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2 luglio 1944, domenica La prima feroce reazione dei tedeschi si scatena, all’inizio, verso la popolazione bercetese. Troppo recente e bruciante è lo smacco subito nella battaglia della Manubiola. E’ un’onta che va lavata, anche col sangue, se occorre. Così il mese di luglio si apre sotto cattivi presagi, che ben presto lasciano il posto ad una tragica realtà. E’ una dolce domenica di luglio, a Berceto e dintorni si sta ancora commentando quanto accaduto il venerdì e si teme che qualcosa di brutto possa nuovamente accadere: nuovi e più severi coprifuoco, nuovi scontri tra partigiani e tedeschi, rappresaglie… Quella mattina, un forte contingente di truppe tedesche e fasciste proveniente dalla bassa, marcia in direzione del Passo della Cisa. L’inattesa audacia dimostrata dalle brigate partigiane preoccupa non poco quei reparti che avanzano sparando all’impazzata, ovunque vedano un piccolo movimento. Nessuno può muoversi, fuggire. Le case lungo la strada vengono violate, svuotate d’ogni cosa potesse rendersi utile, frugate in modo inverosimile. Addirittura quando incontrano soffitti in legno, i rastrellatori penetrano con le loro baionette all’interno delle fessure per trafiggere e scoprire le persone nascoste. *** Francesco Biolzi (9), d’anni 30, invalido per la mancanza di un braccio, abita a Fugazzolo, ma è il custode di un podere che si trova più a monte, in località La Vecchia, dove ogni tanto si reca per controllare il lavoro di alcuni pastori. Quel giorno, si trova lì in compagnia di due pastori toscani, Francesco Bonotti (10) e Giovanni Delfreo (11), quando vede arrivare un gruppo di nazi-fascisti. Lo incolpano di aver dato rifugio ai partigiani della zona. Invano si difende dicendo che forse qualche partigiano può essersi fermato, ma senza la sua autorizzazione e comunque a sua insaputa. Viene catturato insieme ai due pastori, quindi, mani legate dietro la schiena per questi due e una legatura speciale per il Biolzi, i tre sono obbligati a seguire i militari fino al Passo della Cisa, dove vengono fucilati al margine della strada e gettati nel boschetto sottostante. *** Giacomo Janelli (12), d’anni 78, abita a Fugazzolo (Berceto) con la moglie e il figlio Beniamino Janelli (13), di 19 anni. Quel giorno il figlio non si trova a casa perché a causa degli ultimi avvenimenti gli è stato consigliato, vista anche la sua età, di allontanarsi dalla casa. I tedeschi entrano nell’abitazione della famiglia Janelli e chiedono a Giacomo notizie del figlio. Vogliono sapere perché non è presente. Gli anziani genitori rispondono che il figlio è via per lavoro. I tedeschi non si accontentano della risposta e minacciano i due: - O il figlio si presenta o pagherà il padre per lui!” Il figlio, avvertito, rientra per salvare il padre. I tedeschi, a questo punto, catturano padre e figlio e si allontanano dirigendosi verso Berceto. Arrivati al ponte che scavalca il rio i due vengono fucilati e abbandonati sulla strada. Secondo alcuni testimoni il figlio, visto che il suo ritorno non era servito a salvare il padre, tenta la fuga. Viene atterrato da una raffica e subito dopo anche il padre viene fucilato.
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