7 luglio, venerdì

La famiglia Sabini, originaria di Valmozzola, durante il periodo di guerra si è trasferita a Pellegrino. Dove, in località            , conduce un podere.

Avevano forse pensato di trovare un posto più sicuro, lontano dalla linea ferroviaria e da presidi tedeschi importanti come quelli di Berceto e Borgotaro.

Ma il luglio 1944 e la ferocia nazi-fascista non risparmiano nessun luogo, anche il più impervio ed isolato. Nessuno può sentirsi al sicuro.

Da qualche giorno, un gruppo di tedeschi staziona nei pressi di Pellegrino. Rubacchiano qua e là, pretendono di essere serviti, ma tutto sommato la loro presenza costringe soltanto uomini e giovani a trovare riparo nei boschi dei dintorni.

Quel giorno, di buon mattino, un gruppo di tedeschi sta bivaccando nel cortile della fattoria dei Sabini. Hanno chiesto pane, vino, salumi ed altro. Sono stati serviti come da loro richiesta. Costante Sabini (14), 72 anni, e suo figlio Giovanni Sabini (15), di anni 36, sono presenti. Hanno preferito restare presso la loro abitazione, anziché fuggire.

Mentre i tedeschi stanno mangiando, arriva un gruppo di partigiani. Ne nasce uno scontro a fuoco così descritto dalla signora Sabini :

Verso le 9 del 7 luglio giunse nel cortile di casa nostra un gruppo di partigiani che, scorgendo i Tedeschi all’interno intenti a far colazione, iniziarono una rapida sparatoria. Ad un certo punto gli assalitori lanciarono dentro una bomba a mano che ferì leggermente Costante. Intanto dal Castello, sede del Comando tedesco, si osservava la scena coi binocoli e si spararono alcune raffiche di mitragliatrice. Purtroppo vennero uccisi tre dei loro.

Accecati dalla rabbia corsero verso di noi in una cinquantina catturando Costante e Giovanni. Quando li scorgemmo da lontano arrivare, noi ci disperdemmo tra i boschi mentre loro due, convinti di non aver nulla da temere, preferirono rimanere in casa. Subito vennero picchiati a sangue ed abbandonati al suolo quasi morti. Vennero poi trascinati a Pellegrino ove furono medicati prima di prendere la via di Salso.

Quando furono sulla provinciale, nei pressi del cimitero, i Tedeschi li impiccarono per i piedi ai pali della luce. Così appesi li mitragliarono: Giovanni morì quasi subito, mentre Costante sopravvisse fino alle sedici tra sofferenze indicibili, imprecando contro i Tedeschi per ciò che avevano fatto al figlio. L’ordine era che nessuno li toccasse per tre giorni, per cui neppure noi famigliari potemmo avvicinarci ed anzi venimmo minacciati di morte qualora avessimo tentato di portare via i corpi. Prima della scadenza fissata però don Luigi, il Parroco del Varone, li fece prendere e seppellire nel vicino cimitero”.

(pagina da rivedere e completare)

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