolo. Fu sindaco di Borgotaro. Nel 1881, in occasione dell'inchiesta promossa dal Senato sulle condizioni della classe agricola, stese un'importante e corposa monografia dal titolo: "Sulle condizioni agrarie del Circondario di Borgotaro", che venne stampato tra gli Atti della Giunta del Senato.

3 - Brianti cav. Vittorio, era il Segretario Comunale del tempo.

4 - La Giunta era così composta: Mussi dott. Rufino - Sindaco; Assessori: De Martini magg. Giustino, Conti avv. Antonio, Boveri Alberto.

5 - Si può facilmente presumere come la possibilità di designare il nome del bambino "di condizione povera da accogliersi gratuitamente" possa aver creato situazioni di clientelismo e comunque di sottomissione.

6 - Così si chiamava l'Opera Pia Manara, in quel periodo.

(Il volume è corredato da numerose foto di gruppo che per ora non sono in grado di mettere in rete. )

 

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Autore creata ultima modifica
Giacomo Bernardi 18/4/04 2/5/08